Politica

Quante cose hanno in comune la Lega e il FN, eh?

Le cose che abbiamo in comune sono 4.850 cantava Daniele Silvestri qualche anno fa, e se è vero che per una buona storia d’amore l’importante è davvero avere molte cose in comune si può dire che il matrimonio politico tra Front National (duepuntozero) di Marine Le Pen e la Lega Nord (duepuntozero) di Matteo Salvini sia destinato ad essere un connubio di sicuro successo. Come se ad unire i due partiti non bastasse l’odio per gli stranieri, i musulmani, l’Euro e l’Unione Europea oppure il presenzialismo televisivo dei due leader ora ci pensano i giudici ad unire Salvini e la Le Pen.

Sotto accusa il Belsito del Front National

Ieri infatti il tesoriere (e candidato) del Front National Wallerand de Saint Just è stato incriminato per finanziamento illecito del partito, mentre il tesoriere della Lega Francesco Belstio andrà a processo insieme a Bossi per truffa e appropriazione indebitaCome riporta Le Monde il Front National in occasione delle elezioni legislative del 2012 avrebbe messo in piedi una truffa ai danni dello Stato francese. Il partito della Le Pen avrebbe incassato illecitamente denaro pubblico grazie a “Jeanne” una lista gestita da un gruppo di funzionari molto vicini alla leader del Front National con la complicità della società di stampa Riwal. Secondo i giudici la Riwal avrebbe gonfiato i prezzi del materiale venduto a Jeanne (che aveva il compito di gestire la campagna e la raccolta fondi del FN) per la campagna elettorale in modo da far ottenere un rimborso spese più cospicuo. Si tratta di circa 525 “kit elettorali” venduti ai candidati del Front National ad un prezzo di sedicimilacinquecento euro l’uno. I kit, il cui acquisto da parte dei candidati era obbligatorio, comprendevano manifesti, volantini, sito web ed altro materiale che i candidati avrebbero potuto distribuire per farsi pubblicità. Ma sembra che nessuno li abbia mai visti e che l’acquisto del kit non fosse altro che un modo per comprarsi una candidatura all’interno del FN. Per finanziare l’acquisto del kit la maggior parte dei  candidati ha beneficiato di un prestito di 16.500 euro da parte di Jeanne, prestito concesso ad un tasso d’interesse del 6,5%, molto di più dei tassi delle banche. Per l’occasione quindi Jeanne fece anche da banca per il FN. Riwal emettendo fatture false vendeva a Jeanne ad un prezzo gonfiato i kit, a sua volta Jeanne li rivendeva a quel prezzo ai candidati come “tassa” per la candidatura nel Front National. Jeanne però non guadagnava solo sulla vendita del kit ma anche sugli interessi dei prestiti erogati ai candidati per potersi comprare i kit. E alla fine della catena arrivano i rimborsi dello Stato. La legge elettorale francese prevede infatti che i partiti che raggiungono la soglia del 5% abbiano diritto al rimborso delle spese sostenute durante la campagna elettorale. L’incriminazione del tesoriere del partito fa seguito alle indagini aperte dalla magistratura francese all’inizio dell’anno quando i giudici iniziarono ad indagare i rapporti tra FN e la società Riwal.
 

Lo schema della truffa Riwal/Jeanne/Front National secondo i giudici francesi (fonte: Le Monde)
Lo schema della truffa Riwal/Jeanne/Front National secondo i giudici francesi (fonte: Le Monde)

 

Quali sono le responsabilità di Marine Le Pen?

Nelle carte dei giudici che indagano sulla Riwal si spiega che alla presidente del partito può essere rimproverato di aver stipendiato “in modo fittizio, con contratti a durata determinata, durante la sua campagna, due suoi consiglieri: David Rachline, consigliere per la comunicazione, e Nicolas Bay, portavoce”. Secondo i magistrati, questi stipendi “versati dalla Riwal soltanto durante le campagne per le presidenziali e le legislative 2012, appaiono come una dissimulazione di donazioni ai candidati”. Bay, diventato poi segretario del partito, sarebbe stato stipendiato come “redattore” per un totale di circa 7.000 euro, Rachline, come “responsabile di progetto”, ha percepito oltre 4.500 euro. Marine Le Pen è coinvolta anche per finanziamento illecito sempre da parte della Riwal del suo amico Chatillon, che nel 2012 e nel 2013 avrebbe elargito al Front e all’associazione ad esso vicina, “Jeanne”, beni, servizi e benefit vari a prezzi inferiori al mercato: locali messi a disposizione del partito, concessione di prestiti a interesse zero, pagamento di fatture per lavori vari. Le Monde racconta nel dettaglio che secondo i magistrati Le Pen potrebbe aver impiegato “fittiziamente con contratti a tempo determinato due suoi consiglieri, David Rachline, consigliere per le comunicazione, e Nicolas Bay, portavoce della campagna”. Gli stipendi “versati da Riwal solo durante le campagne per le presidenziali e le legislative del 2012, si possono configurare come donazioni dissimulate ai candidati”. David Rachline è senatore e sindaco di Fréjus, Nicolas Bay, deputato europeo e segertario generale del Fn. Concretamente, scrive Le Monde, Bay è stato impiegato da Riwal per due mesi, maggio e giugno 2012, in qualità di “ideatore e redattore” ricevendo 6.061 euro di stipendio e 952 euro di straordinari. Rachline come “responsabile di progetto” ha ricevuto nello stesso periodo 4.306 euro più 342 euro di straordinari. Cifre modeste, per le quali i magistrati vogliono comunque interrogate i due politici oltre a Le Pen.

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