Attualità

L'accusa di mafia per Fabrizio Palenzona

Fabrizio Palenzona è indagato per mafia. L’accusa è stata formalizzata ieri nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Antimafia di Firenze che ha recapitato all’attuale vicepresidente di Unicredit un avviso di garanzia insieme ad altre dieci persone per aver agevolato personaggi collegati al clan di Matteo Messina Denaro. Palenzona avrebbe avuto legami con Andrea Bulgarella, imprenditore di Trapani che lavora a Pisa; l’uomo gli avrebbe chiesto aiuto per il debito della sua azienda di costruzioni e hotel, che ammontava a 65 milioni di euro. E Palenzona avrebbe agito per favorirlo. Tra gli indagati Roberto Mercuri, definito dagli inquirenti “faccendiere” di Palenzona, del quale è stato perquisito l’ufficio dai ROS.
 

Fabrizio Palenzona e l’accusa di mafia

Oggi i legali del vicepresidente di Unicredit negano che conosca Bulgarella aggiungendo che durante le perquisizioni nella casa e nell’ufficio di Milano “non è stato trovato nulla”. Tuttavia un’intercettazione telefonica tra altri due indagati, due manager bancari, tira in ballo Palenzona come colui che si sarebbe prodigato per far “accelerare” l’approvazione del piano di rientro del gruppo di Bulgarella. Bulgarella è indicato dai pm imprenditore di riferimento di Cosa Nostra. Varie le circostanze in questo senso ricostruite dalla Dda e dal Ros: non solo il fatto che lo abbia descritto nel 2014, come uomo “a disposizione di Cosa Nostra”, lo stesso pentito Giovanni Brusca. Scrive oggi Davide Vecchi sul Fatto Quotidiano:

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Bulgarella aveva un’esposizione di oltre 60 milioni di debiti con diversi istituti tra cui la Banca Cooperativa di Cascina, commissariata un anno fa per riciclaggio, mentre Intesa Sanpaolo aveva avviatole procedure per segnalare Bulgarella alla centrale rischi. L’imprenditore studia un piano di ristrutturazione finanziaria e riesce a discuterne direttamente con Palenzona che lo riceve nei suoi uffici a Milano. Scrivono gli inquirenti: “Pur emergendo in maniera evidente che erano totalmente carenti i presupposti per l’approvazione, il piano è stato approvato solo perché di Bulgarella si è interessato personalmente Palenzona”.
Nonostante in banca fosse noto il legame dell’imprenditore con Cosa Nostra. Lo conferma un’intercettazione tra dirigenti Unicredit: “Spiegami perchè gli andiamo dietro? È in difficoltà finanziaria, si è procurato l’aurea dell’i mprenditore pulito e poi conosce senatori, deputati e vicepresidenti Unicredit”. Bulgarella ha tentato di ripulirsi l’immagine lasciando Trapani e trasferendosi a Pisa dove ha accumulato ingenti capitali ma, annotano i magistrati, è riuscito “grazie ai vantaggi ottenuti da rapporti con l’associazione mafiosa di Messina Denaro”.

Sotto la lente però ci sarebbero anche rapporti di affari con un altro indagato, l’imprenditore siciliano Girolamo Bellomo, marito della nipote di Messina Denaro, Lorenza, avvocato, che è estranea a questa inchiesta e che è figlia di Rosalia Messina Denaro, sorella del boss Matteo, e di Filippo Guttadauro, fratello dell’ex capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Bellomo risulta titolare di una ditta di forniture alberghiere, che avrebbe avuto rapporti con le imprese Bulgarella che a Pisa e nel Nord ha realizzato da circa venti anni, hotel e centri direzionali, anche recuperando ex colonie marine.
matteo messina denaro

