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Perché Salvatore Romeo testimonierà al processo Buzzi-Mafia Capitale

salvatore romeo virginia raggi

Ieri sul suo profilo Facebook Salvatore Romeo è stato chiaro: «Ci tengo a precisare che non ho mai conosciuto Buzzi e che al momento non ho ricevuto alcuna richiesta di testimonianza da parte di alcun tribunale». Ma il motivo della convocazione dell’ex capo della segreteria politica di Virginia Raggi nel processo di Mafia Capitale non è incentrato sulle sue conoscenze ma al suo ruolo. Romeo era stato infatti delegato dall’allora primo cittadino Gianni Alemanno, come riporta la richiesta di ammissione dei testi, ad occuparsi della vicenda Ama, ai tempi di Panzironi. E ha partecipato in qualità di delegato del sindaco al CDA che avrebbe portato alla nomina (secondo l’accusa, su condizionamento di Buzzi) del consigliere Giuseppe Berti per favorire gli interessi economici delle coop di Buzzi.

Perché Salvatore Romeo testimonierà al processo di Buzzi

Una versione confermata, con precisazione, dallo stesso Alemanno in una dichiarazione al Messaggero: «La scelta di Romeo non è stata fatta da me,ma dal dipartimento Partecipate del Comune di cui Romeo era uno dei funzionari. Quando ci sono le assemblee delle società controllate dal Comune viene scelto dagli uffici un funzionario che ha il solo compito di trasmettere l’ordinanza del sindaco. Quindi non aveva nessun ruolo né politico, né operativo. Solo un passacarte burocratico», ha detto l’ex sindaco che ha spesso difeso i grillini in giunta.

.Nelle prossime udienze, potrebbe sedere al banco dei testimoni anche l’ex assessora Paola Muraro, già consulente dell’ex re dei rifiuti Manlio Cerroni, la cui poltrona in giunta è saltata dopo l’iscrizione sul registro degli indagati, nelle inchieste che la tiravano in ballo insieme a Panzironi e Fiscon, e un invito a comparire in procura. Il presidente della Corte, il giudice Rossana Ianniello, dopo una camera di consiglio in cui ha deciso anche di ammettere i nuovi capi di imputazione contestati dall’accusa nei confronti di alcuni dei 46 imputati, ha dato il suo consenso solo per Romeo. Mentre per l’ex assessora Muraro, il cui intervento è stato sollecitato sempre dalla difesa di Buzzi, si è riservata di decidere dopo le audizione degli imputati, che cominceranno il 30 gennaio.

salvatore romeo
Salvatore Romeo (foto da: Facebook)

Per tre anni Romeo è stato molto vicino ai grillini in Campidoglio, aiutandoli nel loro lavoro quotidiano e nelle loro battaglie politiche: tanto vicino da poter essere qualificato come il quinto consigliere grillino in Aula dopo Raggi, Frongia, Stefàno e De Vito. Poi dopo l’arresto di Marra lui e Frongia hanno deciso per dimissioni “spintanee“, anche se non si è ancora compresa l’accusa a carico di entrambi, se non quella di essere amici di Marra. Oggi Romeo è caduto in disgrazia ma in un’intervista di qualche tempo fa al Messaggero non ha tirato fuori un’espressione di risentimento che sia una nei confronti della sindaca. Ma, lo si vede ad occhio nudo, sembrava piuttosto preoccupato della possibilità che cadano gli omissis sulle chat che si scambiava con Marra e con gli altri quando era diventato capo della segreteria della sindaca con stipendio triplicato “perché ad agosto faceva caldo, ci siamo sbagliati“, come dichiarò con tipica trasparenza grillina quando fu costretto a tagliarselo.

Perché Romeo? Cosa teme?
«Se ci sono gli omissis nelle carte dell’inchiesta tali devono rimanere perché non hanno rilevanza penale».
Ma magari politicamente sì.
«Faccio un esempio: se io le scrivo in una chat che sono innamorato di lei, e poi viene pubblicato, la gente penserà che io e lei siamo amanti anche se non è vero. E se avrò detto, faccio un altro esempio, che mi piaceva una segretaria, non penso che sia interessante la pubblicazione di questo dialogo».
Si parla di un’imminente indagine nei confronti della sindaca proprio per l’inchiesta sulla sua nominaa capo della segreteria politica, già sconfessata anche dall’Anac. Si sente in colpa?
«No».
L’inchiesta può frenare la giunta grillina a Roma?
«Penso che siano tutti attacchi strumentali, quindi credo proprio di no».
Lei si è immolato sull’altare di Grillo per salvare Raggi?
«Ho pagato, questo è vero. Il mio passo indietro lo considero un atto di responsabilità necessario per consentire alla giunta di andare avanti serenamente. E soprattutto per difendere Virginia dagli attacchi interni

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