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«Io tengo per il PD»: le intercettazioni del caso Graziano

stefano graziano matteo renzi

«Hai capito…ti vuoi togliere…mi serve uno come te…ma che c… stai dicendo, io tengo per il Pd»: così Alessandro Zagaria rispondeva a un certo Pasquale secondo una serie di colloqui intercettati dalla procura nell’ambito dell’indagine che ieri ha portato a nove arresti e all’avviso di garanzia per Stefano Graziano, presidente del Partito Democratico della Campania e dell’assemblea regionale. Graziano si è autosospeso da entrambi gli incarichi ma le accuse su di lui sono gravi: è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Accusato di aver favorito appalti in cambio dei voti garantiti dai Casalesi.

Le intercettazioni del caso Graziano

Sono le registrazioni degli incontri e delle telefonate, ma soprattutto le verifiche svolte dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza a delineare il «sistema». Nato ad Aversa, 45 anni, Graziano inizia la sua carriera nel centrosinistra nel solco prima di Ciriaco De Mita e poi di Marco Follini, con il quale dà vita a Italia di Mezzo. Dopo la fondazione del Pd, diventa capo del tesseramento nazionale e deputato per una legislatura. Tra il 2013 e il 2014 approda con una consulenza a Palazzo Chigi con l’allora premier Enrico Letta, incarico poi non rinnovato dal governo Renzi. Nel mirino dei magistrati della Dda di Napoli i lavori di consolidamento di Palazzo Teti. La gara per i lavori allo storico Palazzo Teti Maffuccini, dove nel 1860 soggiornò Garibaldi e fu sottoscritta la resa di Capua, ha subito negli anni vari rallentamenti e secondo l’ipotesi della Dda sarebbe stata vinta da una cordata di imprese ritenute vicine al clan guidato da Michele Zagaria. Gli indagati rispondono a vario titolo dei reati di corruzione e turbativa d’asta, con l’aggravante di aver agevolato il clan casertano. L’operazione scattata alle luci dell’alba è lo sviluppo del secondo filone dell’inchiesta Medea coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e che ha già portato all’arresto di 13 persone tra cui l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio. Palazzo Teti fu confiscato negli anni ’90 a Nicola Di Muro, padre di Biagio, l’ultimo sindaco in carica al Comune e da dicembre dimissionario (gli è subentrato un commissario). Meno di un anno fa Biagio Di Muro fu oggetto di una perquisizione. Secondo gli investigatori l’ex sindaco e alcuni componenti della commissione di gara avrebbero ricevuto tangenti per favorire alcune aziende mediante l’attribuzione del necessario punteggio tecnico nelle procedure di gara. Le tangenti sarebbero state distribuite anche a componenti della commissione: al responsabile unico del procedimento Roberto Di Tommaso, impiegato nell’ufficio Lavori pubblici del Comune e al professor Vincenzo Manocchio. La mazzetta accertata, 70mila euro, sarebbe stata giustificata con l’emissione di fatture legate a operazioni inesistenti di imprese che fanno capo al commercialista Raffaele Capasso e a Vincenzo Fioretto, ingegnere legato a Alessandro Zagaria e alla faccendiera Loredana Di Giovanni, i due intermediari fondamentali nell’operazione. A corrompere i funzionari sarebbero stati l’ingegner Guglielmo La Regina, rappresentante legale dell’Archicons e Marco Cascella, amministratore della Lande spa, la società che si è aggiudicata l’appalto da due milioni. La Lande, sedi a Napoli, Tivoli e Novara, negli anni si è aggiudicata con regolarità gare importanti in giro per l’Italia, appalti sulla linea del metro 4 di Milano, a Villa Adriana a Tivoli, nel Bosco di Capodimonte a Napoli, al Mattatoio di Roma.

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Le intercettazioni del caso Graziano e l’avviso di garanzia per il presidente del PD Campania (Corriere della Sera, 27 aprile 2016)

Piange il telefono

Le telefonate citate nell’ordinanza sono oggi riportate dal Corriere della Sera in un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini: «È il 15 novembre 2014, Zagaria parla in auto con l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro, anche lui finito in carcere nell’ambito della stessa inchiesta. «I due — evidenzia il giudice — parlano di «imprenditori favoriti da piazzare. Poi Zagaria mostra di attivarsi direttamente per sostenere la campagna elettorale di un candidato alle competizioni elettorali di quel periodo (tale Graziano, candidato per il consiglio regionale) e di questo fatto rimprovera Di Muro che, a suo dire, non si sta attivamente impegnando».

Zagaria: devo mettere a lavorare a questo! Ho perso già una fatica e adesso già stanno lavorando!
Di Muro: Io dovevo fare la riunione e poi andare via
Zagaria: ma tu non ci stare troppo… rimaniamo sempre quelli che siamo. Quello Pasquale… ha detto: io ho fatto il passaggio! Pasquale sei capace di metterti addosso…addosso!

Annota il giudice: «Nel corso della conversazione Zagaria asserisce che il citato Pasquale gli ha proposto di passare con lui».

Zagaria: Hai capito…ti vuoi togliere…mi serve uno come te…ma che c… stai dicendo, io tengo per il Pd

Aggiunge il giudice: «Nella circostanza riferisce a Di Muro anche la risposta negativa che ha fornito sempre a Pasquale».

Zagaria: Io ti voglio bene a te…tu sei sempre l’amico mio, cosa hai capito? No io ti ringrazio di questa cosa.. No non mi devi ringraziare mai! E già non sta bene…perché noi dobbiamo portare a Graziano e tu non ti fai vedere. Ti dovrei allontanare io a te! O no?

Lo stesso giorno, racconta infine il Corriere, c’è un’altra conversazione nella quale «si fa esplicito riferimento all’appalto relativo alla ristrutturazione del palazzo Teti Maffuccini e all’aiuto che Graziano dovrebbe fornire affinché il finanziamento possa essere trasferito da un capitolato di spesa a un altro consentendo margini di tempo meno ristretti rispetto al precedente e scongiurare la perdita del finanziamento.

Di Muro: io tengo un santo in paradiso che mi protegge
Zagaria: come a me! Quando va bene…hai capito? …in grazia di Dio! Quello domani va a Roma e giovedì siamo qua
Di Muro: giovedì dobbiamo andare da…

Scrivono i pubblici ministeri nell’ordine di perquisizione: «Da alcune conversazioni emerge chiaramente il rapporto sinallagmatico tra il ruolo di Graziano e l’appoggio elettorale che Zagaria si impegna a prestare, contando sulla disponibilità di Graziano quale importante pedina politicoamministrativa necessaria per l’esistenza e l’operatività del clan camorristico di cui Zagaria è certa espressione». «La polizia giudiziaria ha documentato plurimi incontri tra Graziano e Zagaria in un periodo preelettorale e che, ad elezione avvenuta, Graziano ha avuto contatti telefonici con Zagaria dai quali emergeva la riconoscenza dell’esponente politico nei confronti di Zagaria».