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Le firme false a 5 Stelle a Palermo: cosa dicono i periti?

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La seconda puntata della storia delle firme false a 5 Stelle delle Iene interesserà molto a Luigi Di Maio, che ha invitato la mail anonima ricevuta alla procura, e a Beppe Grillo come garante del M5S. La vicenda la conosciamo: le irregolarità segnalate riguardano la raccolta di firme a sostegno della lista M5S nel 2012, cioè le firme dei cittadini sostenitori che un partito deve raccogliere e fare autenticare da un pubblico ufficiale affinché le sue candidature siano valide. Secondo alcuni attivisti le firme sono state effettivamente raccolte, ma a causa di un errore in un modulo (dove uno dei candidati era indicato come nato a Palermo, mentre in realtà era nato a Corleone), sarebbero state trascritte e ricopiate su moduli diversi rispetto a quelli dove erano stati raccolti.

Firme false 5 Stelle a Palermo: il video delle Iene

Le firme false a 5 Stelle a Palermo

Nel secondo servizio compare ancora una volta Giovanni Pintagro, che aveva detto di aver visto con i suoi occhi le persone che falsificavano le firme: una parlamentare (Claudia Mannino) e una collaboratrice del M5S all’Assemblea Regionale Siciliana (Samantha Busalacchi). L’errore riguarda l’allora candidato Giuseppe Ippolito, che secondo i fogli inviati alle Iene è nato a Palermo il 19 agosto 1987 mentre in realtà il suo luogo di nascita è Corleone. Stavolta fa i nomi di tutti i presenti nel giorno della presunta falsificazione: Riccardo Nuti, oggi deputato e allora candidato a sindaco, Giulia Di Vita, oggi deputata, Claudia Mannino, anch’essa deputata (il cui marito insulta su Facebook Myrta Merlino), Chiara Di Benedetto ed altri. Nel 2013 la Digos indagò ma poi fu tutto archiviato. Durante il servizio Roma ascolta anche Giovanni Scarpello, pubblico ufficiale che le ha certificate. Quelli che hanno firmato dicono che il cancelliere non era presente al momento della firma. Roma chiede al cancelliere che i presunti firmatari hanno detto che le firme sono false, ma lui si rifugia in una caserma dalla quale gli autori del servizio vengono cacciati e la telecamera viene rotta, mentre l’audio continua a funzionare.
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Ma la parte più interessante è quella che confronta le firme depositate e quelle del foglio. I moduli sono identici, ma soprattutto i testimoni come il barista Marco La Bara dicono che le firme del modulo consegnato sono false. La stessa cosa confermano Fabio D’Anna e Giovanni Rubino, anche loro firmatari che riconoscono come falsa la propria firma. Due esperti grafologi consulenti del tribunale di Milano, ovvero Laura Guizzardi e Fausto Brugnatelli. La Guizzardi spiega che su cinquanta firme sono false certamente una trentina, mentre una quindicina sono probabilmente false e su cinque bisognerebbe approfondire l’indagine. Nota anche una serie di errori imbarazzanti, come tre firme completamente identiche. Brugnatelli fa anche notare che in molti casi sono state apposte firme sbagliate rispetto al nominativo, prova del fatto che il modulo è stato ricopiato.
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Come l’hanno presa i 5 Stelle?

E i 5 Stelle? La Busalacchi nel servizio della scorsa settimana prima disse che avrebbe visto volentieri Pintagro, poi però sostenne che avevacambiato idea e che non aveva voglia di vederlo. Francesco Vicari è invece uno degli attivisti che ha fatto la denuncia alla Digos così come Fabio D’Anna che però non è stato sentito dalla polizia: entrambi confermano la storia. La Mannino, intercettata da Roma durante la festa di Palermo, non ha voluto parlare della vicenda. Filippo Roma aveva provato quindi a intervistare l’onorevole Riccardo Nuti, candidato a sindaco ai tempi delle presunte firme false, cercandolo nella zona aperta al pubblico della festa nazionale, ma senza riuscire a intercettarlo. Intanto Luigi Di Maio la settimana scorsa ha fatto sapere sapere che ha letto la mail: “A seguito di una segnalazione da parte della trasmissione tv Le Iene, il mio staff ha verificato l’esistenza di email sulla questione della presunta irregolarità nella raccolta firme per le candidature nelle elezioni comunali di Palermo del 2012, vicenda su cui la Polizia aveva già indagato senza alcun esito”. Lo spiega in una nota il vice presidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio, proseguendo: “E’ stata rintracciata una email inviata il 12 settembre 2016 all’indirizzo della mia segreteria. Si tratta di una email inviata da mittente anonimo e non firmata. Settimana scorsa è stata inoltrata al Comando dei Carabinieri, per ogni loro eventuale e opportuna valutazione in merito”. Il servizio si chiude con Di Battista che grida “O-ne-stà”. Già.
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