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Vincenzo De Luca indagato per la sentenza che lo salvò

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Vincenzo De Luca e il capo del suo staff Nello Mastursi sono indagati dalla procura di Roma assieme alla giudice, relatrice della sentenza che ha congelato la sospensione di De Luca, Anna Scognamiglio e a suo marito Guglielmo Manna, manager ospedaliero. Le accuse sono di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio: Manna avrebbe dato a Mastursi notizie sulla sentenza su De Luca prima che fosse pubblica e chiesto una nomina. La vicenda prende il via all’epoca della sua candidatura in Campania: Vincenzo De Luca è condannato in primo grado nel gennaio 2015, quando è sindaco di Salerno, per abuso d’ufficio per il caso del termovalorizzatore; la pena, sospesa, è un anno di reclusione e interdizione dai pubblici uffici.

Vincenzo De Luca indagato per la sentenza che lo salvò

Il processo di appello prenderà il via a dicembre. Quando è eletto governatore della Campania, a maggio, su De Luca incombe la sospensione dalla carica, come prevede la legge Severino dopo la condanna in primo grado. Quando arriva il decreto contro di lui, De Luca fa ricorso: il Tribunale a luglio lo accoglie e «congela» la sospensione. Ed è qui che avvengono i fatti oggetto di indagine:

Nessuno può immaginare che nel corso di un’inchiesta avviata dalla procura di Napoli sia finito sotto intercettazione il telefono di Manna. Il manager chiede a un amico avvocato di essere messo in contatto con Mastursi, spiega di poter dare notizie sulla sentenza che entro qualche giorno sarà firmata da sua moglie. La trattativa viene avviata, l’uomo vuole un incarico in Regione, evidentemente gli viene fatto capire che c’è la possibilità di ottenerlo. Il 17 luglio il tribunale prende la decisione. Il governatore rimane al proprio posto perché, scrive Scognamiglio, «la sospensione comporterebbe la lesione irreversibile del suo diritto soggettivo all’elettorato passivo, posto il limite temporale del mandato elettivo».
Gli atti vengono trasferiti alla Consulta e il 22 la sentenza diventa pubblica. Manna passa all’incasso, ma i tempi sono lunghi, la designazione per l’incarico non può essere immediata. Intanto i pubblici ministeri decidono di trasmettere il fascicolo per competenza ai colleghi della capitale visto il coinvolgimento di un giudice del distretto di Napoli. Circa tre settimane fa scattano le perquisizioni della polizia. Due giorni fa, con le dimissioni di Mastursi, l’indagine finora riservata diventa di dominio pubblico.

De Luca interviene ieri a tarda sera e, nel dichiarare la sua estraneità, dice che è sua intenzione “fare in modo che si accendano su questa vicenda i riflettori nazionali, trovandomi nella posizione di chi non sa di cosa si stia parlando”. “Ho già dato incarico al mio avvocato – aggiunge – per chiedere di essere sentito dalla competente autorità giudiziaria. Per me, come per ogni persona perbene, ogni controllo di legalità è una garanzia, non un problema. E su questo, come sempre lancio io la sfida della correttezza e della trasparenza”. L’iscrizione di De Luca nel registro degli indagati può essere stata fatta senza che il Governatore ne sia al momento a conoscenza. Nell’inchiesta sarebbero indagati anche il marito del giudice Scognamiglio, Guglielmo Manna, in relazione a una sua richiesta di passaggio da un’Asl ad un’altra e ad un suo presunto collegamento con la sentenza emessa dal collegio di cui faceva parte la moglie. Da quanto si è saputo a Napoli, tale passaggio non è mai avvenuto. La stessa Procura capitolina nei giorni scorsi ha delegato la Polizia a perquisire l’abitazione di Mastursi. La sentenza al centro dell’inchiesta romana è quella con la quale la prima sezione civile del Tribunale di Napoli ha confermato quanto già deciso il 2 luglio dal giudice monocratico Gabriele Cioffi, il quale aveva congelato la sospensione di De Luca dalla carica di Governatore che era stata disposta con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in base alla legge Severino.

L’imbarazzo del PD su De Luca

La sospensione era relativa a una condanna a un anno di reclusione per abuso di ufficio inflitta a De Luca quando era sindaco di Salerno. Il collegio aveva accolto il ricorso presentato dai legali di De Luca e aveva inviato gli atti alla Corte Costituzionale sospendendo il procedimento sul merito fino a quando la Consulta non si sarà pronunciata sui presunti profili di incostituzionalità ravvisati nella legge Severino. Sempre su De Luca il Corriere racconta oggi l’imbarazzo del Partito Democratico:

Ma pure se lui fa finta di niente, l’argomento che tiene in fibrillazione la politica campana, e non solo, è questo. E soprattutto se la vede brutta il Pd, che ora, per come l’ha messa De Luca, si ritrova un vicesegretario che ufficialmente torna a tempo pieno nel partito, con un incarico di altissima responsabilità, perché occuparsi di organizzazione in periodo elettorale significa occuparsi di liste e candidati. E che però è al centro di un’indagine giudiziaria con una accusa grave come la corruzione. C’è chi nel partito preferirebbe che si autosospendesse, ma la scelta deluchiana è quella di negare l’inchiesta e quindi ora il Pd è prigioniero dell’imbarazzo di tenersi al vertice un indagato oppure di far scoppiare apertamente una questione che esiste anche se il presidente della Regione finora ha fatto come se non esistesse. E quindi di sconfessarlo.
E non si tratta di tenere il profilo basso per qualche giorno in attesa che la bufera passi. Anzi, con l’iscrizione di De Luca nel registro degli indagati della Procura di Roma, l’imbarazzo è destinato ad aumentare, e anche molto. È chiaro che a questo punto i vertici campani del Pd non si muovono, in attesa — e probabilmente anche nella speranza — che dal Nazareno arrivi qualche segnale chiaro su quale linea di condotta adottare. Perché è evidente che seppure dovesse definirsi a breve la questione Mastursi, potrebbe aprirsi quella ben più complicata che riguarderebbe direttamente De Luca.