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Mafia Capitale, in galera il Mondo di Sopra

quattro re di roma

Dopo i sussurri delle settimane scorse, sono scattati stamattina 44 nuovi arresti nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale, che aveva già portato all’arresto di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi e scoperchiato l’associazione a delinquere del Mondo di Mezzo che aveva infiltrato la politica a Roma. Sono 44 i nuovi arresti dei magistrati guidati da Giuseppe Pignatone, tra Sicilia, Lazio e Abruzzo per associazione per delinquere ed altri reati. Ventuno gli indagati a piede libero. Sullo sfondo il business legato ai flussi migratori e alla gestione dei campi di accoglienza per migranti. Tra i 44 c’è anche Luca Gramazio. Questi è accusato di partecipazione all’associazione mafiosa capeggiata da Carminati, che avrebbe favorito sfruttando la sua carica politica: prima di capogruppo Pdl al Consiglio di Roma Capitale ed in seguito quale capogruppo Pdl (poi FI) presso il Consiglio Regionale del Lazio.

massimo carminati mafia capitale
Massimo Carminati e la banda di Mafia Capitale (Corriere della Sera, 9 dicembre 2014)

Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia della Capitale, hanno, tra l’altro, consentito di documentare la partecipazione di Gramazio “all’associazione mafiosa, in qualita’ di esponente della parte politica che interagiva, secondo uno schema tripartito, con la componente imprenditoriale e quella propriamente criminale”. Secondo il Ros, Gramazio “dapprima nella carica di capogruppo Pdl al consiglio di Roma Capitale ed in seguito quale capogruppo Pdl (poi Fi) presso il consiglio regionale del Lazio, sfruttando la propria appartenenza ai suddetti organi amministrativi e la conseguente capacita’ di influenza nell’ambiente istituzionale, poneva in essere condotte strumentali al conseguimento degli scopi del sodalizio”. Le indagini del Ros che oggi hanno portato a 44 arresti hanno consentito di accertare, dicono gli inquirenti, la “centralità, nelle complessive dinamiche dell’organizzazione mafiosa diretta da Massimo Carminati, di Salvatore Buzzi”, già coinvolto nella prima fase dell’inchiesta e ritenuto “riferimento di una rete di cooperative sociali che si sono assicurate, nel tempo, mediante pratiche corruttive e rapporti collusivi, numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate”. Secondo i carabinieri del Ros che indagano su Mafia Capitale, un “articolato meccanismo corruttivo” faceva capo a Luca Odevaine che, “in qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’ accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, è risultato in grado di ritagliarsi aree di influenza crescenti” in questo specifico settore. Le indagini avrebbero accertato la sua capacità di “garantire consistenti benefici economici ad un ‘cartello d’ imprese’ interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l’ esclusione di imprese concorrenti dall’ aggiudicazione dei relativi appalti”.
 
