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Roberto Garofoli e la storia dei favori dalla Croce Rossa per una casa

Roberto Garofoli, capo di gabinetto del ministro dell’Economia, è da tempo uno dei tecnici nel mirino del MoVimento 5 Stelle. 52 anni, magistrato e consigliere di stato di lungo corso, è stato segretario generale di Palazzo Chigi con Enrico Letta, poi è passato con Padoan al Tesoro ed è stato nel ruolo da Giovanni Tria. Oggi un articolo del Fatto Quotidiano a firma di Thomas Mackinson ha raccontato che avrebbe rilevato dalla Croce Rossa una porzione di fabbricato a Molfetta (sua città natale) a un prezzo di favore.

Roberto Garofoli e la storia dei favori dalla Croce Rossa per una casa

Garofoli, già accusato di essere l’autore della norma – inserita nel decreto fiscale e bloccata dal premier Giuseppe Conte – sui fondi destinati all’ente, viene chiamato in causa insieme a Patrizia Ravaioli, commissario liquidatore dell’ente strumentale alla Croce Rossa italiana, la quale ha annunciato in una nota che ha dato a un legale un mandato ad azioni per tutelare la propria onorabilità. Cosa si racconta nell’articolo del Fatto?

Tutto parte quando il premier scopre che una “manina ”ha inserito nel decreto fiscale un articolo che assegna 84 milioni alla Croce Rossa, ormai privatizzata. È lui a difendere la norma quando Conte chiede spiegazioni in una riunione. I grillini ne chiedono le dimissioni, il ministro, invece, lo difende (“attacchi irrazionali”).

Tria non sapeva quel che raccontiamo oggi, e cioè che i vertici di Croce Rossa avevano “dato una mano” a Garofoli: nel dicembre 2017 il commissario liquidatore Patrizia Ravaioli, col nullaosta del presidente Francesco Rocca, aveva infatti messo fine a un lungo contenzioso proprio con Garofoli.

roberto garofoli

Il caso riguarda la proprietà di un immobile nel centro storico di Molfetta, città d’origine del giurista che lì ha mantenuto la famiglia. Un cespite era pervenuto alla CRI 46 anni prima per volontà di un benefattore che voleva destinarlo alla cura di bambini down. Gli attuali vertici lo venderanno, a un terzo del valore peritato, a Garofoli che tre mesi dopo ci apre un B&B con“suite king” da 100 euro a notte.

Si chiama “Borgo Antico34 –Luxury room” e ha già ottime recensioni su TripAdvisor: i clienti apprezzano la doccia con cromoterapia, “l’elegante giardino d’inverno”dalle grandi vetrate e il servizio assicurato “con cortesia e professionalità”da due persone.

Secondo il racconto dell’articolo, fino a dicembre 2017 Garofoli e la Croce Rossa sono stati comproprietari di un appartamento di 9 vani: 245 metri quadri con giardino di 100, garage e un locale seminterrato di 80 mq al primo piano di un palazzo del Settecento. Garofoli aveva comprato l’immobile nel 2006, o meglio i 5/6 dell’immobile, a un prezzo interessante, assicurano i vicini, proprio per via dell’ingombrante comproprietario: il restante 1/6, infatti, apparteneva alla Croce Rossa dal lontano 1972, quando Pasquale Fontana lo dona “alla CRI di Malcesine per i bambini spastici”.

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Il B&B nel Centro Storico di Molfetta

Garofoli ha raggiunto però un accordo con la Croce Rossa soltanto dopo nove anni di contenzioso in tribunale. Secondo le valutazioni il sesto della Croce Rossa – secondo alcune perizie – vale tra 78 mila e 85.750 euro. Non si capisce se in base ai dovuti sconti in base alle spese sostenute da Garofoli, ma secondo l’articolo la Croce Rossa propone 28mila euro di prezzo, che alla fine Garofoli accetta dopo aver tentato la via dell’usucapione e quella di un’offerta pari a 20mila euro, sostenendo di aver sostenuto spese anche urgenti di ristrutturazione per 162mila euro. Secondo il racconto, del quale per ragioni di sintesi non si comprendono perfettamente i dettagli, la Croce Rossa avrebbe perso soldi:

Alla fine Garofoli pagherà i 28 mila euro richiesti, l’ente ne perderà 50 mila avendo anche rinunciato al controvalore del secondo immobile di 80 mq, ceduto senza contropartita, e al riconoscimento di 5.871 euro a titolo di “valore locativo” peri 12 anni in cui il coinquilino ha usato l’immobile. Per il dominus di via XX Settembre è un affare, per l’ente meno.

