Economia

«Il rocchetto di nichel in Campidoglio? Ne ho portato altro a Raggi»

Giuseppe Calabrò detto Il Marchese a colloquio con il Messaggero: «Nessuna truffa, abbiamo fatto un altro accordo con il Campidoglio, per consegnare un secondo lotto, che è ancora più puro del primo»

nichel campidoglio

La storia del rocchetto di nichel del Campidoglio, che qualche tempo fa ha fatto ridere tanti, si era concluso con la discesa in campo dell’Ispettore Lemmetti e le dichiarazioni della sindaca Virginia Raggi, la quale aveva incolpato le amministrazioni precedenti, che si erano fatte fregare a suo dire da Giovanni Calabrò detto il Marchese, finanziere di Reggio Calabria che nel 2011 aveva ceduto il famoso rotolo. Ma lo stesso Marchese oggi parla con il Messaggero e racconta molto altro sull’affare. Tra questo, anche il fatto che altro nichel è stato consegnato in Campidoglio all’epoca della Raggi:

Raggi non sembra credere molto all’affare. Ha parlato di una «follia nel bilancio» ereditata dalle passate amministrazioni.
«Ma guardi che all’amministrazione Raggi abbiamo consegnato un secondo lotto».

Come, scusi? Ci sarebbe un altro rotolo, oltre a quello da 200 chilometri del 2011?
«Sì, questo è lungo 115 chilometri. Lo abbiamo dato al Comune il 5 giugno del 2017».

E come mai in Campidoglio hanno accettato questo secondo lotto, dato che non erano nemmeno riusciti a vendere il primo?
«Perché si era fatto avanti un compratore, un grande fondo internazionale, che ci ha detto di avere bisogno di più materiale rispetto a quello già custodito dal Comune. Per questo abbiamo fatto un altro accordo con il Campidoglio, per consegnare il secondo lotto, che è ancora più puro del primo, con la prospettiva di vendere entrambi a questo fondo».

Ma…?
«Era anche stato firmato un contratto, poi però il fondo si è tirato indietro. Siamo ancora in causa, non hanno rispettato i patti».

E questo secondo rotolo di nichel ora dov’è?
«Sempre in Comune».

A proposito, ma lei dove lo ha comprato?
«In Russia, ma non posso rivelare dove, per ovvie ragioni».

Che voleva farsene?
«Mi occupo di materie prime».

Raggi, dopo il nostro articolo, vi ha detto:«Pagate i debiti che avete nei confronti di Roma». Insomma, saldate cash e riprendetevi il nichel.
«Ma sono loro ad essere in debito. La Cassazione ci ha imposto di restituire i 29 milioni ottenuti con un decreto ingiuntivo, in Corte d’Appello. Ma per il vecchio esproprio da cui nasce tutto il contenzioso, noi dovremo comunque avere qualcosa, solo che deve essere quantificato l’importo».

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