Opinioni

Gli avvocati dei mafiosi vanno bene se sono amici

Il cosiddetto dibattito politico ferragostano sui cosiddetti media sviscera temi assolutamente imprescindibili in un paese sull’orlo della bancarotta e con un governo di incompetenti litigiosi risucchiato in un gorgo di ridicole castronerie. Ad esempio tiene banco la proposta di Cacciari (dicesi Cacciari) per rifondare la sinistra (insieme a quattro avventori di osteria), oppure l’annuncio “razzista” di una capotreno esasperata dai continui reati commessi a bordo, per non parlare del calcio mercato e delle foto di Salvini al mercato del pesce (incartato con le copie sopravvissute al fallimento de La Padania).

Ma negli interstizi di cotanta lena intellettuale si è insinuata una notizia minore, che merita una rilfessione, come amava dire la Boldrini. Nel Comitato Regionale Antimafia della Regione Lombardia – di cui pochi sospettavano l’esistenza, ma che sicuramente avrà inflitto poderosi colpi di maglio alla criminalità organizzata – Forza Italia e la Lega hanno proposto di nominare l’avv. Maria Teresa Zampogna. Nella sua professione, costei ha assunto la difesa, tra gli altri, di uno spietato pezzo da novanta di Cosa nostra, tal Salvatore Lo Piccolo, un boss della ‘ndrangheta, tal Carmine Valle, un funzionario pubblico legato ai clan calabresi, Carlo Chiriaco e anche di Domenico Zambetti accusato di comprare voti dai mafiosi a 50 euro l’uno e che con il suo arresto determinò nel 2012 la fine della giunta regionale lombarda.

maria teresa zampogna giulia bongiorno

Le cronache narrano che la nomina della Zampogna ha immediatamente scatenato l’opposizione di Monica Forte, grillina, presidente della commissione consiliare antimafia della Regione che ha dichiarato: “Pongo un problema di opportunità: nel comitato devono entrare persone con esperienza nel contrasto alle mafie”. A ruota è arrivata una sfilza di indignati sia sul fronte politico sia sul fronte giornalistico, da David Gentili, presidente della commissione antimafia del Comune di Milano a Nando della Chiesa. La disputa in sostanza solleva un punto chiaro: un avvocato se difende un mafioso (che ha un diritto costituzionale ad essere difeso) non è degno di assumere cariche istituzionali che possano avere a che fare con la repressione delle mafie. Quindi se ne deduce che nessun avvocato difensore di assassini o rapinatori dovrebbe poter essere eletto in Parlamento dove si discutono e approvano leggi che puniscono omicidi e rapine.

Già odo il coro di chi asserisce che sarebbe pretestuoso allargare il campo. Allora limitiamoci ai difensori dei mafiosi. Del governo grilloleghista fa parte tal avvocato Giulia Bongiorno, divenuta famosa per aver difeso Andreotti. La sentenza definitiva accertò che il Divo commise il reato di associazione a delinquere (con mafiosi eccellentissimi) fino alla primavera del 1980, come giustamente ci ricordano ripetutamente Dalla Chiesa, Barbacetto, Caselli e tanti altri, ma il reato fu prescritto.  Allora viene da chiedersi come mai la nomina in una commissione regionale priva di poteri effettivi di un avvocato dei mafiosi mena scandalo, mentre quella a Ministro della Funzione Pubblica (che ha responsabilità su tutta la Pubblica Amministrazione) non provoca un plissé? Noi uomini di mondo non oseremo mai sospettare che tale profonda diversità di vedute sia dovuta ad una banale circostanza: il governo a Roma è composto da amici, la giunta del Pirellone da nemici degli amici.

 

Fabio Scacciavillani dopo aver conseguito il Ph.D. in Economia all’Università di Chicago (dove è stato assistente del Premio Nobel Merton Miller), ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Centrale Europea (nel periodo pioneristico dell’unione monetaria), a Goldman Sachs, al Centro Finanziario Internazionale di Dubai e in Confindustria. Attualmente è il Capo della Strategia del fondo sovrano dell’Oman che gestisce i proventi delle esportazioni petrolifere del Sultanato. Nelle pubblicazioni e nell’attività professionale si è concentrato su tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. E’ ospite fisso su Bloomberg TV ed editorialista del Fatto Quotidiano. Ha scritto “Tremonti: Il Timoniere del Titanic” con Giampiero Castellotti e “The New Economics of Sovereign Wealtyh Funds” con Massimiliano Castelli.

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Fabio Scacciavillani

Fabio Scacciavillani dopo aver conseguito il Ph.D. in Economia all’Università di Chicago (dove è stato assistente del Premio Nobel Merton Miller), ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Centrale Europea (nel periodo pioneristico dell’unione monetaria), a Goldman Sachs, al Centro Finanziario Internazionale di Dubai e in Confindustria. Attualmente è il Capo della Strategia del fondo sovrano dell’Oman che gestisce i proventi delle esportazioni petrolifere del Sultanato. Nelle pubblicazioni e nell'attività professionale si è concentrato su tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. E’ ospite fisso su Bloomberg TV ed editorialista del Fatto Quotidiano. Ha scritto “Tremonti: Il Timoniere del Titanic” con Giampiero Castellotti e “The New Economics of Sovereign Wealtyh Funds” con Massimiliano Castelli.