Loading

Immunodepressi e malati oncologici: cosa rischiano (per colpa vostra) con il Coronavirus

È il momento di dire le cose come stanno: chi si rifiuta di seguire semplici comportamenti che eviterebbero la diffusione del coronavirus è proprio come quei no-vax che non volevano vaccinare i propri figli mettendo a rischio la vita dei figli degli altri

Rispetto all’epidemia di coronavirus Covid-19 si è molto insistito sul fatto che i dati epidemiologici raccolti fino ad ora mostrino come a subire maggiormente gli effetti della diffusione del contagio siano prevalentemente le persone anziane. Questo ha generato un falso senso di sicurezza in molti che, considerandosi a torto esclusi dalle categorie “a rischio”, ritengono di poter continuare a svolgere la propria vita normalmente, aperitivi e feste con gli amici comprese.

Non è vero che rischiano solo gli anziani

C’è un problema. Quei dati si riferiscono alla letalità dell’infezione, ma non significa che negli ospedali non siano ricoverati pazienti giovani, anzi. Il paziente “uno” della Lombardia è un uomo di 38 anni, giusto per fare un esempio. Questo perché nessuno di noi ha anticorpi specifici contro il coronavirus. Il dato sulla mortalità ci dice solo che se sei anziano, hai patologie pregresse e contrai il coronavirus hai meno probabilità di guarigione. Fermo restando che allo stato attuale non esiste una terapia specifica contro il Covid-19 e che tutti, se si ammalano, rischiano quantomeno di dover essere ricoverati in ospedale (e non si sa quanto tempo ci vorrà a guarire).



Ma è vero che rischiano solo gli anziani, come si è sentito rispondere il cronista che ha fatto un giro nelle piazze della movida romana affollate di giovani? A prescindere dal fatto che quegli anziani a rischio potrebbero essere benissimo i nonni, gli zii o i genitori degli intervistati (o dei loro amici) la risposta è no. A rischiare sono anche coloro – giovani o meno giovani – che soffrono delle famose patologie pregresse. Si tratta di patologie che rendono queste persone, questi nostri concittadini, più vulnerabili ed esposti all’infezione e alle conseguenze. E in mancanza di cure e vaccini, sta a noi proteggerli, con il nostro comportamento.

Ognuno di noi deve fare il proprio dovere per proteggere i membri più deboli della nostra società

Il discorso è lo stesso fatto a quei no/free/boh vax che spiegavano che la decisione di non vaccinare i figli era assolutamente individuale e non danneggiava nessuno. Anche se per Covid-19 non esistono vaccini e non esiste quindi un’immunità di gregge propriamente detta possiamo lo stesso rallentare la circolazione del virus tra la popolazione (sana e a rischio) evitando di esporci volontariamente al rischio di contagio. Pazienti oncologici e bambini affetti da gravi patologie sono due tra le categorie di persone più a rischio. E non solo perché qualora si ammalassero avrebbero meno possibilità di guarire, ma soprattutto perché se dovessero ricorrere alle cure di emergenza rischierebbero di non trovare un posto letto nei reparti di terapia intensiva e di rianimazione.

La mamma di Micol, una bambina affetta da una malattia rara che si chiama malformazione del Gene WWOX con epilessia farmaco resistente – ha lanciato su Facebook un appello per sensibilizzare gli italiani riguardo alle conseguenze dell’epidemia di coronavirus per i bambini come la figlia. Altri pazienti e malati hanno chiesto di fare un passo avanti rispetto al menefreghismo e di aprire gli occhi per proteggere chi da solo potrebbe non farcela. Ci sono letteralmente migliaia di nostri concittadini che hanno un estremo bisogno di cure e che non possono permettersi – non che noi possiamo eh – un collasso del sistema sanitario nazionale a causa dei nostri capricci e della nostra voglia di fare festa. Per i pazienti oncologici, tranne in casi urgenti, è «meglio rinviare i trattamenti di chemioterapia in ospedale e le visite programmate di controllo». Lo afferma l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), che sottolinea la necessità, di fronte all’emergenza coronavirus, di posticipare in alcuni casi le cure anticancro programmate.

La ragione? L’accesso all’ospedale potrebbe rappresentare per molti un rischio superiore ai benefici del trattamento. È possibile farlo per un periodo ragionevolmente breve di tempo, a patto che la situazione ritorni alla normalità. Queste persone hanno tutto il diritto a guarire a continuare le terapie. Non mettere in atto comportamenti che evitino il propagarsi dell’epidemia di Covid-19 mette a repentaglio la loro salute e la loro vita. Uno dei primi a parlare in pubblico di questo problema è stato Umberto Guidoni, vicepresidente di ANMIC Parma, che da fine febbraio si è messo in quarantena volontaria per evitare di ammalarsi. Perché Umberto Guidoni – che di anni ne ha 37 e non è certo un anziano – fa parte delle categorie “a rischio” visto che da vent’anni convive con la distrofia di Duchenne-Becker, una malattia degenerativa che lo ha costretto sulla sedia a rotelle.

Oltre a questo a causa di una cardiopatia Guidoni non può assolutamente ammalarsi. Come lui ci sono migliaia di altri disabili che non possono permettersi di contrarre il coronavirus, quella cosa che per alcuni è poco più che una banale influenza. E sapete perché? Perché per disabili, immunodepressi e pazienti oncologici non esiste il concetto di “banale influenza”. E il Covid-19 una “banale influenza” non lo è proprio, quindi se non vi interessa ammalarvi di coronavirus perché tanto siete giovani e forti pensate invece a quelli che dal virus non possono proteggersi da soli. E che non possono proteggersi nemmeno da voi.

Leggi anche: Coronavirus: perché Roma è sorvegliata speciale per rischio epidemia

Leggi anche: Si può fare la spesa con il decreto zona protetta in Italia?

Leggi anche: Autocertificazione per gli spostamenti in zona protetta: come funziona e quando serve