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Dopo la pubblicazione del pezzo il MoVimento 5 Stelle ha chiesto spiegazioni convincenti o dimissioni a Garofoli. “Se davvero fosse così, quei soldi infilati di straforo nel DL fiscale che, ricordiamo, sarebbero stati tolti indebitamente dalle tasche dei cittadini per finanziare un ente in liquidazione, assumerebbero tutto un altro significato. È un fatto di una gravità inaudita: Garofoli chiarisca subito o lasci immediatamente il suo incarico”, dice il deputato Francesco Silvestri. Il senatore Elio Lannutti invece parla di “intrallazzi con la Croce Rossa”. “Ho dato mandato al mio avvocato di fiducia di predisporre le più adeguate iniziative a tutela della mia onorabilità”, dice invece Garofoli, interpellato a margine della Giornata mondiale del risparmio.

La versione della Croce Rossa

La Croce Rossa invece, dopo aver precisato che la vicenda riguarda l’ente strumentale, spiega che nell’articolo è correttamente ricordato che la transazione a cui si fa riferimento riguarda una porzione di soli 40,83 mq su una proprietà indivisa di circa 245 mq, ma va puntualizzato anche che l’Ente Strumentale alla Croce Rossa italiana ha agito su tale transazione solo a seguito di un parere positivo della Avvocatura dello Stato nel marzo 2017 espresso nei seguenti termini: ”certamente la definizione della controversia è auspicabile in quanto non è ravvisabile alcun concreto interesse per l’Ente Strumentale a conservare la proprietà di un sesto dell’appartamento e del vano interrato del palazzo di cui si discute” non ritenendo altresì adeguata la somma proposta dall’acquirente che era di 20mila euro”. A seguito di questo parere “il Comitato di gestione dell’Ente Strumentale alla Croce Rossa si è riunito e, il 14 giugno 2017, ha deliberato all’unanimità dei presenti, tra i quali i rappresentanti dei tre Ministeri vigilanti (Economia, Difesa e Salute) e alla presenza del Collegio dei Revisori e del rappresentante della Corte dei Conti, di procedere alla transazione al nuovo prezzo proposto dall’acquirente, 28mila euro, ma subordinando tale decisione alla richiesta di un nuovo parere alla Avvocatura dello Stato sulle mutate condizioni”.

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L’Avvocatura dello Stato quindi, “in data 12 luglio 2017, ha fornito un secondo parere favorevole e solo a seguito di questo, nel dicembre 2017, si è proceduto a chiudere formalmente il contenzioso pluriennale con il Dott. Garofoli. Quindi, nessun trattamento di favore. Al di là della legittima richiesta di chiarimenti, dispiace l’accostamento temporale forzato ed errato con le resistenze manifestate da alcuni nei confronti della Riforma della Croce Rossa italiana che, come è noto e ampiamente documentabile, oltre ad essere stata stabilita a norma di legge, ha portato ad una evidente migliore efficienza dell’Organizzazione, una crescita importante del numero dei volontari, un aumento conseguente dei servizi a beneficio dei più vulnerabili e delle comunità, una più rapida e competente capacità di risposta alle emergenze che non può non esser stata notata anche nei tempi recenti, come in occasione dei terremoti ad Amatrice e nelle Marche, del crollo del Ponte Morandi di Genova e delle inondazioni e alluvioni che hanno colpito il nostro territorio, con una maggiore e capillare opera di preparazione e formazione degli operatori e della popolazione all’eventualità di ulteriori disastri in Italia e all’estero”.

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