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Perché Vincenzo De Luca è un candidato illegale

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«Con il senno di poi, non lo rifarei più il passo indietro. Anche se è vero che con quel gesto ho messo al sicuro la vittoria del centrosinistra». La più sincera di tutti è Paola Barracciu, attuale sottosegretario ai Beni Culturali, che nel 2013 ha rinunciato alla sua candidatura alle Regionali in Sardegna a causa di un’indagine per peculato sui fondi in cui si trovava insieme a un centinaio di consiglieri. Due anni fa un’indagata per la quale ancora oggi non si sono chiuse le indagini rinunciava alla sua candidatura. Oggi Vincenzo De Luca ha vinto le primarie in Campania e si appresta a correre per la poltrona di governatore nonostante sia stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio, e la sua vicenda si intreccia con quella della legge Severino, che stabilisce l’incompatibilità con la carica per gli amministratori locali condannati anche in primo grado, a differenza dei parlamentari per i quali l’asticella è fissata soltanto dopo la condanna definitiva. De Luca oggi è stato formalmente sospeso dalla carica di primo cittadino di Salerno, ma non a causa della Severino. A causa della decisione del tribunale di Napoli, che ne ha decretato l’incompatibilità con la carica di sottosegretario del governo Renzi che De Luca ha ricoperto per più di un anno, ma senza deleghe. Per la sospensione dalla carica di sindaco è invece già intervenuto il Tribunale Amministrativo Regionale, che ha deciso la stessa cosa che aveva deciso all’epoca per Luigi De’ Magistris e del consigliere regionale pugliese (FI, area Fitto) Fabiano Amati: tutti e tre sono in attesa della decisione della Corte costituzionale. Che presto, anche se il ruolo non è ancora stato assegnato a un relatore, dovrà vagliare la costituzionalità della legge anticorruzione del governo Monti. Se venisse eletto governatore della Campania in assenza di una decisione della Corte,De Luca verrebbe immediatamente sospeso su richiesta della presidenza del Consiglio. Però, un minuto dopo De Luca farebbe ricorso al Tar. E si tornerebbe ad aspettare l’ultima parola della Consulta, che dovrà esprimersi su vari profili di costituzionalità. Non ultimo, e il più importante, è la violazione del principio di uguaglianza, oltre che ai dubbi effetti di una legge che agisce in assenza di una sentenza definitiva.

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Vincenzo De Luca: come funziona la Legge Severino

PERCHÉ VINCENZO DE LUCA È UN CANDIDATO ILLEGALE
Insomma, un guazzabuglio con molti risvolti di tragico. Di cui è responsabile in primo luogo il Partito Democratico nazionale, come ha giustamente osservato chi se ne intende. «De Luca ha condotto una campagna elettorale ponendosi come ultima chance e ha cominciato molto prima, almeno un anno fa, e sicuramente aveva più alleanze interne nel Pd, anche su Napoli, rispetto a Cozzolino, che aveva appoggiato Cuperlo alla segreteria nazionale, così De Luca ha potuto dire: ‘Il candidato renziano sono io’», dice oggi Antonio Bassolino commentando – in un’intervista al Mattino – l’esito delle primarie del centrosinistra in Campania, delle quali sottolinea soprattutto il buon risultato di “partecipazione democratica” e che “il successo non era scontato, dopo i continui rinvii”. Ma ora la destra, sottolinea l’ex presidente, cavalcherà nella campagna elettorale pro Caldoro l’ineleggibilità di De Luca: «Si sapeva che c’erano questi problemi e bisognava provvedere a settembre con una candidatura condivisa: una soluzione concordata tra De Luca e Cozzolino. Ora le primarie hanno avuto un vincitore ed è giusto sostenerlo compattamente. Ma spero che i dirigenti nazionali e regionali abbiano esaminato il problema, concordando i contenuti e l’impostazione della campagna elettorale». Il sindaco-sceriffo ha poco da temere e zero da rischiare:

Ma quel che importa è battere il berlusconiano Stefano Caldoro. Su questoDe Luca ha le idee chiare. Oltre al Pd e agli alleati, si presenterà con tre sue liste: una l’ha già usata a Salerno; la seconda, che chiamerà la lista del Presidente, e la terza, che farà da ponte con il centrodestra. Finito? Macché. Sul fronte sinistro ha lanciato un appello a Sel, mentre un aiuto gli verrà da de Magistris, il sindaco di Napoli che ha pronta una lista di appoggio. Al resto penseranno gli assessori salernitani. Ecco il post fremente di vittoria di Luca Cascone: «State calmi, non spingete, non accalcatevi, c’è posto per tutti e con tranquillità vi serviremo…».

 
LA LEGGE SEVERINO DA CAMBIARE?
E il Fatto Quotidiano ci spiega oggi quale sia la strategia di De Luca per la Severino: cambiarla per legge. Anche se i tempi tecnici non ci sono:

L’ASSO NELLA MANICA di De Luca porta la firma di un suo fedelissimo, l’avvocato salernitano e deputato del Pd Fulvio Bonavitacola. Se Berlusconi si appella all’Europa contro la retroattività della Severino, se la Consulta deve pronunciarsi sul parere chiesto da de Magistris e da un consigliere regionale pugliese, Bonavitacola ha intuito che c’era un’altra via da percorrere: togliere l’abuso d’ufficio dai reati che determinano la sospensione e la decadenza dalle cariche elettive. Ovvero, eliminare il problema alla radice. È l’abuso d’ufficio quello che ha portato alla condanna di De Magistris (per la verità, per questioni che riguardavano la sua attività di magistrato, non quella di sindaco) ed è l’abuso d’ufficio che pesa su Vincenzo De Luca. “La legge Severino – spiega Bonavitacola – ha una scarsissima tutela per gli amministratori, che possono incorrere facilmente nel reato di abuso di ufficio”. Spiega il deputato Pd che quella fattispecie non era indicata nell’elenco dei reati che già una legge del 2000 prevedeva per l’incandidabilità alle cariche pubbliche locali. E aggiunge che la legge delega con cui il Parlamento affidò al governo Monti il compito di redigere la Severino prevedeva sì l’aggiunta di nuovi reati, ma solo quelli relativi a casi di “grave allarme sociale”.

Insomma, è tutta colpa di Monti e Severino:
 

Categoria entro la quale, ragiona, non può rientrare l’abuso d’ufficio. SOSTIENE Bonavitacola che daparte di Monti e dei suoi compagni di governo ci fu un eccesso di zelo, dovuto alla “smania” di presentarsi alle elezioni con la patente di “moralizzatori” del Paese. Non è il solo, per la verità, a ricordare come, in quella fine di dicembre del 2012, la stesuradella legge avvenne in modi francamente singolari: restò all’esame delle commissioni della Camera solo per 48 ore, al Senato addirittura 24, tre giorni prima che il Parlamento venisse sciolto. “Fermo restando che inquella legge c’è un rigore che haridato credibilità al Paese – spiega oggi il deputato Pd Francesco Sanna – andrebbero rivisti molti aspetti, a cominciare dal rapporto con gli uffici anticorruzione”. L’attenzione, in quel frangente, era già rivolta altrove. E nei corridoi del palazzo, perfino i funzionari degli uffici legislativi dei ministeri confessano che, col senno di poi, quella legge non l’avrebbero scritta in quel modo.