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La storia di Matteo Salvini e della Fondazione Sciacca

Un Matteo Salvini in grande forma e all’epoca ancora ministro dell’Interno durante la celebrazione del Premio Giuseppe Sciacca. Il Capitano viene presentato come presidente del comitato scientifico dell’ente. Ma cos’è la Fondazione Sciacca?

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Nel frame qui sopra, tratto da Report di ieri sera, possiamo ammirare un Matteo Salvini in grande forma e all’epoca ancora ministro dell’Interno durante la celebrazione del Premio Giuseppe Sciacca della Fondazione Sciacca. Il Capitano viene presentato come presidente del comitato scientifico della Fondazione. Ma cos’è la Fondazione Sciacca?

La storia di Matteo Salvini e della Fondazione Sciacca

Si tratta di una fondazione che ha alla sua presidenza d’onore il cardinale Raymond Burke ed è un’organizzazione ultraconservatrice cattolica, completamente sconosciuta tranne che tra chi conta in Italia. Negli organismi direttivi si trova il capo dei servizi segreti Gennaro Vecchione e il banchiere Ettore Gotti Tedeschi. La sua anima è don Bruno Lima, che lavora a L’Aquila e officia messe in latino. Don Bruno nel 2018 ha “acquistato” Matteo Salvini, che in un filmato viene presentato come presidente del comitato scientifico della fondazione. Per uno che non si è nemmeno laureato non è male. Il Capitano spiega che è l’ultimo dei buoni cristiani e “un peccatore di quelli…”.

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La parte divertente – come fa notare Sigfrido Ranucci – è che Salvini, divorziato, è presidente di una fondazione che attacca il Papa per le sue aperture ai divorziati. Nell’attuale organigramma della Fondazione Sciacca pubblicato sul suo sito internet Salvini è diventato “componente” del comitato scientifico, mentre la presidenza è andata proprio a Lima.

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La Fondazione ha scritto una lettera a Report nella quale esprime solidarietà a Burke e si dice indignata perché è stato accostato ai nemici del Papa, visto che svolge i suoi incarichi al servizio della Santa Sede ed è fedele al Papa. Burke, racconta ancora la trasmissione, viene intercettato mentre c’è chi gli chiede una spintarella per far diventare sottosegretario il senatore Armando Siri. Si tratta di una storia già conosciuta e riguarda l’ormai famosa indagine su Paolo Arata, che secondo la procura di Palermo sarebbe socio di Vito Nicastri, ed è accusato di aver pagato 30mila euro proprio a Siri per un emendamento sull’eolico. La storia era stata raccontata all’epoca da Repubblica:

Il 17 maggio, Federico Arata chiamò il padre per riferire il messaggio dell’amico che brigava per entrare nel governo: «Mi ha detto se potevo fargli arrivare qualche sponsorizzazione presso l’ambasciatore americano che a quanto pare si sente con il presidente Mattarella». Federico aveva chiesto a Burke: «Ma il cardinale non lo conosce questo ambasciatore». Arata junior aveva allora provato con Steve Bannon, l’ex stratega di Trump. Il padre concordava: «Sì, usalo, perché Armando è un amico, lo merita». E ribadiva: «Ti devi concentrare su Bannon e sul cardinale».

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Salvini, Bannon e The Brink

Poi Report torna a mostrare alcune immagini del documentario ‘The Brink’ di Alyson Klayman (distribuito da Wanted) che mostrano per la prima volta l’incontro tra Bannon, Federico Arata e Salvini avvenuto a Roma il 7 settembre 2018. Secondo Report, Arata jr è considerato il vero artefice dei rapporti tra Lega e Bannon. In The Brink, inoltre, viene raccontato che ‘The Movement’, l’organizzazione fondata da Bannon per promuovere il nazionalismo e il populismo di destra in Europa, avrebbe avuto un ruolo significativo nella nascita del governo gialloverde. Stando a quando afferma nel documentario Mischael Modrikamen, portavoce di ‘The Movement’, “Bannon ha fatto pressioni e ha consigliato sia Di Maio sia Salvini per formare l’attuale coalizione”. Bannon, ricorda Modrikamen, “disse a Di Maio e Salvini: ‘Dovete provare a fare questa alleanza populista'”. Nei giorni precedenti alla nascita del governo, racconta ancora il portavoce di ‘The Movement’, Bannon ha incontrato entrambi i vicepremier. “Certamente ha consigliato entrambi i leader – sottolinea -. Lui pensava che alla fine loro potessero fare un passo indietro, consentendo al primo ministro Conte di assumere un ruolo di comando”.

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La storia della Fondazione Arata era stata raccontata nel maggio 2019 dal Fatto Quotidiano:

Tra Salvini e Burke l’amicizia risale a prima delle politiche del 4 marzo. Per due volte il leader della Lega era stato in visita a casa del cardinale statunitense, a Roma, in via Rusticucci 13, a due passi da piazza San Pietro. Visite che avevano destato un certo stupore negli ambienti vaticani. Da un lato il principale oppositore di Francesco nel Collegio cardinalizio. Dall’altro il politico italiano che già al raduno di Pontida del 2016, si era fatto fotografare con in mano la maglietta con su scritto “Il mio Papa è Benedetto”. Un gesto rimasto indigesto all’interno del Vaticano e della Cei. Ma Salvini non si era fermato: “Papa Benedetto aveva idee molto precise sull’islam. Quelli che invitano gli imam in chiesa non mi piacciono”. E ancora: “Io sono fermo a qualche tempo fa, a Papa Ratzinger”. Uno slogan che interpreta il sentire comune di diversi ambienti della destra e dell’ultradestra, che vedono in Bergoglio poco più che un prete di strada che diffonde un catechismo terzomondista e un pontefice di caratura inferiore al cospetto della sottile e sconfinata sapienza teologica incarnata da Benedetto.

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