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La requisitoria di Marco Travaglio su Descalzi in ENI

Il direttore del Fatto oggi elenca  i cinque motivi che dovrebbero indurre Conte, Gualtieri, 5 Stelle, Pd, Iv, Sinistra e (se è interessato) Mattarella ad accompagnarlo alla porta

In tempi di nomine pubblica una che balla di più è quella di Claudio Descalzi, amministratore delegato di ENI che il MoVimento 5 Stelle vuole silurare anche durante l’emergenza Coronavirus. E Marco Travaglio sul Fatto oggi elenca  i cinque motivi che dovrebbero indurre Conte, Gualtieri, 5 Stelle, Pd, Iv, Sinistra e (se è interessato) Mattarella ad accompagnarlo alla porta.

1 – Descalzi è imputato a Milano di corruzione internazionale per la più grande tangente della storia italiana (1,1 miliardi), pagata da Eni nel 2011 per ottenere un giacimento in Nigeria e finita sui conti di politici, mediatori, faccendieri, manager.

2 – L’Eni è indagato anche per le accuse di Piero Amara, suo avvocato esterno, arrestato nel 2018. Amara racconta di aver ricevuto mandato e denaro dai vertici Eni per orchestrare nel 2015 un “complotto” per depistare le indagini milanesi sulle corruzioni Eni in Nigeria e in Algeria, salvando Descalzi dalle accuse. Non solo: nel marzo 2016 incontrò a Roma Claudio Granata (braccio destro di Descalzi) e l’ex manager Vincenzo Armanna per organizzare un depistaggio sul depistaggio: Armanna, in cambio di denaro, avrebbe dovuto ritrattare le accuse contro Descalzi e scaricare tutto su due manager licenziati.

3 – Secondo Amara, la security Eni avrebbe dossierato, pedinato e intercettato Zingales, la Litvack, il giornalista Claudio Gatti (che indagava su Eni) e i pm milanesi De Pasquale, Spadaro e Storari.

descalzi eni

4 – L’Eni è sotto inchiesta a Milano anche per una corruzione internazionale in Congo: avrebbe girato quote dei suoi giacimenti alle società Aogc (legata al presidente Denis Sassou Nguesso)e Wnr (legata a “persone vicine a Eni e al suo management”). Anche quella, per la Procura, era una tangente per politici congolesi e manager italiani.

5 – La moglie congolese di Descalzi, Marie Madeleine Ingoba, controllava –secondo ipm, tramite schermi esteri –5 società denominate “Petro Service” che han prestatoservizi all’Eni del marito in cambio di circa 300 milioni di dollari tra il 2007 e il 2018. La signora Descalzi controllò quelle società direttamente dal 2009 al 2014. Poi,l’8 aprile 2014, sei giorni prima che Renzi indicasse Descalzi come Ad Eni, la Ingoba vendette la lussemburghese Cardon Investments che controlla le 5 Petro Services ad Alexander Haly, ritenuto dai pm un socio-prestanome della coppia Descalzi-Ingoba.

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