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La storia delle mail con cui Confindustria si è fatta rubare mezzo milione di euro

gianfranco dell'alba confindustria

Sabato scorso abbiamo raccontato di Gianfranco Dell’Alba, dirigente di Confindustria che ha ricevuto una mail in cui il DG Marcella Panucci gli chiedeva di spostare una somma su un altro conto, esterno a quelli dell’associazione: c’era un hacker di mezzo che è riuscito così a farsi accreditare su un conto una cifra vicina al mezzo milione di euro. Oggi Alberto D’Argenio su Repubblica torna sulla vicenda rivelandone alcuni contorni che contestualizzano meglio l’accaduto. I fatti sono accaduto tra l’11 e il 14 settembre, mentre Dell’Alba si trova a Strasburgo per la plenaria dell’Europarlamento.

La mail non arriva dall’account di Confindustria, ma dall’indirizzo m.panucci@icloud.com. Dell’Alba sul momento non se ne accorge, legge il messaggio sul cellulare dove compaiono solo nome e cognome del mittente. Il testo però è inusuale: «Caro Gianfranco, dobbiamo versare dal conto corrente di Bruxelles 170mila euro per un progetto preparato da Deloitte. Provvedi tu, il presidente Boccia è d’accordo. Non mi telefonare perché sono in giro con il presidente, scrivimi».
Dell’Alba è sorpreso, ma non nota l’unica sbavatura lasciata dall’hacker nella mail altrimenti perfetta per tono e linguaggio: è firmata “M. Panucci” anziché con il solito “Marcella”. Prende così il via una lunga conversazione di posta elettronica con la finta superiore. A un certo punto l’impeccabile hacker alias Panucci fornisce un altro indirizzo mail: «Sono fuori, scrivimi sulla posta privata, marcella.panucci@gmail.com». Il carteggio va avanti — alla fine rimbalzeranno una sessantina di messaggi — fino a quando la richiesta di soldi lievita: «I bonifici dovranno essere due per un totale di 500mila euro. Ti chiamerà il dottor Moreni che lavora per noi a Ginevra per darti i dettagli del conto».

marcella panucci confindustria
Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria

Quello della mail con richiesta d’aiuto è un classico metodo di truffa via internet che però evidentemente fa ancora qualche vittima. Anche perché qui c’è una variante interessante: il fantomatico dirigente telefona davvero a Dell’Alba e gli fornisce l’iban per il doppio bonifico su un conto corrente di Taiwan.

Il gioco ormai è fatto, la messinscena è talmente credibile che quando la falsa Panucci informata dell’avvenuta telefonata scrive «ok, procedi pure entro questa sera, al massimo tra 10 giorni i soldi verranno riaccreditati da Roma sul conto della rappresentanza», Dell’Alba non ha alcun dubbio. E procede davvero. C’è un ultimo problema, per un versamento superiore ai 150mila euro devono firmare in tre: Dell’Alba, Panucci e Boccia.
E qui c’è la forzatura, con il direttore che sotto stress aggira la procedura e dà ordine al Monte dei Paschi di Bruxelles di non bloccare i bonifici, che vengono materialmente effettuati dall’home banking dell’ufficio. I soldi sono attinti dal conto della rappresentanza — iscritto al registro dei lobbisti presso la Ue — che ha una capacità da un milione per pagare gli stipendi dei 15 funzionari della sede, le spese di trasferta e dell’ufficio in Avenue de la Joyeuse Entrée, nel cuore del quartiere comunitario.

vincenzo boccia confindustria
Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria

Dell’Alba infine comprende di essere stato raggirato ma ormai è troppo tardi: a due anni dalla pensione viene licenziato in tronco mentre scatta l’indagine della polizia postale. La Confindustria valuta azioni legali nei confronti della banca che ha pagato nonostante l’assenza delle tre firme.

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