Economia

Fare la guerra all'ISTAT è l'ultimo rifugio delle canaglie

palazzo chigi

Una volta si diceva che il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie. Oggi l’ISTAT certifica la crescita zero congiunturale nel secondo trimestre 2016 per il paese e rivede al rialzo la stima tendenziale da +0,7% a +0,8%. «Il Pil è in crescita. Questo è il mio commento», dice Pier Carlo Padoan con l’allegria che gli è propria. Forse deluso per la previsione visto che aveva annunciato che si attendeva una variazione positiva per il dato sul fatturato dei servizi annunciato dall’istituto di statistica. Invece l’ISTAT ha rivisto soltanto il dato tendenziale, ma ha lasciato invariato quello caro a Padoan, scatenandone forse la reazione.

Fare la guerra all’ISTAT è l’ultimo rifugio delle canaglie

Per scattare una fotografia realistica dell’Italia basta guardare ai diversi contributi alla variazione congiunturale del prodotto interno lordo tra terzo trimestre 2015 e secondo 2016: la sfilza di zeri dipinge un paese immobile. Un paese in cui «dal lato della domanda interna, i consumi nazionali sono stazionari in termini congiunturali, sintesi di un aumento dello 0,1% dei consumi delle famiglie e di un calo dello 0,3% della spesa della PA, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una flessione dello 0,3%. Le importazioni sono aumentate dell’1,5% e le esportazioni dell’1,9%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla variazione del PIL: si registrano contributi nulli per i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) e per gli investimenti fissi lordi e un contributo negativo (-0,1 punti percentuali) per la spesa della Pubblica Amministrazione (PA). La variazione delle scorte ha contribuito negativamente per 0,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta è stato positivo per 0,2 punti percentuali». Non esattamente lo stesso paese in cui è necessario più tagliare le tasse che fare investimenti, come del resto è chiaro a Calenda ma non a Renzi.

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La variazione congiunturale del PIL nel primo trimestre 2016 (fonte: ISTAT)

Insomma, ce n’è abbastanza per ricordare che bisognerebbe fare trentuno dopo le trenta slide di Renzi, e che colui che sosteneva che era ridicolo attaccarsi agli zero virgola oggi solo a questi si può appligliare. Invece c’è dell’altro. Non può che sconcertare infatti il tempismo con cui oggi Repubblica dava conto proprio delle curiose polemiche di Palazzo Chigi (e non di via XX Settembre, va specificato) nei confronti dell’ISTAT.
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L’articolo di Repubblica (2 settembre 2016)

«All’Istat sono organizzati come trent’anni fa. Logico che poi quando arriva il momento di rivedere le statistiche trimestrali sul Pil, le devono rialzare. Perché la previsione iniziale la fanno con i dati manifatturieri, che pesano per il 20% appena sulla crescita totale. Mentre i servizi che valgono il 70% sono inseriti solo nelle revisioni. Un modo di lavorare vecchio».

Solo uno zerovirgola per Mister Odioglizerovirgola

La presidenza del Consiglio riesce nel capolavoro di scegliere il giorno del PIL (e di un risultato non lusinghiero) per lamentarsi dell’arbitro cornuto.  La bordata all’Istituto di statistica arriva dal cuore di Palazzo Chigi, dice l’articolo, ma è un vero peccato che in tutto l’articolo non ci sia un nome che uno. Le accuse invece ci sono:

Ecco, i servizi. Il nuovo pallino del governo. «L’Istat non li pesa come dovrebbe, nell’Italia 4.0 la manifattura ormai ha ceduto il passo», continuano le critiche. «E poi c’è la questione dei giorni lavorativi. Un errore concettuale non considerarli sul conto annuale, ma solo nei report trimestrali. Penalizzante». Insomma, si spara ad alzo zero.

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Ma senza nomi, per carità. Altrimenti poi magari si scopre anche chi è a Palazzo Chigi a fare queste osservazioni così pertinenti. Repubblica in ogni caso riporta una splendida risposta (ancorché anonima) di un dirigente ISTAT:

D’altro canto, la critica che «ogni volta l’Istat rialza le stime», viene respinta al mittente. «Negli ultimi dieci anni abbiamo fatto solo dieci revisioni su quaranta, cinque in positivo e cinque in negativo. Di cosa parliamo? E poi non è vero che nella stima preliminare usiamo solo i dati del manifatturiero. Certo, il 12 agosto ci mancavano alcuni indicatori dei servizi, come il fatturato. Che però in quella fase abbiamo proiettato e ora misuriamo con maggiore precisione. Ma certo non mettiamo zero, come pensa il governo. Si fa così in tutto il mondo: prima si calcolano le proiezioni dei dati, poi si va a vedere se sono giuste o sbagliate e si sostituiscono». Frizioni esasperate che si scioglieranno oggi. Con un più?

Ma già da oggi abbiamo una certezza. L’anonimo di Palazzo Chigi che va contro l’ISTAT casualmente nei giorni in cui i numeri dell’ISTAT piacciono di meno ha una serie di illustri (?) predecessori.

All’insegna della teoria dell’ottimismo, il ministro Tremonti e i suoi colleghi Scajola e Sacconi hanno più volte parlato di dati non attendibili riferendosi appunto alle statistiche ufficiali sul mercato del lavoro e l’economia. In particolare, poi, l’attacco è stato più violento ogni volta che i dati oggettivi contraddicevano nei fatti l’ottimismo di maniera della propaganda berlusconiana. Quando i dati sono scomodi, si attacca chi diffonde i dati: è come se il governo di centrodestra avesse voluto (e voglia) mettere “le mani sull’Istat

Stiamo parlando di gente che ha un grande talento innato anche per la comicità:
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Sarà contento, il signor Palazzo Chigi, di ritrovarsi in così illustre compagnia.