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Il sindaco di Apricena che usava soldi pubblici per fregare le cimici della procura

Dall’ordinanza che contesta ad Antonio Potenza i reati di concussione, abuso d’ufficio e peculato emergono fatti inquietanti e comici: il sistema di videosorveglianza installato a spese del Comune, l’auto del Municipio usata per i suoi affari e il collaboratore mandato a lavorare nella ditta che aveva vinto un appalto per il cimitero

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Usava l’auto del Comune per sé. Faceva lavorare un suo collaboratore in una ditta che aveva appaltato lavori del Municipio. E ha installato a spese delle casse pubbliche un impianto di videosorveglianza nel suo ufficio dopo aver scoperto le cimici messe dai magistrati. Accusato di concussione, peculato d’uso e abuso di ufficio, il sindaco di Apricena, in provincia di Foggia, Antonio Potenza, deve proprio essere stato scelto con cura dal suo referente politico Matteo Salvini, con cui esibiva la classica foto d’ordinanza.

Tutte le comiche accuse per il sindaco leghista di Apricena

La prima storia raccontata nell’ordinanza è quella dell’auto del municipio: “Questa è la macchina del Comune, guarda che mostro, sai a quanto va… quanto l’abbiamo pagata? Cento, centotrenta euro al mese paghiamo, tutte cose, tutto compreso tranne la nafta, ma questo solo la pubblica amministrazione può avere questi…”, diceva Potenza il 18 gennaio dello scorso anno. La frase è estrapolata dall’intercettazione ambientale captata all’interno della Opel Mokka di una società in leasing utilizzata dal Comune di Apricena per le esigenze d’ufficio e da Antonio Potenzaper effettuare alcune commissioni di natura privata“. Nell’ordinanza, il Gip riporta due episodi in particolare valsi al primo cittadino – tra le altre – l’accusa di peculato d’uso. “Il 18 gennaio 2018 – si legge – Antonio Potenza utilizzava la vettura di servizio per recarsi al commissariato di P.S. di San Severo (…) Dopo aver terminato il servizio, il sindaco (e un’altra persona, ndr) risalivano in auto per recarsi a Foggia presso la nuova sede dell’Asl, sita in viale Fortore, per il disbrigo di una pratica curata dallo studio privato di ingegneria del Potenza, in ordine al rilascio di alcune autorizzazioni”.

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Ma l’episodio più comico è la reazione del sindaco dopo aver scoperto che c’erano due cimici nel suo ufficio: Potenza ha “affidato direttamente un incarico pubblico a un tecnico sua persona di fiducia per realizzare l’impianto di videosorveglianza presso il Comune” in provincia di Foggia. E’ quanto scrive il Gip motivando i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di abuso d’ufficio. “Nell’immediatezza dei fatti – si legge nell’ordinanza – il sindaco Antonio Potenza commissionava al tecnico l’acquisto e il montaggio di un impianto di video sorveglianza da installare nel proprio ufficio e da addebitare successivamente alle casse comunali, mediante l’emanazione di Determina Dirigenziale a parte del dirigente del III settore – Lavori Pubblici e Patrimonio del Comune di Apricena”. Il fine, secondo il giudice, era quello di “‘bonificare’ i luoghi all’interno dei quali svolgeva sia le proprie attività istituzionali sia quelle professionali/private per rinvenire eventuali microspie. “Potenza – si legge ancora nell’ordinanza – ha commissionato (senza averne alcuna competenza) al tecnico l’installazione di un sistema di videosorveglianza presso la sede del Comune di Apricena, in assenza d qualsivoglia atto amministrativo da parte del Dirigente competente”.

L’impianto di videosorveglianza, le cimici in ufficio

Nell’inchiesta sul presunto sistema di condizionamento delle gare pubbliche nel Comune di Apricena, in cui per altri episodi sono coinvolti anche il sindaco Antonio Potenza, un assessore e un imprenditore edile, tutti e tre arrestati, rientrano anche i lavori di miglioramento sismico della caserma dei carabinieri della cittadina in provincia di Foggia, finanziati, oltre che dall’ente locale, anche dalla Regione Puglia e oggetto di procedura negoziata di gara pubblica. Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza, che hanno condotto le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, sarebbero stati inficiati da responsabilità di natura penale. Gli elementi di prova raccolti hanno infatti consentito di accertare che il direttore dei lavori del Comune di Apricena, il responsabile del Settore III – Lavori Pubblici e Patrimonio dell’Ente ed il rappresentante legale della società aggiudicataria dei lavori avrebbero formato atti ideologicamente falsi relativi alla data di inizio dei lavori, inducendo in tal modo in errore la Regione Puglia e procurando alla società aggiudicataria un ingiusto profitto patrimoniale.

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Infine, quando era ancora esponente di Forza Italia, avrebbe contattato un “collaboratore” insieme a Matteo Bianchi (anche lui ai domiciliari) nel corso dell’anno 2012, prima delle elezioni, affinché desse una mano per la campagna elettorale in suo favore per la carica di sindaco di Apricena in cambio di un posto di lavoro “quale corrispettivo – scrive il Gip nell’ordinanza – dell’ausilio fornito per ‘portare voti’ al Potenza”. Quando lo stesso collaboratore, al quale Potenza aveva già dato 1300 euro in contanti a titolo di compenso per l’aiuto nella campagna elettorale, chiede al neo sindaco di far lavorare tre piccoli artigiani muratori del posto per la ristrutturazione dei loculi cimiteriali comunali, “Potenza manifestava il proprio diniego, motivato sul presupposto che i lavori erano già stati promessi a un consigliere comunale (…) Il sindaco Antonio Potenza, per ‘dare un contentino’ al collaboratore, lo faceva lavorare in qualità di muratore per sette/otto giorni presso la ditta” alla quale aveva assegnato l’appalto.

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