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«Raffaele Marra non poteva nominare il fratello»

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Raffaele Marra potrebbe presto finire nei guai per la nomina del fratello Renato Marra alla direzione del Turismo. E a quanto pare ad essersi accorti dell’irregolarità e a promettere battaglia sarebbero proprio i consiglieri a 5 Stelle, oltre ai vertici comunali. Spiega oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica:

La procedura d’interpello, contestata dagli stessi vertici degli uffici comunali e a rischio contenzioso, potrebbe infatti finire per ritorcersi contro il suo ideatore. Perché sistemare un familiare, almeno nell’ambito del pubblico impiego, è vietato. L’articolo 7 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici, in vigore dal 2013, non sembra lasciare troppi margini interpretativi: “Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado”. Letto il regolamento e ripresi in mano gli ultimi atti della prima cittadina, gli ortodossi del M5S non hanno potuto far altro che trasecolare. La firma di Raffaele Marra è in bella mostra sull’ordinanza numero 95 della sindaca. Quella di Virginia Raggi appare alla fine del documento. Sommate, danno il via alla rotazione dei dirigenti comunali. E a quella di Renato Marra.

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Se la sindaca non corre alcun rischio, è la posizione del suo fedelissimo a traballare: parte dei consiglieri ha iniziato a farsi delle domande sull’iter, fino a ravvisare un potenziale abuso d’ufficio.

La direzione del Personale ha indetto e gestito la procedura d’interpello. I dirigenti, compreso Marra junior, hanno inviato la propria candidatura al dipartimento delle Risorse umane. Richieste e desiderata sono stati quindi vagliati da Raffaele Marra in persona: “La scrivente direzione – si legge nella nota che ha dato il via alla procedura – trasmetterà la documentazione ricevuta alla Sindaca, la quale, ad esito dell’esame della stessa e delle informazioni in possesso degli uffici, procederà al conferimento degli incarichi”.
Così, senza informare la responsabile della prevenzione della corruzione del Comune del possibile conflitto d’interessi, il fratello maggiore ha avuto tra le mani il curriculum del minore. Poi ha firmato l’ordinanza. Senza lasciare che fosse almeno il suo vice a siglare l’atto, senza dare peso alle prescrizioni del codice di comportamento o curarsi di una possibile istruttoria Anac. Dopo il parere sull’ex capo di gabinetto Carla Raineri, Raffaele Cantone ha infatti messo sotto vigilanza il Campidoglio e i suoi atti.

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