La macchina del funky

«Quel ristoratore mi accusa perché gli abbiamo tolto i tavolini all'aperto»

taverna degli amici

Repubblica oggi racconta gli ultimi gesti di Ignazio Marino da sindaco di Roma. Il chirurgo ieri ha formalizzato le dimissioni che diventeranno quindi valide il 2 novembre, dopo i venti giorni canonici di legge.

Cinque righe per formalizzare le dimissioni, riservandosi però «di confrontarsi con la Signoria Vostra (la presidente del consiglio Valeria Baglio, ndr) per valutare ulteriori forme di comunicazione». Una formula non certo di rito, utile a tentare il colpo di teatro finale: presentarsi in aula Giulio Cesare — entro i 20 giorni che mancano al congedo definitivo—per rivendicare i risultati di un’amministrazione che tanti, Pd in testa, non hanno compreso. «Ma secondo te, ci sono ancora le condizioni per andare avanti?», chiede il sindaco al consigliere Gianni Paris nel faccia a faccia convocato per fare il punto sui progetti della città metropolitana, «l’avete capito che c’è un complotto contro di me, che la storia degli scontrini si sta sgonfiando e che quel ristoratore che mi accusa lo fa solo perché gli abbiamo tolto i tavolini all’aperto?».
Eccola l’ultima ancora cui aggrapparsi, la speranza che l’inchiesta che lo riguarda venga archiviata prima di iniziare. Un filo fin troppo esile: ieri la Procura ha incaricato la Finanza di acquisire i documenti sulle sue spese di rappresentanza. E mentre la politica già pensa al dopo, con Salvini che annuncia «per la prima volta nella sua storia, la Lega a Roma ci sarà», Marino si rintana a casa.Perché, come diceva il celebre ricevitore dei New York Yankees, Lawrence “Yogi” Berra, «non è finita finché non è finita».

La storia delle multe per i tavolini era circolata anche nell’immediatezza della pubblicazione dell’intervista su Repubblica. In queste immagine, tratte dal sito di Luciano Pignataro, potete vedere l’esterno del ristorante La Taverna degli Amici.
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Ma le multe contro tavolino selvaggio all’epoca del blitz durante l’amministrazione Marino si erano concentrate tra Piazza Navona, il Pantheon e il Ghetto, unico luogo vicino (ma confinante) a piazza Margana 37, dove si trova il ristorante.
Foto da Luciano Pignataro.it