Andrea Bulgarella e Matteo Messina Denaro

Per i 10 indagati perquisiti dal Ros le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’appropriazione indebita e al reimpiego di capitali di provenienza illecita. La Dda ipotizza che Bulgarella abbia reimpiegato in Toscana capitali del clan di Messina Denaro. Una situazione che avrebbe determinato vantaggi a lui stesso e all’associazione mafiosa. Tramite le società del suo gruppo, scrivono nel decreto di perquisizione il procuratore Giuseppe Creazzo, il sostituto procuratore generale Alessandro Crini (da alcuni giorni reggente alla procura di Pisa) e la sostituta della Dda Angela Pietroiusti, Bulgarella “dagli anni ’90, senza soluzione di continuità, appare aver investito e continuare ad investire in attività economiche, prevalentemente acquisti, ristrutturazioni e gestione di alberghi in Toscana, ingenti capitali da lui accumulati grazie ai vantaggi ottenuti da rapporti con l’associazione mafiosa trapanese facente capo al latitante Matteo Messina Denaro con la finalità di agevolare l’attività della predetta associazione”. “Tali rapporti – secondo gli inquirenti – hanno consentito a Bulgarella” e di riflesso al clan di Messina Denaro “di conseguire reciproci vantaggi, consistiti per il Bulgarella, attraverso la sua condivisione nei propositi di infiltrazione della cosca nell’attività economico-imprenditoriale, del settore dei calcestruzzi, di non trovare ostacolo alcuno e di avere un trattamento di favore, inizialmente nel settore delle costruzioni e degli appalti e successivamente in quello turistico-alberghiero, soprattutto quando ha trasferito i suoi interessi in Toscana”. I vantaggi per il clan, invece, affermano i magistrati, “principalmente risiedono nel rapporto e nelle elargizioni che l’imprenditore trapanese ha avuto con Luca Bellomo, nipote acquisito di Matteo Messina Denaro”. In un comunicato UniCredit “preso atto delle notizie in merito ad indagini che coinvolgono esponenti della banca, dichiara di avere piena fiducia nel loro operato e si ritiene certa che le indagini dimostreranno con chiarezza la loro estraneità rispetto alle contestazioni mosse”. Sempre nell’articolo del Fatto si racconta del rapporto tra Bulgarella e Giorgio Mulè, direttore di Panorama:

L’imprenditore, dopo avere appreso della condanna del direttore di Panorama per diffamazione nei confronti del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, invia al giornalista un sms di solidarietà. Mulè ringrazia. Poi chiama Bulgarella per chiedergli di ospitare una coppia di amici in uno dei suoi alberghi di Trapani e di prenotare per lui una stanza presso l’albergo Monasteri di Siracusa. Bulgarella si mette a disposizione,ospitando gratis gli amici e prenotando per lui nel Monasteri Resort una settimana a luglio.
Annotano i magistrati: da successive telefonate risulta che Mulè ha soggiornato “per sei giorni presso l’albergo pagando, dietro insistenze, la somma di 360 euro ricevendo una fattura pari a 720 euro”. L’8 giugno Mulè ringrazia Bulgarella gli comunica che sul prossimo Panorama un’intera pagina della rivista sarà dedicata proprio all’hotel Monasteri e gli chiede se preferisce che nell’articolo si facciaespresso riferimento anche al gruppo Bulgarella.

Chi è Fabrizio Palenzona

Nato a Novi Ligure nel 1953, Palenzona muove i suoi primi passi in politica nella Democrazia Cristiana, con la quale diventa sindaco di Tortona per dieci anni tra 1985 e 1995; dopo passa alla Provincia con la Margherita e mantiene la rappresentanza della Federazione Autotrasportatori Italiani; da presidente della Provincia si autonomina consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, componente dell’azionariato di Unicredit, di cui diventa vicepresidente nel 1999, oltre che consigliere di Mediobanca. Palenzona, detto Il Grosso per la sua stazza, è il paradigma del banchiere “politico” che entra nel mondo del credito attraverso l’ircocervo delle fondazioni. Di lui rsi raccontano i tanti legami con personaggi del calibro di Francesco Cossiga, Cesare Geronzi, Gianni Letta. Racconta oggi Giovanni Barbacetto che la sua ascesa ai vertici dell’AISCAT la deve a Marcellino Gavio, piemontese come lui, costruttore e concessionario di autostrade. E non solo:

