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Pierpaolo Tondo: il funzionario del ministero dello Sviluppo indagato per i lavori a Malpensa

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Tra gli indagati nell’inchiesta che ha portato ieri a 14 arresti anche per irregolarità nei lavori a Malpensa figura anche Pierpaolo Tondo, componente dell’Uver (Unità di Verifica degli Investimenti Pubblici) presso il ministero dello Sviluppo economico, già direttore amministrativo al ministero della Giustizia e direttore tributario all’Agenzia delle Entrate. Tondo è accusato di millantato credito perché “in talune situazioni” avrebbe “rafforzato” le presunte millanterie di uno degli arrestati, il “faccendiereAlessandro Raineri.

Pierpaolo Tondo: il funzionario del ministero dello Sviluppo indagato 

Ranieri, “era- sottolinea il giudice milanese nel provvedimento – a libro paga degli imprenditori ed in contatto con numerosi esponenti di diverse amministrazioni ed enti pubblici”. Tondo, scrive il gip Simion, “supporta e rafforza l’attivita’” di Ranieri “millantando una capacità di influenza presso personaggi altamente qualificati delle istituzioni con cui egli e’ realmente in contatto”. Tra questi, il generale di brigata della Guardia di Finanza Fabio Migliorati, il magistrato e segretario della Corte Costituzionale Carlo Visconti, l’attuale direttore dell’Agenzia delle Entrate di Bergamo, Antonio Lucido, il prefetto Francesco Paolo Tronca, e due alti ufficiali Gdf: il maggiore Antonella Casazza e il capitano Felice Salsano. Secondo la Dda di Milano, era l’imprenditore bergamasco Pierino Zanga il “dominus” di quello che gli inquirenti definiscono un “sistema” creato dagli indagati “per alternarsi nell’esecuzione dei subappalti con una cadenza tendenzialmente biennale”. Come “prezzo della propria mediazione”, Tondo e Ranieri avrebbero ricevuto da Zanga “denaro e altre utilità”: vale a dire “pagamento di viaggi, soggiorni in albergo, cene e pranzi e prestazioni sessuali a pagamento”.  Tondo avrebbe  ricevuto dall’imprenditore Venturino Austoni, uno dei 14 arrestati, “somme di denaro in contanti” e “viaggi gratuiti” a Milano”. L’inchiesta che ha coinvolto Tondo gravita attorno a una mazzetta da cinquantamila euro in cambio dei lavori in subappalto per il collegamento ferroviario tra il Terminal 1 e il Terminal 2 di Malpensa. Un gruppo di imprenditori, tra cui alcuni ritenuti vicini alla ‘ndrangheta, aveva costruito un sistema di società edili che si aggiudicava gli appalti come subappaltatori delle commesse pubbliche in Lombardia. Le società venivano poi dichiarate fallite evadendo il fisco per 20 milioni di euro.

L’indagine e la tangente da 50mila euro

A firmare l’ordinanza di custodia cautelare è stato il gip Alessadra Simion. I reati contestati a vario titolo sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, indebite compensazioni, truffa ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni nonché illecita concorrenza realizzata tramite minaccia e violenza. E poi, solo uno degli arrestati è accusato di millantato credito: avrebbe avuto conoscenze in parte vere e in parte false a livelli molto alti negli Enti Pubblici e delle istituzioni, tra funzionari statali e a Roma, che avrebbe fatto finta di contattare per aiutare e favorire gli imprenditori di cui sarebbe stato “a libro paga” nella ‘corsa’ al subappalto. Tra le 11 persone finite in cella, e per le quali domani cominceranno gli interrogatori di garanzia, ci sono Pierino Zanga, imprenditore bergamasco, “formalmente mero dipendente” delle varie imprese, “ma di fatto dominus di un circuito di società aggiudicatrici dei vari subappalti per la realizzazione di opere pubbliche”, e Davide Lonardoni, direttore dei lavori per il collegamento tra i due terminal di Malpensa e dipendente della Nord_Ing del Gruppo Fnm (le due società non sono indagate) e figlio dell’ex dg di Ferrovie Nord. E poi Salvatore Piccoli, imprenditore nato a Catanzaro (è accusato anche di parecchie distrazioni di soldi cash da una delle tre società dichiarate fallite tra il 2015 e il 2016), due presunte “teste di legno”, Pierluigi Antonioli e Giuseppe Colelli, l’imprenditore bergamasco Venturino Austoni, e Antonio Stefano e Graziano Macrì, per i pm contigui a clan della ‘ndrangheta come lo stesso Piccoli. In carcere è andato anche Alessandro Raineri, presunto “faccendiere bresciano” che risponde di diversi episodi di millantato credito. Ai domiciliari, invece, sono finiti il dipendente della Nord_Ing, Massimo Martinelli, Gianluca Binato, di ‘Itinera’, società del gruppo Gavio (non indagata), e l’imprenditore Livio Peloso.