Economia

Istat, gli occupati in calo e la propaganda del governo

Dopo la crescita registrata tra giugno e agosto (+0,5%) e il calo di settembre (-0,2%), ad ottobre la stima degli occupati diminuisce ancora dello 0,2% (-39 mila). Lo ha comunicato l’Istat spiegando che su base annua l’occupazione cresce dello 0,3% (+75 mila persone occupate). Il calo è determinato dagli autonomi (tra cui anche i collaboratori), mentre i dipendenti restano sostanzialmente invariati.

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Occupati e disoccupati a ottobre in Italia (fonte: Istat)

A ottobre il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 39,8%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L’incidenza dei giovani disoccupati sul totale dei giovani è pari al 10,3%. Un’incidenza che aumenta a ottobre di 0,1 punti percentuali. Nell’ultimo mese il tasso di occupazione tra i 15-24enni rimane stabile, mentre il tasso di inattività cala di 0,1 punti. Ad ottobre il tasso di disoccupazione totale è invece sceso all’11,5% dall’11,6% di settembre: si tratta del dato più basso dal dicembre 2012 quando la disoccupazione era all’11,4%.
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Gli inattivi ad ottobre (fonte: ISTAT)

Negli ultimi due mesi l’occupazione totale cala di 85mila unità, mentre a trovare lavoro sono soprattutto gli over 50 (incremento del 3,1%, di più rispetto alle altre classi di età, stanno dietro i 35-49enni). Gli inattivi negli ultimi due mesi sono quasi centomila.
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Il prospetto della popolazione di occupati per classe di età (fonte: Istat)

Il calo della disoccupazione sembra quindi soprattutto un effetto dell’aumento degli inattivi, anche se il portavoce di Matteo Renzi Filippo Sensi alias @nomfup non sembra essersene accorto (come del resto spesso gli capita).


Francesco Seghezzi di Adapt, l’associazione fondata da Marco Biagi nel 2000 per promuovere studi e ricerche nell’ambito delle relazioni industriali e di lavoro, su Twitter ribadisce qualche elemento di verità:


Negli ultimi tre anni è infatti cresciuta, in Italia, solo l’occupazione tra gli over 50: +13,9%, pari a circa 900 mila occupati in più tra gennaio 2013 e ottobre 2015.Probabilmente, grazie al Jobs act e alle altre misure in materia di lavoro varate dal governo, nella seconda metà del 2015 si osserva una ripresa degli occupati 15-34enni che a ottobre 2015 tornano ai livelli di meta’ 2014. Gli occupati under 50 sono invece in calo fino alla prima metà del 2015, il calo è stato più consistente nel 2013, in particolare per le persone tra 15 e 34 anni (-6,3%, pari a un calo di oltre 300 mila occupati da gennaio 2013 in questa classe di età). Gli occupati 35-49enni diminuiscono lungo l’intero triennio, registrando un calo del 4,4% (circa -450 mila). A spiegare l’andamento dell’occupazione nelle diverse classi di età “contribuisce evidentemente il progressivo invecchiamento della popolazione” che nel periodo da gennaio 2013 a settembre 2015 registra una crescita del 4,7% tra gli over 50 (+4,6% tra i 50-64enni), a fronte del calo delle persone tra 15 e 34 anni e tra 35 e 49 anni (rispettivamente -2,2% e -3,0%). All’impatto della dinamica demografica, per gli over 50 si somma quello ancor più rilevante della “maggiore partecipazione al mercato del lavoro, determinata anche dalle minori uscite per pensionamento a seguito dei cambiamenti della normativa previdenziale”, sostanzialmente per effetto della legge Fornero. Il tasso di occupazione delle persone tra 50 e 64 anni cresce nell’ultimo triennio di 4,6 punti percentuali. Si stima che circa il 70% della crescita occupazionale dei 50-64enni sia determinato dalla maggiore partecipazione al lavoro e il restante 30% dalla crescita demografica. Nello stesso periodo il tasso di occupazione dei 15-34enni è in calo di 1,7 punti e quello dei 35-49enni di 1,1 punti. Tra i più giovani la minore partecipazione al mercato del lavoro e’ determinata anche dal prolungamento degli studi che ritarda l’ingresso nel mercato del lavoro. Per i 15-34enni si stima che circa il 65% del calo occupazionale sia dovuto alla minore partecipazione al mercato del lavoro e circa il 35% al calo demografico.