QUA NDO Corrado Passera, nel 2011, diventa ministro delle infrastrutture, il suo primo atto è il finanziamento del Terzo valico, la nuova ferrovia ad alta velocità che deve collegare Genova con – guarda un po’ – Tortona, la capitale di Gavio. La seconda mossa è lo sblocco degli aumenti dei pedaggi autostradali, ma questo per Palenzona è un appuntamento fisso di Capodanno. La terza mossa si chiama Brebemi. Un’inutile raddoppio d el l’autostrada Milano-Brescia che oggi vediamo finita e desolatamente vuota di traffico, ma che ha fatto lavorare per anni i suoi azionisti principali: Intesa (a finanziare) e Gavio (a costruire). Il sistema è quello del project financing,a parole pagano i privati, in realtà i soldi ora li dovranno mettere le casse pubbliche. Il “Grosso”non faunapiega. Ne ha viste tante. Fino a ieri,quando lo hanno messo in mezzo a una storia che –novità –puzza anche di mafia.

«Il dott. Palenzona neppure conosce la persona che sarebbe stata, secondo gli inquirenti, da lui favorita». Nelle perquisizioni «nulla è stato trovato perché nulla poteva essere trovato». «Siamo certi che questo spiacevole episodio verrà chiuso in tempi brevi», ha detto ieri Massimo Dinoia, legale di Fabrizio Palenzona. «Il dott. Palenzona neppure conosce la persona che sarebbe stata, secondo gli inquirenti, da lui favorita», spiega Dinoia riguardo all’ipotesi degli inquirenti secondo cui il vicepresidente di Unicredit e presidente di Aeroporti di Roma avrebbe favorito le attività del costruttore Andrea Bulgarella. «Ovviamente le perquisizioni hanno avuto esito totalmente negativo: nulla è stato trovato perché nulla poteva essere trovato, perché non c’era e non c’è proprio nulla!» aggiunge il legale in una nota. «Il dott. Palenzona ritiene profondamente ingiusto che debbano essere sottoposti a perquisizione l’ufficio e l’abitazione per ipotesi di reato – sottolinea Dinoia – assolutamente infondate. Altrettanto ingiusto è poi il fatto che la notizia di queste perquisizioni sia giunta alla stampa addirittura prima che le perquisizioni stesse fossero terminate. Siamo certi – conclude – che questo spiacevole episodio verrà chiuso in tempi brevi».
Foto copertina da Wikipedia
Edit: oggi, 10 ottobre 2015, è stata pubblicata una lettera di Giorgio Mulè, direttore di Panorama, sul Fatto:

DIRITTO DI REPLICA
In merito all’articolo dal titolo “Unicredit, i favori dei vertici all’u omo di Messina Denaro”il Fa t to ha scritto di “scambi di favori”tra me e Andrea Bulgarella rifacendosi apoditticamente aquanto affermato dalla Procura di Firenze nel decreto di perquisizione nei confronti degli indagati – tra i quali, sottolineo, ionon figuro -e senza aver avvertito la necessità di chiedere la mia versione. Vi scrivo dopo aver inviato un esposto-denuncia al ministro della Giustizia, al Procuratore generale della Cassazione (titolari dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati) e al vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura affinché intervengano tempestiva mente dal momento che, per la parte che mi riguarda, il decreto contiene notizie documentalmente false, ricostruzioni arbitrarie e valutazioni errate e fuorvianti. Sono certo che, data la vostra bravura, entrerete in possesso dell’esposto-denuncia che non posso rivelare per rispetto dei destinatari. Nutro la speranza, scarsa per la verità (vedi il caso dell’indagine per corruzione nei miei confronti strillata dal Fatto ma sparita dalle vostre pagine quando il procedimento è stato archiviato dal gip su richiesta della Procura),di leggere almeno una riga di scuse quando anche questa vicenda sarà finalmente chiarita.
GIORGIO MULÈ, DIRETTORE DI “PA N O R A M A”
Prendiamo volentieri atto della lettera del direttore di Panorama. Noi ci siamo limitati a dare conto delle parole della Procura di Firenze. E, come sempre, informeremo i nostri lettori degli sviluppi delle indagini, di qualunque tenore essi siano. Lo facemmo anche nel caso dell’archiviazione della posizione di Giorgio Mulè nell’indagine per corruzione, sul “Fatto Quotidiano”del 26 ottobre 2014.
M. TRAV