La macchina del funky

La Lega chiude via Bellerio e sbatte tutti in cassa integrazione

grillini civati

In televisione Matteo Salvini dice che bisogna difendere il lavoro. Poi chiede di sbattere in Cassa Integrazione i 71 dipendenti della Lega che lavoravano nella sede di via Bellerio, la storica sede del Carroccio che non ha ancora riaperto dopo la pausa festiva e il cui destino appare segnato. Scrive infatti il Corriere della Sera:
 

Il partito di Salvini si ritirerà da tutti gli spazi fin qui occupati e si stringerà in quelli che, fino alla chiusura del giornale il primo dicembre scorso, erano la redazione della Padania, un edificio a margine del complesso. Anche se l’ufficio di Bossi è all’ultimo piano dell’edificio principale. L’obiettivo è quello di risparmiare tutto il possibile sulle spese di riscaldamento, pulizia e manutenzione. Il movimento, che si fa assistere dallo studio legale internazionale Pwc, Pricewaterhouse Cooper, ha chiesto per i suoi 71 dipendenti la cassa integrazione a zero ore: al massimo se ne salverebbero cinque o sei e l ’obiettivo di Salvini è formare uno staff in gran parte formato da volontari.

Matteo Salvini: Noi con Chiquita
Matteo Salvini: Noi con Chiquita

Ma, in realtà, gli edifici di via Bellerio rappresentano una storia esaurita anche per la Lega:

Furono la materializzazione dell’idea di Umberto Bossi e ne hanno seguito la parabola. Acquistati nel 1993 per 14miliardi di lire, furono la rappresentazione della diversità della Lega. Gli altri partiti, pur squassati dall’inchiesta Mani pulite, non avevano ancora rinunciato alle loro prestigiose sedi in palazzi nobili nel centro di Milano:sia la Dc sia il Psi erano nel raggio di poche centinaia dimetri da Sant’Ambrogio. Via Bellerio è all’estrema periferia nord della città, zona popolare, negli spazi che furono di una vecchia azienda farmaceutica. Il vecchio quartier generale è stato anche il teatro dell’unica «battaglia» per l’indipendenza della Padania: quando nel 1996 la polizia cercò di perquisire gli uffici della Lega, dai tafferugli che ne seguirono Roberto Maroni uscì malconcio. Fino a qui, i tentativi di mettere sul mercato le palazzine non hanno avuto successo. Ma ilfatto che gli edifici sianoormai sovradimensionati era già chiaro a Roberto Maroni quando dispose, da neosegretario, la spending review interna al movimento.