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Roberto Garofoli e il dipendente in nero

Dopo il racconto della casa a Molfetta, il Fatto torna su Roberto Garofoli, capo di gabinetto del ministro dell’Economia Giovanni Tria. In un nuovo articolo di Thomas Mackinson si racconta di una florida industria di codici e corsi per aspiranti avvocati e magistrati che va sotto il nome di Neldiritto Editore e fattura 3,5 milioni con un pugno di dipendenti. Attività di famiglia che fa capo alla moglie Elena Maria Mancini e al suocero Domenico.

La scoperta passa per un bar nel centro di Molfetta: “Lì mi hanno liquidato con 900 euro in contanti. È successo ad altri prima di me. Garofoli queste cose le sa perché ogni venerdì mattina era qui per le riunioni della Neldiritto Editore, che formalmente è della moglie e del suocero, ma è lui a impartire le direttive. Lui è dietro a tutto, ma non compare mai”.

DIETRO GARANZIA dell’anonimato (ma noi la sua identità la conosciamo), c’è chi può raccontare l’altra vita di Garofoli, sulle cui attività collaterali si staaprendo unosquarcio e un caso politico, innescato dalla vicenda della casacomprata dalla Croce Rossa (e trasformata in un b&b di lusso) mentre il Tesoro ne gestiva la privatizzazione. Avvertenza: l’ex collaboratore si è impegnato a confermare, dovesse servire, quanto ci racconta.

Come funziona,dunque, la Garofoli srl? Parla M.R. 32 anni: “La società edita libri di diritto e vende corsi da 1.000 o 1.500 euro per gli esami da avvocato e magistrato. Il business è grandissimo. Neldiritto non è una delle case editrici migliori, ma lui ha un forte richiamo e non manca di spendere il proprio nome di magistrato, presidente di sezione del Consiglio di Stato, e l’inca rico al ministero. Sforna libri uno via l’altro, spesso scritti da giovani che preparano l’esame di magistratura, lui controlla. La paga è bassa, i risultati non sempre all’altezza. Io però ero nella parte di organizzazione dei corsi”.

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Per imporsi da Molfetta in tutta Italia basta strutturare il marketing attorno al prodotto di punta: Roberto Garofoli, appunto. PROSEGUE il racconto: “Io contattavo gli avvocati sui vari territori. La difficoltà era reperirne uno di qualche valore che accettasse di fare un corso da 9 weekend e 15-20 compiti per 3-4 mila euro. Sono 200-300 euro a weekend, nessun avvocato professionista accetterebbe. La leva che si utilizza al telefono è dire ‘la contatto a nome e per conto del Presidente’. Anche se Garofoli non conosceva affatto l’avvocato.

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