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Francesco Sicignano: il pensionato che sparava e parlava troppo

Dopo i fatti di Vaprio D’Adda sta succedendo quello che tutti si aspettavano accadesse: Francesco Sicignano è l’unica vittima, non solo del tentativo di furto ma anche dello Stato che non protegge i suoi cittadini ma anche di quel Parlamento che si ostina a far uscire dal carcere i criminali con provvedimenti come l’indulto e a non voler cancellare il reato di eccesso di legittima difesa. La sensazione è quella già vissuta all’indomani della sparatoria nel vicentino che ha avuto come protagonista involontario Graziano Stacchio. Il pensionato di Vaprio D’Adda è un eroe, la sua villetta è come il fortino di Alamo all’interno del quale si tenta una disperata ultima resistenza.

Cancellare il reato di eccesso di legittima difesa, aiutare Polizia e Carabinieri, BASTA “svuotacarceri”. Tanti applausi…
Posted by Matteo Salvini on Sunday, 25 October 2015

A cosa serve abolire il reato di eccesso colposo di difesa?

Sicuramente Matteo Salvini, che chiede l’abolizione dell’articolo 55 del Codice Penale, lo sa che a Francesco Sicignano la Procura non contesta il reato di eccesso colposo di legittima difesa ma quello di omicidio volontario, perché a quanto pare il ladro era ancora fuori dalla villetta quando è stato ucciso dal colpo (dall’alto verso il basso) esploso dall’arma del pensionato di Vaprio D’Adda. Ieri da Barbara D’Urso Sicignano ha ribadito che non poteva certo stare a chiedere al malvivente se fosse stato armato e se avesse intenzione di sparare. Ha sparato per primo, senza farsi troppe domande. Perché solo chi si è trovato un ladro in casa può capire cosa significa. Il fatto che il ladro non fosse in casa (sono state trovate tracce di sangue sulla scala esterna e non in casa) fa pensare che forse nemmeno Sicignano ha idea di cosa significhi trovarsi un ladro in casa. Ed è per questo che la procura sembra intenzionata ad escludere l’eccesso di legittima difesa. Non ci si troverebbe infatti all’interno del quadro previsto dall’articolo 52. Ciononostante il leader della Lega Nord, quel partito politico che per anni è stato al Governo con Berlusconi e che da più di un ventennio regna su Lombardia e Veneto, ha buon gioco a dare la colpa della situazione al Governo, che non fa nulla per difendere i cittadini. La linea di Salvini è che, abolendo l’articolo 55 del codice penale, i cittadini saranno magicamente più sicuri, perché potranno difendersi senza aver paura di essere incriminati. L’articolo 55 del C.P. interviene quando viene meno la proporzionalità della reazione di chi si difende:

Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.

E non riguarda in alcun modo cose come, accendere la luce, accertarsi che il ladro sia armato o chiedergli se vuole una tazza di té. Può accadere infatti che chi si difende commetta l’errore di sentirsi minacciato quando in realtà non è in pericolo, questa eventualità è prevista ed è la cosiddetta legittima difesa putativa che nasce appunto dalla convinzione di trovarsi in pericolo. Perché, appunto, in certi frangenti non è facile capire l’entità della minaccia e può succedere di cadere in errore e di pensare che una torcia elettrica, ad esempio, sia una pistola. Insomma chi si difende, sparando, ha la possibilità di spiegare le sue ragioni. Ed anche nel caso del’art. 55 il giudice dovrà tenere conto dell’insieme delle circostanze. Anche abolendo l’articolo 55 rimane in ogni caso in piedi quanto prescritto dall’articolo 52 quando dice che «non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa». Del resto quando la Lega nel 2006 fece introdurre una modifica del Codice Penale che portò alla stesura del comma b dell’articolo 52 del Codice Penale che consentea difesa della proprietà privata non è che la situazione migliorò, ad esempio quel comma è il motivo per cui Sicignano si è sentito in diritto di uccidere una persona per difendere la sua abitazione.

Lo sfogo di Sicignano da Barbara D’Urso

Al momento l’unico processo attualmente in corso a carico di Sicignano è quello che si sta celebrando sulle pagine dei giornali e nei talk show, e che non è ancora stata formalizzata un’accusa da parte dei magistrati che stanno ancora ultimando le indagini e gli accertamenti del caso. Dopo aver detto nei giorni scorsi che era il momento di tacere per rispettare le indagini ieri il pensionato di Vaprio D’Adda  era in televisione con un’intervista per L’Arena di Giletti e contemporaneamente era in collegamento con la trasmissione di Barbara D’Urso (non proprio il luogo ideale per affrontare temi del genere, ma ognuno ha i suoi gusti). Durante il suo intervento dalla D’Urso Francesco Sicignano riferendosi proprio a coloro che hanno osato criticare la sua reazione ha detto «Lei vede uno che dice doveva alzare il dito sparare in alto. Quel signore è un idiota. Sa dove se deve mettere sa dove quel dito? Non lo diciamo ma sappiamo tutti dove deve andare. Perché non si può ragionare così in una situazione del genere». Ed infatti la legge, come detto poc’anzi non prevede assolutamente che si debba sparare in aria, o che si debbano verificare accuratamente le intenzioni dell’aggressore prima di sparare. Rimane il fatto che la legittima difesa non equivale alla licenza di uccidere e che in Italia non esiste la pena di morte, nemmeno per il tentativo di furto in casa. E non si capisce come mai un cittadino dovrebbe avere un potere che nemmeno lo Stato ha. Poi sono partiti i ricordi (perché l’uomo è pur sempre un pensionato) dei bei tempi andati di quando l’Italia «negli anni Settanta, Ottanta, era un bel paese, lei girava per Milano fino alle cinque di mattina a correre dietro alle signorine» In effetti ora l’unica cosa legale che si può fare a Milano di notte è pagare dieci euro per un cocktail annacquato, e non è forse un furto quello? Ma al di là di quello non è che in quegli anni l’Italia fosse un paese così sicuro, perché furti e rapine ce n’erano anche allora. Però non erano gli stranieri a commetterle ma gli italiani: Luciano Lutring, Renato Vallanzasca, Felice Maniero tanto per citarne alcuni di famosi. Poi magari non dimentichiamo i terroristi che ricorrevano a questa forma di finanziamento per le loro attività, qualcuno dovrebbe ricordare a Sicignano di Pierluigi Torregiani e di Lino Sabbadin, delle rapine col morto di Giuseppe Valerio Fioravanti o delle mirabolanti imprese degli esponenti della Banda della Magliana.
 

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Se solo avesse potuto l’avrebbe detto. Ciao Sic (vignetta di Marcello Junio Clerici su Facebook)