Economia

Ispettore Lemmetti, il caso rocchetto di nichel a Roma è tuo!1!

L’assessore al bilancio scende in campo sulla vicenda del rocchetto di nichel dal valore contestato. Intanto la procura apre un’inchiesta

gianni lemmetti andrea mazzillo

«Vi stracaho sul rocchetto di nichel»: l’ispettore al Bilancio del Comune di Roma Gianni Lemmetti scende in campo sul caso del rocchetto di nichel rivelato ieri dal Messaggero. Un rapido riassunto delle puntate deficienti: nel 2011, come pagamento per una vertenza con il Comune, la società del finanziere Giovanni Calabrò detto “Il Marchese” propose al Campidoglio la cessione di un rocchetto di nichel, metallo prezioso e dalle quotazioni spesso in rialzo, del valore nominale di 55,6 milioni di euro. Un affarone, praticamente.

Lo sventurato Comune di Roma (all’epoca sindaco era Gianni Alemanno) rispose di sì, prese il rocchetto di nichel e cercò di venderlo all’asta: sei di quelle organizzate andarono deserte, intanto lo stesso Campidoglio pagava una società di sorveglianza per custodirlo e il controllo è stato rinnovato per l’ultima volta a gennaio dalla Giunta Raggi. Un’inchiesta della GdF, che si era occupata di una truffa simile, rivela che il valore è farlocco: quel nichel vale al massimo 20mila euro. Già nell’aprile del 2018 i revisori dei conti dell’OREF avevano messo in guardia la giunta di Virginia Raggi. E nel rilasciare il parere alla variazione di bilancio, avevano invitato i grillini a «impegnare le somme derivanti dalla vendita del nichel successivamente alla effettiva vendita». Cioè a non considerare i soldi in cassa, prima di averli. Adesso tutto è in mano all’assessorato al Bilancio. Spiega oggi Repubblica Roma:

Mentre il Comune è sicuro: «La mancata alienazione di alcune bobine di nichel in possesso del Campidoglio non avrà effetti sugli equilibri contabili». Le somme relative al metallo sono state già eliminate dal bilancio di previsione 2019-2012.

«Precedentemente — conclude il Comune — era stata prevista in entrata una cifra di circa 38 milioni di euro, progressivamente sostituita da altre fonti di finanziamento». Nessuna falla nei rendiconti, anche se ora chi ha gestito la partita trema per l’intervento della Corte dei Conti.

Il Corriere della Sera Roma invece riporta le parole del consigliere Pietro Calabrese: «Non conosco la vicenda, non faccio parte della commissione Bilancio, ma se quanto riportato fosse vero,bisognerebbe verificare chi nel 2011 ha gestito l’operazione. I Municipi aspettavano di ricevere finanziamenti soddisfatti in parte con la vendita del nichel, ma quando si è scoperto che non entrava nulla…».

La società in debito con il Campidoglio, come stabilito nel 2005 dalla Cassazione, non ha chiuso il contenzioso a prescindere dal valore (reale o farlocco) del metallo. Motivo per cui l’Avvocatura sta attivando tutte le procedure per riscuotere quanto le spetta. Resta il nodo della perizia che, in base a un’indagine della Guardia di finanza di Vicenza, non sembrerebbe attendibile.

Questione sulla quale da Palazzo Senatorio non si sbilanciano, salvo addentrarsi in un ragionamento: «Il perito del Tribunale si è limitato a rilevare la difficoltà a vendere il materiale. Se non c’è mercato, è probabile abbia dedotto che non possa valere così tanto».

Il Messaggero invece conferma che quei soldi servivano alle opere pubbliche:

A lanciare l’allarme, lo scorso aprile, era stato l’organismo di revisione contabile che, nel parere su una variazione al bilancio 2018, aveva raccomandato di «impegnare le somme derivanti dalla vendita del nichel e delle partecipazioni successivamente alla effettiva vendita delle stesse».

Un avvertimento dovuto anche alla rimodulazione di alcune opere del dipartimento lavori pubblici, finanziate in parte (1,4 milioni) proprio con «l’alienazione del nichel».

Il Comune invece precisa che quel rocchetto di nichel è stato dato a garanzia di un credito e non in sostituzione di esso. Quindi in ogni caso i soldi del Marchese non sono al sicuro, anzi. Ispettore Lemmetti, adesso tocca a te! Stracaha in petto al Marchese, daje.

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