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Sondaggi referendum, il no in vantaggio

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Il sondaggio realizzato da Demos PI per Repubblica pubblicato oggi dal quotidiano segnala che il no a un mese dal voto mantiene un vantaggio di quattro punti e cresce nel consenso mentre il sì scende rispetto a settembre e calano progressivamente gli indecisi. Nell’analisi firmata da Ilvio Diamanti si aggiunge che le stime di voto, come nella rilevazione precedente, delineano un sostanziale equilibrio, fra Pd e M5S. Con un lieve vantaggio del Pd, nel voto proporzionale, e del M5S, nel ballottaggio. In entrambi i casi, la distanza è molto ridotta. Tanto da non permettere previsioni.

D’altra parte, però, le intenzioni di voto, in merito al referendum, fanno osservare un ribaltamento rispetto alle precedenti rilevazioni. Il No, per la prima volta, supera il Sì. Di stretta misura, in effetti: 4 punti. Anche perché gli incerti sono ancora molti. E la quota dei potenziali astenuti – nascosti, fra l’altro, nelle mancate risposte – ancora molto elevata. Si tratta di un orientamento osservato da altri già da qualche mese. I nostri sondaggi, invece, rilevano questa svolta solo ora. Anche se giunge a conclusione di un avvicinamento progressivo. Da febbraio, quando il Sì risultava in netto vantaggio, fino ad oggi.
Questo percorso è segnato, e quasi determinato, dalle scelte del premier, Matteo Renzi. Che l’ha trasformato in un referendum “personale”. Con l’intenzione, evidente, di ricavarne una legittimazione diretta. Per rimediare al problema, che lo ha sempre angustiato, di apparire – ed essere – un premier “non eletto”. In questo modo, però, Renzi ha prodotto un esito imprevisto e in-intenzionale. Ha, cioè, politicizzato il referendum, trasformandolo in un canale di “mobilitazione” di tutti gli scontenti. Contro di lui.

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Il sondaggio di Demos PI pubblicato oggi da Repubblica (30 ottobre 2016)

Il sondaggio dell’Atlante Politico di Demos rende evidente questo processo di personalizzazione del voto. Solo un quarto degli elettori – intervistati – ritiene, infatti, che l’obiettivo del referendum sia di riformare oppure mantenere l’attuale Costituzione. Mentre una maggioranza molto larga – 57% – pensa che si tratti di una consultazione a favore oppure contro Renzi e il suo governo. Ed è probabile, dunque, che, a sua volta, voterà seguendo la stessa logica. I caratteri che accompagnano il voto, d’altronde, sono piuttosto chiari. Il favore per la riforma è più largo nel Nord (dove, peraltro, prevale il No) e nelle “regioni rosse” del Centro.
Mentre l’opposizione cresce soprattutto fra i più giovani. Ma la discriminante delle scelte rispecchia soprattutto le preferenze politiche ed elettorali. Il sostegno alla riforma costituzionale, infatti, raggiunge il livello più elevato fra gli elettori del Pd e, in secondo luogo, della nebulosa centrista (Ncd e dintorni). Il fronte del No, simmetricamente, mobilita gli elettori della Destra Forza-leghista e del M5S. Non per caso lo spartiacque riproduce il giudizio sul governo. Fra chi ne ha fiducia, i favorevoli alla riforma raggiungono il 60% e i contrari si fermano al 13% (il resto è avvolto dalla nebbia dell’incertezza). Mentre fra chi esprime sfiducia verso il governo il peso del No è perfino più ampio: 62%.