La macchina del funky

Manlio Cerroni si è messo in testa un'idea meravigliosa sulla monnezza a Roma

manlio cerroni

Manlio Cerroni ha 90 anni, è il padrone di Malagrotta e fino a qualche anno fa era il dominus dei rifiuti romani. Dopo la chiusura della sua discarica e i tanti processi che lo coinvolgono la sua stella sembrava essersi spenta definitivamente. Ma grazie all’accordo stipulato dal comune di Roma con il Colari è tornato in campo. Mette a disposizione il suo tritovagliatore che è affittato a Porcarelli visto che lui non può fare accordi con le istituzioni romane a causa dei processi e delle cause in corso. Cerroni, intervistato oggi da Repubblica, fornisce la sua spiegazione della guerra della monnezza di Roma e suggerisce come uscirne: alla vecchia maniera.

Avvocato, perché Roma è entrata in emergenza?
«Perché hanno chiuso la discarica di Malagrotta e non hanno realizzato una discarica alternativa come io avevo proposto. Una casa non può avere salotto e arredi e non avere servizi. Dal 12 ottobre 2009 ho presentato in Regione tre progetti». Tutti in località di sua proprietà. «Si, ma dovevamo formare un soggetto ad hoc di cui facesse parte anche Ama».
Insomma, per lei Roma non ce la fa senza una discarica?
«Sicuramente no. Lo dimostra anche San Francisco, portata a esempio prima dall’allora sindaco Alemanno e poi dal successore Marino. San Francisco ha una discarica che riceve gli scarti dei rifiuti trattati, pari al 25% del totale dei rifiuti raccolti».
Adesso la sindaca Raggi e l’assessora all’Ambiente Muraro chiedono al dimissionario presidente di Ama Fortini di utilizzare il suo tritovagliatore.
«E io sono pronto a metterlo a disposizione. Può trasformare in combustibile mille tonnellate di rifiuti al giorno. L’ho fatto costruire nel 2013, quando l’Unione europea vietò di portare i rifiuti non trattati in discarica».
Fino a quando ha lavorato?
«Fino a cinque mesi fa, quando Fortini, di punto in bianco, smise di utilizzarlo. Da allora è cominciata la crisi di Roma».

malagrotta manlio cerroni

Qual è la sua ricetta per far uscire Roma dall’emergenza?
«In attesa che Comune e Regione realizzino tutto quello che vogliono, gli ecodistretti, le discariche di servizio, gli impianti, la soluzione è usare il mio tritovagliatore e il mio impianto di Guidonia».
Ma è libero il suo tritovagliatore?
«Sì, non sta lavorando materiale. Però l’ho affittato a Luciano Porcarelli, perché il mio nome è considerato come Ebola. Invece di ringraziare la Madonna del Divino Amore che ci sono io, preferiscono far sommergere Roma da topi, cinghiali e altre schifezze. È un mondo di follia, me ne voglio andare. Sto in trattative per lasciare tutto e andare a lavorare all’estero. Bisogna saper fare il proprio mestiere. Io sono il primo “monnezzaro” del mondo». 

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