MAFIA CAPITALE, I 44 NUOVI ARRESTI
Il blitz dei carabinieri è scattato all’alba nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Catania ed Enna. Nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Roma, vengono ipotizzati a vario titolo i reati di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori ed altro. Contestualmente agli arresti, sono in corso perquisizioni a carico di altre 21 persone indagate per gli stessi reati. I provvedimenti riguardano gli sviluppi delle indagini condotte dal Ros nei confronti di “Mafia Capitale”, il gruppo mafioso riconducibile a Massimo Carminati, ora in carcere. Secondo gli investigatori, gli accertamenti successivi a quella tornata di arresti hanno confermato “l’esistenza di una struttura mafiosa operante nella Capitale, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali”. In particolare le indagini hanno documentato quello che gli inquirenti definiscono un “ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d’imprese, non solo riconducibili al sodalizio, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori”.  Nella capitale “c’era una struttura mafiosa, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprendtoriali locali”. Lo dicono gli investigatori del Ros impegnati nell’operazione ‘Mondo di mezzo 2’, nei confronti dell’organizzazione che ruota attorno alla figura dell’ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati, in carcere dallo scorso dicembre. Le indagini hanno documentato, tra l’altro, “un ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello di imprese, non solo riconducibili al sodalizio, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori”. Sono 25 le persone finite ai domiciliari nell’ambito della fase due dell’inchiesta Mafia capitale. Tra loro, oltre ai nomi già emersi, come l’ex presidente del Municipio di Ostia Andrea Tassone e il capogruppo Pdl in Campidoglio Giordano Tredicine, anche Daniele Pulcini. In particolare, ecco la lista dei destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari firmata dal gip di Roma Flavia Costantini: Emanela Bugitti, Piera Chiaravalle, Sandro Coltellacci, Alessandra Garrone, tutti già agli arresti domiciliari. Poi Gerardo Addeo; Tommaso Addeo; Gaetano Altamura; Stefano Bravo; Marco Bruera; Mario Cola; Domenico Cammissa; Santino Dei Giudici; Guido Magrini; Angelo Marinelli; Salvatore Menolascina; Mario Monge; Brigidina Paone; Daniele Pulcini; Stefano Venditti; Paolo Solvi; Fabio Stefoni; Andrea Tassone; Giordano Tredicine; Tiziano Zuccolo; Carmelo Parabita.
Le mani di Mafia Capitale sull'Italia (La Repubblica, 15 dicembre 2014)
Le mani di Mafia Capitale sull’Italia (La Repubblica, 15 dicembre 2014)

L’INDAGINE SU MAFIA CAPITALE

L’indagine Mondo di Mezzo comincia nel 2012. In quell’anno i Ros che stanno indagando sulle attività di Massimo Carminati scoprono la presenza di una struttura mafiosa ramificata e pervasiva, che attraversa tutti i gangli decisivi del potere politico oltre che coinvolgere tante vecchie conoscenze dei tribunali di Roma. Una Mafia Capitale, come la chiamerà Giuseppe Pignatone nella conferenza stampa in quella che gli inquirenti hanno definito una vera e propria associazione a delinquere di stampo mafioso. Avvalendosi dello storico legame con esponenti dell’estrema destra romana, alcuni dei quali divenuti esponenti politici o manager pubblici, il sodalizio si è gradualmente dimensionato in un’organizzazione di tipo evoluto, dedita alla sistematica infiltrazione del tessuto economico ed istituzionale, con una struttura tipicamente mafiosa ed un apparato in grado di gestire i diversificati interessi illeciti. E con tanti contatti, alleanze e complicità: ad esempio il clan camorrista facente capo a Michele Senese, radicato a Roma sin dagli anni ’80 e dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti; il clan Casamonica, attivo nel quadrante sud-est della città e dedito ad una vasta gamma di attività delittuose, in particolare usura e riciclaggio; Ernesto Diotallevi, già appartenente alla Banda della Magliana con compiti di riciclaggio dei capitali illeciti, e Giovanni De Carlo, subentrato al primo nello scacchiere delinquenziale romano; proiezioni del clan mafioso catanese di Santapaola; un gruppo di rapinatori albanesi particolarmente agguerrito e pericoloso.
Le mani di Mafia Capitale su Roma (La Repubblica, 15 dicembre 2014)
Le mani di Mafia Capitale su Roma (La Repubblica, 15 dicembre 2014)

