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Il vero scopo delle minacce inglesi su Schengen

Il Governo britannico, per bocca della Ministro dell’Interno Theresa May è tornato a fare la voce grossa sull’immigrazione. Ora che Londra sente più forte la pressione dei migranti sui propri confini, con migliaia di disperati ammassati sulle coste settentrionali della Francia in attesa di riuscire a compiere l’ultimo salto verso le coste inglesi il Governo rispolvera una serie di misure già proposte da alcuni politici italiani. Una di queste è quella della revisione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini dei paesi appartenenti all’Unione Europea.
 
immigrati nella UE
 
 
LA FINTA MINACCIA DELLA SOSPENSIONE DI SCHENGEN
Gli inglesi, si sa, non si sono mai sentiti davvero parte dell’Unione Europea né dal punto di vista economico (hanno scelto di non aderire all’Euro) né dal punto di vista politico. Affezionati al loro passato, quando il Regno Unito era una grande potenza imperiale, fanno fatica a venire a patti con la realtà e accettare l’idea di essere una “provincia” (benché molto ricca) dell’Unione Europea. Tra tutti i paesi della UE la Gran Bretagna è senza dubbio quello più “euroscettico”. Secondo Theresa May la già di per sé grave crisi dell’immigrazione è aggravata da quello che ha definito «European system of no borders». In Europa non ci sono più confini e i migranti possono circolare liberamente. Se ci fosse più controlli invece i migranti rimarebbero nei paesi che per primi li hanno accolti (principalmente Italia, Grecia e Spagna per gli sbarchi via mare). Certo la May fa finta di dimenticare che per quanto concerne coloro che ottengono lo status di rifugiato politico e ai quali viene garantito il diritto d’asilo. Da qualche tempo in Inghilterra si è tornati ad agitare lo spettro dei cittadini comunitari che vengono a rubare il lavoro agli inglesi, concettualmente si tratta delle stesse argomentazioni usate in mezza Europa una decina di anni fa quando la Polonia entrò nella UE e si iniziò a parlare degli idraulici polacchi che costavano meno di quelli inglesi e francesi. Ma problema non era solo quello, gli inglesi, oggi come allora, temevano che i lavoratori comunitari sottraessero preziose risorse al sistema del welfare britannico. Il Premier britannico Cameron tirò di nuovo fuori l’idea di cambiare le regole a proposito della libera circolazione delle persone all’epoca delle elezioni per il Parlamento Europeo, proposta che non venne particolarmente gradita dalla Germania di Frau Merkel. In questi giorni la titolare dell’Home Office è tornata a battere il tasto sul “turismo dei benefit” di coloro che emigrano in Inghilterra da altri paesi della UE. Il succo del discorso è che costoro rappresentano un costo per il sistema sanitario britannico e, dal momento che non producono ricchezza, sostanzialmente “scroccano” dei privilegi senza averne alcun diritto. Il punto è che la Gran Bretagna, anche se applica alcune delle norme previste dal Trattato (quelle sulla libera circolazione), formalmente non aderisce allo spazio Schengen quindi non si capisce bene cosa voglia sospendere.
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I TURISTI DEL WELFARE? SONO INGLESI
Senza contare che la rinuncia della Gran Bretagna a Schengen avrebbe delle ripercussioni anche sui sudditi della Regina che vivono nei paesi dell’Unione Europea e ai quali è garantita la possibilità di viaggiare e lavorare (e “scroccare”) nei paesi membri dell’Unione. Come spiega questo pezzo del Financial Times sono infatti molti gli inglesi che vivono all’estero e che hanno scelto come meta un paese dell’Unione Europea. Si stima che l’anno scorso fossero circa un milione e ottocentomila i cittadini britannici residenti nella UE (a fronte dei 2.3 milioni di cittadini europei residenti in UK), un milione dei quali nella sola Spagna. Si tratta principalmente di pensionati che hanno scelto di “svernare” al caldo dei paesi del Sud, dove il clima, il cibo e soprattutto l’assistenza sanitaria sono migliori. Non è difficile capire che le persone anziane generalmente hanno maggiore necessità di ricorrere alle cure mediche (e quindi “scroccare” i benefit del paese ospitante) rispetto ai giovani. Quello che la May non dice è che coloro che emigrano in Inghilterra lo fanno per cercare lavoro e non per poter ottenere il sussidio di disoccupazione. Chi lavora in Regno Unito paga le tasse in Regno Unito e quindi contribuisce al sistema del welfare del paese usufruendo in maniera minore dei benefit che gli vengono concessi. Ma c’è di più, una recente ricerca ha mostrato che il risparmio per la Gran Bretagna è “doppio” da un lato ottiene manodopera qualificata (laureati) le cui spese di istruzione non sono state sostenute dal sistema educativo nazionale, dall’altro essendo la popolazione immigrata intra-UE composta prevalentemente da giovani a fronte delle tasse pagate dai lavoratori il “prelievo” sui conti del sistema sanitario e del welfare britannico sarà molto basso. I giovani, è la tesi dello studio, hanno meno bisogno di ricorrere ai servizi del NHS. Questo ovviamente senza tenere conto dell’eventualità in cui il “giovane lavoratore” scelga di rimanere in Inghilterra una volta raggiunta l’età pensionabile.

