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Tutti pazzi per il reddito di cittadinanza, ma quando arriva?

Il MoVimento 5 Stelle ha "vinto" le elezioni ma non ha la maggioranza in Parlamento. Avremo lo stesso il reddito di cittadinanza? Secondo Marco Travaglio probabilmente no, perché costerebbe troppo. E inizia a sgonfiarsi così la prima promessa elettorale dei pentastellati

Il giorno dopo le elezioni politiche 2018, mentre i partiti politici iniziano le manovre di avvicinamento per dare vita a intese più o meno larghe e valutano la possibilità di convergenze programmatiche gli italiani si interrogano su problemi molto più concreti. Ora che il MoVimento 5 Stelle ha “vinto” che ne sarà del reddito di cittadinanza? Inutile nascondercelo, il piano di sostegno economico universale a disoccupati, lavoratori e pensionati al di sotto della soglia di povertà ha fatto gola a molti. Quasi quanto la promessa – condivisa con la Lega Nord – di tagliare (o azzerare) la Legge Fornero.

Fra quanto arriva il reddito di cittadinanza?

Il MoVimento 5 Stelle promette di dare 780 euro al mese ai disoccupati e di alzare a 780 euro al mese il reddito tutti coloro (pensionati e lavoratori) che non arrivano a percepire 780 euro al mese. Il M5S spiega che complessivamente saranno 9 milioni gli italiani che avranno diritto al reddito di cittadinanza. E questo vale per i componenti di tutta la famiglia, non solo per il capofamiglia. Di conseguenza, scrive il MoVimento “una famiglia di 4 persone può arrivare a percepire anche 1950 euro. Naturalmente esenti da tasse, ed esenti anche da pignoramenti”.

Andando a sbirciare i dati su Google Trend ieri qualcuno ha notato un picco nelle ricerche per il “reddito di cittadinanza” sul motore di ricerca. Niente di sensazionale, l’ennesima dimostrazione che l’argomento interessa non poco. Ma ci sarà ancora da attendere, perché per varare questa misura di sostegno ai disoccupati serve un governo. E al momento non sembra esserci nemmeno una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un esecutivo a guida Di Maio.

Altri azzardano una correlazione statistica tra la distribuzione dei voti per il M5S e il livello di disoccupazione. La tesi è che il MoVimento 5 Stelle ha vinto soprattutto al Sud Italia dove il tasso di disoccupazione è più alto proprio grazie alla promessa del reddito di cittadinanza. Non è certo un mistero che al Sud si faccia più fatica a trovare lavoro, e quindi se il M5S ha saputo cogliere e interpretare le istanze dei cittadini del Meridione questo va senz’altro a suo merito. Esattamente come aveva detto tempo fa Marco Travaglio: «C’è un movimento che si presenta alle elezioni per il reddito di cittadinanza. Che cosa c’entra col rancore il reddito di cittadinanza? È un modo come un altro per rispondere al fatto che ci sono milioni di persone senza lavoro e senza reddito».

A sinistra la distribuzione dei collegi uninominali tra i tre principali schieramenti, a destra la mappa sul livello di disoccupazione [Fonte]
Insomma è evidente che con il reddito di cittadinanza il M5S ha dimostrato di voler prestare attenzione alle fasce più deboli della popolazione. Che poi queste si concentrino in una precisa area geografica è noto da decenni. La separazione però tra Sud “pentastellato” povero e pieno di disoccupati e Nord “leghista” non si può ascrivere solo alla trovata del sostegno alla disoccupazione. È abbastanza chiaro che al Sud il centrodestra a trazione leghista (quelli che volevano l’indipendenza della Padania e se la prendevano con i terroni) avevano meno possibilità di sfondare.

Il problema delle coperture per il reddito di cittadinanza

I dati in fondo erano pubblici e chiunque avrebbe potuto leggerli e sfruttarli a suo vantaggio. Niente trucchi, niente inganni? Forse non è così. Ieri sera il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio a Otto e Mezzo ha identificato proprio nel reddito di cittadinanza il fattore di attrazione principale dei voti conquistati dal M5S (mentre per la Lega è stata l’abolizione della Legge Fornero). Subito dopo arriva la doccia fredda perché Travaglio ha detto che «è chiaro che né il reddito di cittadinanza del 5 Stelle né l’abolizione totale della Legge Fornero sono praticabili perché costerebbero troppo». Insomma come già detto da più parti in tempi non sospetti la misura del M5S non avrebbe le coperture necessarie.

Nel famoso documento sulle “coperture” il M5S scrive che il reddito di cittadinanza dovrebbe costare tra i 15 e i 17 miliardi di euro. Un fact checking de LaVoce.info però ha calcolato che il costo complessivo della manovra sarebbe di circa 29 miliardi di euro se davvero, come scritto nel Ddl presentato dal MoVimento, si vuole tener conto dei criteri Eurostat per il calcolo della soglia di povertà relativa. Cifre confermate anche dal presidente dell’INPS Tito Boeri che durante un’audizione al Senato ha parlato di un costo complessivo intorno ai 30 miliardi di euro. Non è chiaro dove e come il MoVimento 5 Stelle saprà trovare le risorse necessarie.

Il riepilogo delle coperture per il reddito di cittadinanza (Corriere della Sera, 20 maggio 2017)

Ci sono poi altre cifre “strane”. Ad esempio per i 5 Stelle l’abolizione – loro la chiamano prudentemente “superamento” –  della Fornero costerà circa 11 miliardi di euro. Le stime però parlano di un costo di circa 20-25 miliardi di euro l’anno.

Nel frattempo gli sconfitti e i sostenitori del centrosinistra continuano a masticare amaro. È già stata aperta una pagina che promette aggiornamenti quotidiani sul reddito di cittadinanza. Per ora è la classica rosicata, ma dal 22 marzo in poi, quando in Parlamento si dovrebbe iniziare a “fare sul serio” se ne vedranno delle belle. Soprattutto quando le promesse non potranno essere mantenute. Ma tranquilli: sarà colpa dei governi precedenti. Come sempre.