MAFIA CAPITALE: NEL MONDO DI MEZZO TRA POLITICA E CRIMINE
Qual è la particolarità? «Abbiamo individuato un’associazione che abbiamo chiamato mafia capitale. Si tratta di un’organizzazione romana originaria e originale: autoctona anche se collegata ad altre organizzazioni e con caratteri suoi proprie e originali rispetto alle altre organizzazioni mafiose‎», ha detto il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone nel corso della conferenza stampa. Un’altra delle caratteristiche dell’organizzazione mafiosa è quella della trasversalità di appartenenza politica sia al suo interno che per i contatti esterni al fine di ottenere appalti e lavori. «Se Massimo Carminati, il capo dell’organizzazione – ha detto il procuratore Pignatone – viene dall’eversione dell’estrema destra romana, il suo braccio destro Salvatore Buzzi, ha un passato nell’estrema sinistra già condannato in maniera definitiva per un omicidio del 1980. Buzzi è oggi al comando di una serie di cooperative di lavoro composte da ex detenuti che operano nel sociale e gestiva per l’organizzazione criminali appalti nelle aziende municipalizzate e del comune di Roma». “La politica è una cosa – dice proprio Salvatore Buzzi nel corso di una intercettazione del Ros – gli affari so’ affari». Il nome più grosso che spunta fra gli indagati è quello dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, la cui posizione, dice il procuratore, è ancora da vagliare nel dettaglio. Il pm titolare dell’indagine Michele Prestipino è stato invece meno abbottonato: «Nel marzo 2013 nel Cda dell’Ama viene nominato con provvedimento del sindaco Alemanno un legale scelto da Carminati stesso. Lo stesso per il direttore generale di Ama e un altro dirigente operativo». Secondo Prestipino quella della Mafia Capitale era«un’incessante attività di lobbying» dell’organizzazione criminale individuata «per collocare con successo manager asserviti ai loro interessi». Prestipino ha citato anche la nomina del presidente della Commissione Trasparenza del Comune di Roma e la candidatura a sindaco di Sacrofano – dove risiedeMassimo Carminati, considerato capo di Mafia Capitale – di un uomo fidato poi eletto. Ci sono approfondimenti anche su forze dell’ordine e qualcuno sarebbe già iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento. Il magistrato ha poi spiegato che «la remunerazione per gli imprenditori o altri referenti della pubblica amministrazione poteva andare dai 15mila euro mensili per diversi anni a centinaia di migliaia di euro a singole persone fisiche o giuridiche una tantum fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana tra cui anche la fondazione creata da Alemanno».
soldi politici mafia capitale
I soldi ai politici di Mafia Capitale (Il Sole 24 Ore, 7 dicembre 2014)

GLI APPALTI PER IMMIGRATI E NOMADI NEL MIRINO
La parte più interessante dell’inchiesta dal punto di vista politico è però quella che coinvolge la gestione delle commesse, dei finanziamenti del Comune e di quelli delle municipalizzate nella gestione dei campi nomadi, delle strutture per richiedenti asilo e minori non accompagnate, dove la Mafia Capitale aveva messo le mani. In particolare, spiegano gli inquirenti, «attraverso la corruzione di esponenti politici ed amministrativi, le società controllate dall’organizzazione indagata hanno così ottenuto diversi appalti, condizionando le rispettive gare attraverso la conoscenza anticipata del contenuto dei bandi o, in alcuni casi, concorrendo addirittura alla stessa stesura». In questi settori imprenditoriali, proseguono, «l’interesse veniva rivolto anche ad altri Comuni della Provincia di Roma, quali Sant’Oreste, Morlupo e Castelnuovo di Porto, adottando le medesime metodologie corruttive, sino anche a modificare offerte già depositate e superare così aziende concorrenti. I fondi neri destinati alle tangenti per gli esponenti delle strutture politico-amministrative interessate e alla retribuzione dei membri del sodalizio venivano ricavati con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti che, a seconda delle società emittenti, determinava diversificate modalità di remunerazione». In particolare: le società riconducibili a soggetti esterni al sodalizio, a fronte dei pagamenti ricevuti, restituivano all’organizzazione criminale denaro contante per la creazione di fondi extracontabili, utilizzati per i pagamenti illeciti; le società direttamente controllate dall’organizzazione criminale, gestite anche con l’utilizzo di prestanome, attraverso transazioni reciproche riuscivano a canalizzare ingenti somme di denaro agli stessi sodali e a soddisfare le esigenze di reimpiego dei proventi illeciti.