Opinioni

Referendum, il PD va alla campagna della saponetta

Nelle more della campagna elettorale più brutta degli ultimi anni c’è da registrare il dramma della saponetta. L’immagine che vedete qui sotto (questa dovrebbe essere la fonte primaria), e che ha cominciato a circolare ieri, ritrae una saponetta con il simbolo del sì e una persona in una doccia, volendo così ricordare storie e barzellette ben note ed è chiaramente ripresa da campagne (e obiettivi) differenti. L’immagine è stata postata anche da Michela Murgia, sia su Facebook (dove poi è stata cancellata) che su Twitter e ha ovviamente scatenato reazioni.

referendum campagna saponetta
Referendum, la campagna della saponetta

Tra queste c’è quella del sottosegretario Ivan Scalfarotto:

Se posso, consiglierei alla campagna del no di ritirare immediatamente l’immagine dell’uomo nella doccia con la saponetta per terra.
E’ un’immagine profondamente (e abbastanza schifosamente) omofoba, punto. So che ora mi toccherà spiegarlo a parole per quelli – anche fior di intellettuali progressisti – che fanno finta di non capirlo. Provvedo subito: una cosa è usare espressioni come “vaffanculo ” o “presa per il culo”, una cosa è raffigurare una persona che raccogliendo una saponetta si mette “a rischio” di essere sodomizzata. Si tratta di un’immagine omofoba perché collega il rapporto anale a una cosa che è sempre violenta, umiliante. Che può essere solo subita, certamente mai voluta. Se raccogli la saponetta del sì, insomma, ti accade una cosa terribile, certamente non desiderabile, sarai fatto oggetto di una violenza, e per di più con l’inganno (stavo solo raccogliendo la mia saponetta ed ecco che l’ho preso – ovviamente mio malgrado – in quel posto).

referendum campagna saponetta-1

Questo conferma lo stereotipo per cui il rapporto sessuale completo tra due uomini non può mai essere voluto, soddisfacente, maturo, desiderato, basato sull’amore e sul desiderio reciproco. Che il “ricevente” tra i due sia necessariamente uno che si sottomette a un atto immorale: non una persona che si dona, ma un pervertito dunque, o, nella migliore delle ipotesi, un malato. Questa è probabilmente la radice più profonda del pregiudizio anti-gay, il disgusto di cui ha scritto Martha Nussbaum e di cui Vittorio Lingiardi ha tanto spesso parlato per spiegare i meccanismi della discriminazione, sociale e legale, di cui sono stati e sono tuttora vittime gli omosessuali.
Ora, si può anche declassare tutto a una battutaccia da Bar Sport: siamo nell’epoca in cui uno che come approccio con l’altro sesso “grabs pussies” è diventato Presidente degli Stati Uniti, figuriamoci. Ma proprio perché siamo in questo periodo, è bene che quel poco di politicamente corretto (e cioè civile) che ci rimane sia difeso senza lasciar correre. Magari spiegandolo con parole semplici, a prova di idiota.
Fatto.

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