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Pezzotto, IPTV e Xtream Codes, caccia ai clienti: cosa rischiano

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I clienti del Pezzotto, dell’IPTV e di Xtream Codes rischiano multe – si può arrivare a 25.822 euro – ma anche la reclusione per un periodo che va dai 6 mesi ai 3 anni. Dopo l’oscuramento di Xtream Codes, l’IPTV del Pezzotto, da parte della Guardia di Finanza è arrivata la chiusura dell’indagine sull’IPTV pirata che attualmente riguarda 25 persone, tra cui due greci.

Pezzotto, IPTV e Xtream Codes, caccia ai clienti: cosa rischiano

Uno di loro, Christos Papaoikonomu, ritenuto inventore e gestore della piattaforma, è stato arrestato a Salonicco: aveva con sé 110mila euro in contanti. I membri dell’organizzazione predisponevano e gestivano all’estero gli spazi informatici attraverso i quali ritrasmettevano il segnale di Sky, Dazn, Netflix. Una fitta rete commerciale  con basi in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, acquisiva illegalmente o legalmente i pacchetti di contenuti e li rivendeva. Sono otto gli ordini cattura europei di indagine eseguiti simultaneamente in Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bulgaria dalle rispettive polizie giudiziarie. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata alla riproduzione e commercializzazione illecita di Iptv con la circostanza aggravata del reato trasnazionale.

Pezzotto, IPTV e Xtream Codes, caccia ai clienti: cosa rischiano
L’organizzazione (La Gazzetta dello Sport, 19 settembre 2019)

700mila utenti erano online al momento del blitz ma i potenziali clienti dovrebbero essere cinque milioni.  Rischiano multe fino a 25mila euro al mese e la reclusione da sei mesi a 3 anni, visto che gli investigatori intendono risalire agli «abbonati» attraverso la traccia ip, l’indirizzo dell’apparecchio collegato a internet e le carte con cui sono stati effettuati i pagamenti. Theodoris Livanis di Atene è invece considerato l’altro “capo” dell’organizzazione la cui “sede” era  in una cittadina bulgara, Petric. Dalla piattaforma il segnale veniva smistato a nove centrali (ma in serata le operazioni erano ancora in corso ed è possibile che questo numero possa crescere), dove sono stati effettuati sequestri e perquisizioni nella giornata di ieri fra Italia, Germania e Grecia: garage e soffitte in cui i finanzieri hanno trovato gli apparati tecnologici che funzionavano da stazioni di smistamento del segnale.

I canali alternativi costruiti in chat

Il GIP spiega che la commercializzazione avveniva tramite una chat di skype chiamata «benvenuti in famiglia»: «È stato individuato un gruppo di 213 utenti, in tale chat vengono scambiati messaggi inerenti il sistema Iptv e i partecipi si adoperavano per fornire i crediti, previo pagamento, a tutti gli altri ed informare circa lo statodeilavori sui vari server». Un sistema che ha lavorato per crescita esponenziale, dal momento che da ogni server potenzialmente si poteva costruire altri canali di comunicazione e di trasmissione di dati. Racconta Il Mattino:

«Sempre attraverso questa chat si è accertato che tra i partecipanti avveniva anche lo scambio di software, istruzioni, files, al fine di migliorare l’esperienza dei consumatori finali, alla stregua di un vero e proprio servizio clienti e da una stima risulterebbero oltre 90 server attivi e gestiti dall’utente avente lo stesso username riconducibile a F. M.».

Pezzotto, IPTV e Xtream Codes, caccia ai clienti: cosa rischiano
I numeri della pirateria IPTV (Il Messaggero, 19 settembre 2019)

Poi ci sono i nickname: «diablo», zetaserver/tulipanonero, «visitorsat», Vanescar»; Proff, «Ulisse»), «Naccaro», «Belzebù»; «sbudi», Sanrob, Evolution team, Megaloman, team r1no, alfaromeo56).

Come funziona(va) il Pezzotto

La differenza con le schede pirata per la tv satellitare (in circolazione fin dai tempi remoti di Tele+) è che ad essere piratato è il segnale IPTV (Internet Protocol Television), quello utilizzato ad esempio per poter guardare SkyGo, DAZN o Netflix appunto. La scatoletta o “pezzotto” consente proprio di intercettare quel segnale. O meglio dà la possibilità agli utenti che pagano l’abbonamento illegale di poter usufruire dei servizi a pagamento ad un prezzo molto conveniente. Il pezzotto infatti non è gratis, per avere il codice si paga un canone mensile (o annuale) che però in rapporto alla quantità pressoché sterminata dell’offerta garantita con questo sistema diventa del tutto irrisorio.

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Serve un “gancio” per potersi far installare a casa il pezzotto. Insomma tutto funziona tramite il passaparola. In realtà il business degli IPTV illegali – che in Italia ha quasi due milioni di utentiè in gran parte alla luce del sole. Almeno per gli utenti finali. Non serve poi molto, la connessione ad Internet è un buon inizio, la capacità di cercare su Google le parole chiave sono fondamentali ed è utile sapersi muovere sui vari siti di commercio online come Ebay o Aliexpress dove si può vedere che il fenomeno ha una diffusione ben al di là dei confini italiani visto che in tutto il mondo c’è chi cerca (e chi offre) la possibilità di accedere illegalmente ai contenuti televisivi a pagamento.

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