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Virginia Raggi e la truffa al Campidoglio con il nichel

nichel campidoglio

Una truffa in Campidoglio inguaia il bilancio di Virginia Raggi. La storia, raccontata oggi dal Messaggero, riguarda un tronchetto di nichel, un filo sottilissimo che srotolato supererebbe i 200 chilometri, spacciato per «materiale preziosissimo» e rifilato all’amministrazione della Capitale nel 2011, al posto del cash, per ripagare un vecchio credito. Allo scopo di sorvegliarlo in questi anni il Comune ha speso 200mila euro e di recente la Giunta Raggi ha anche rinnovato il contratto per la custodia fino al 2021 per altri 57mila euro.

La truffa al Campidoglio con il nichel

Ma il valore per cui era iscritto a bilancio, ovvero 55,6 milioni di euro, è una bufala. La certificazione era farlocca, come ha scoperto la Guardia di Finanza, e il suo valore reale è di ventimila euro.

La storia comincia più di vent’anni fa, 1997, quando il Comune di Roma decide di espropriare un grande terreno agricolo per costruirci un deposito di bus. I proprietari dell’appezzamento chiesero un indennizzo di 65 miliardi di lire. Ricorso accolto sia in primo grado che in appello, ma giudicato illegittimo dalla Cassazione nel 2005.

Prima che si arrivasse al ribaltamento in terzo grado, i proprietari avevano ceduto il credito a un’altra società, che faceva capo al finanziere Giovanni Calabrò, detto “il marchese”. Il quale con un decreto ingiuntivo, nel 2004, era riuscito a incassare la somma dal Campidoglio. Somma che però, dopo la sentenza del Palazzaccio, avrebbe dovuto essere restituita per intero.

Le sue quotazioni, a sentire il Campidoglio, erano rapidamente schizzate dai «36 milioni» iniziali fino a «55.644.344,00 euro». Così si legge nelle carte dell’asta, poi fallita sei volte di fila, con cui il Comune ha provato a piazzare il lotto al miglior offerente,dopo avere ottenuto la «specifica attestazione» di un notaio.

Il rotolo di nichel e la Guardia di Finanza

Nel 2018 la Guardia di Finanza indaga su altre società del Marchese e scopre che aveva venduto del nichel a un’azienda di Montecchio Pregalcino millantando un valore di 15 milioni. Anche lì il valore era farlocco: 20mila euro quello reale. A quel punto si va verso il Campidoglio con un tremendo sospetto, che diventa certezza in questi giorni.

Scrive ancora il Messaggero che già nell’aprile del 2018 i revisori dei conti avevano messo in guardia la giunta di Virginia Raggi. E nel rilasciare il parere alla variazione di bilancio, avevano invitato i grillini a «impegnare le somme derivanti dalla vendita del nichel successivamente alla effettiva vendita». Cioè a non considerare i soldi in cassa, prima di averli. E invece… Agli inquilini del Campidoglio ora non resta che ingoiare il rospo e provare a tappare l’ennesima falla nei conti.

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