Rapporto tra contributi versati e benefici ricevuti dalle varie categorie di popolazione inglese (fonte: BBC.com)
Rapporto tra contributi versati e benefici ricevuti dalle varie categorie di popolazione inglese (fonte: BBC.com)

I “turisti del welfare” come li chiama la May, sembrerebbero essere più i britannici residenti all’estero che gli europei che si trasferiscono in Inghilterra. C’è da dire che l’Europa ha già ricordato alla May che, sebbene Schengen riguardi solo le persone, la libera circolazione delle merci e dei capitali (non dimentichiamoci che Londra è uno dei maggiori centri finanziari mondiali) va di pari passo con la libera circolazione dei cittadini. La Gran Bretagna non potrebbe avere quindi le prime (graditissime) senza la terza. Ma c’è un ultimo aspetto che la May non ha considerato, le cifre che ha sciorinato in questi giorni riguardo il saldo tra immigrazione e emigrazione sarebbero “ingiuste”, almeno secondo quanto dice Yvette Cooper, il suo corrispettivo del Governo ombra dei laburisti:

The net migration target treats immigration and asylum as the same. That is morally wrong and is preventing Britain playing its part in responding to the terrible refugee crisis that stems from Syria and has spread across Europe. We have a long tradition of providing sanctuary for those fleeing conflict and persecution abroad, yet we are completely failing to live up to that tradition now. Other countries around the world are doing their bit. It is time Britain did too.

IMMIGRAZIONE E BREXIT, DUE TEMI UNA STRATEGIA
È quindi una strategia del Governo Cameron per fare credere ai propri elettori di stare facendo la voce grossa con l’Europa? Da sempre la Gran Bretagna ha goduto di particolari privilegi che le hanno consentito di “contrattare” una posizione unica e fatta su misura, una vera eccezione se si pensa al modo in cui è gestita la casa comune europea. C’è da ricordare che nel 2017 David Cameron ha promesso che si terrà il referendum per l’uscita del paese dalla UE, la famosa Brexit. Cosa succederebbe se l’Inghilterra uscisse dall’Unione? Dopo il leak circa lo studio segreto della Bank of England che indaga sugli eventuali contraccolpi finanziari della dipartita dell’Inghilterra la Confindustria britannica ha fatto sapere che ci saranno mancati introiti tra i 62 e 78 miliardi di euro che l’economia europea aggiunge a quella dell’UK. Altri sono più ottimisti e dicono che non sarà una tragedia di proporzioni bibliche ma di sicuro non sarà una passeggiata nell’Eden. Resta però il fatto che la Confidustria inglese è uno dei maggiori finanziatori della campagna di Cameron e quindi il Premier dovrà farsi bene i conti in tasca prima di portare il paese fuori dalla UE. Ed è proprio in quest’ottica che le dichiarazioni della May potrebbero essere lette come un tentativo del Governo di far vedere che ha ancora quel “potere contrattuale” con le istituzioni europee che hanno fino ad ora, tenuto buoni gli euroscettici d’oltremanica.