Attualità

Il grande schifo della corruzione all'italiana

Cinquantuno indagati e quattro arresti: è questo il bilancio dell’operazione dei Ros coordinata dalla procura di Firenze di ieri chiamata «Sistema». Tra i reati contestati, «corruzione», «induzione indebita» e «turbata libertà degli incanti». Gli arrestati sono Ercole Incalza (ex capo della Struttura tecnica dimissione del ministero delle Infrastrutture), gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, il collaboratore di Incalza, Sandro Pacella. Al centro delle indagini c’era la gestione illecita degli appalti delle «Grandi opere», «mediante un articolato sistema corruttivo». Le perquisizioni in tutta Italia sono state oltre un centinaio. Ma al centro della polemica politica ci sono i rapporti tra Incalza e due politici di primo piano del governo Renzi: il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e il viceministro Riccardo Nencini, rispettivamente rappresentanti di NCD e dei Socialisti e nella maggioranza che sostiene Renzi. I due politici non sono indagati. Il Corriere della Sera pubblica un riepilogo degli appalti nel mirino delle indagini sulle grandi opere.

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Grandi Opere, gli appalti nel mirino dell’inchiesta “Sistema” (Corriere della Sera, 17 marzo 2015)

I RAPPORTI TRA ERCOLE INCALZA E MAURIZIO LUPI
Incalza arriva al ministero dei Trasporti negli ’80,con il governo Craxi, quando a capo del dicastero c’è il socialista Claudio Signorile. È sempre stato molto vicino a Lorenzo Necci. Quando nel ’96 il capo delle Fs è in pole per diventare ministro Incalza è candidato fare il sottosegretario. Sono quattordici i procedimenti penali che in questi anni hanno coinvolto Incalza che, però, è sempre stato prosciolto senza mai una condanna. Nel 2001 con il ministro Lunardi viene nominato capo della segreteria tecnica. Poi, va a dirigere la potentissima Unità tecnica di Missione del ministero. Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera racconta il legame tra il ministro e il manager:

Nel computer conservava una lettera spedita nel 2004 a Silvio Berlusconi per chiarirgli i motivi della nomina a Provveditore di Angelo Balducci, a riprova dell’esistenza di una «rete» clientelare che dura da oltre dieci anni. E gli avrebbe permesso di ottenere tangenti da centinaia di migliaia di euro, oltre all’assunzione di figli e parenti degli amici, primo fra tutti proprio il rampollo di Lupi, Luca, beneficiato con un incarico all’Eni da 2.000 euro al mese.
Il ministro non aveva evidentemente bisogno di chiedere: arrivavano abiti di sartoria, un Rolex da 10.000 euro per la laurea del ragazzo, fine settimana nella splendida dimora fiorentina di quello Stefano Perotti diventato l’alter ego di Incalza e ora come lui finito in carcere.
Sono le indagini dei carabinieri del Ros guidati dal generale Mario Parente a svelare i retroscena degli appalti assegnati negli ultimi anni. Comprese le assunzioni di altri parenti «eccellenti»: il figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, quello dell’ex parlamentare Angelo Sanza, il nipote di monsignor Francesco Gioia.

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L’elenco degli ex politici indagati o citati nel caso Incalza (La Repubblica, 17 marzo 2015)

Nell’articolo si raccontano poi le paturnie di Lupi per le nomine e per la richiesta di trasferire le competenze della struttura tecnica di missione del ministero sotto Palazzo Chigi. Nell’occasione Lupi arriva a minacciare una crisi di governo in caso di decisioni del genere, al telefono con Incalza, in quella che è citata come intercettazione che dimostra, nell’ordinanza del GIP, il sistema di potere messo in piedi da Incalza. Poi c’è la storia della sistemazione di Luca Lupi, figlio del ministro:

«Perotti informa il cognato Giorgio Mor che è riuscito a convincere i dirigenti Eni per avviare l’attività di progettazione loro affidata, gli prospetta che ha il “bisogno” di dover impiegare proprio per questa attività un “ragazzo” che verrà pagato dallo stesso Stefano Perotti: “È un ragazzo che vale molto, l’ho visto, l’ho conosciuto”. Il “ragazzo” è Luca Lupi». Annota il giudice: «Va rimarcato che il 21 febbraio 2014 Philippe Perotti, figlio di Stefano Perotti, come misura di precauzione in seguito alla pubblicazione di un articolo, invia al padre Stefano un messaggio, richiedendo di valutare l’opportunità di allontanare Luca Lupi dal cantiere Eni, e di adottare le dovute cautele nelle comunicazioni sia telefoniche che per posta elettronica: “Bisogna pensare a tirar fuori Luca da Eni. Evitiamo il problema”».

Ci sono poi le citazioni di Nencini e di Del Basso De Caro:

«Altro esempio dell’influenza che Ercole Incalza sembra avere sulle decisioni del ministro — scrive il giudice —si trae il 28 febbraio 2014 quando Maurizio Lupi ha telefonato al primo e lo ha informato che, in seguito alla “sponsorizzazione”di quest’ultimo, avevano nominato viceministro per le Infrastrutture il senatore Riccardo Nencini: “Dopo che tu hai dato, hai coperto, hai datola sponsorizzazione per Nencini l’abbiamo fatto viceministro alle Infrastrutture”. Lupi invita quindi Incalza a parlargli per dirgli “che non rompa i c…!”.
Nel corso di successive telefonate Incalza fa presente che al ministero per le Infrastrutture sono arrivati due sue compagni socialisti facendo riferimento a Nencini e Umberto Del Basso De Caro. Il suo amico commenta le nomine: “Complimenti, sempre più coperto”. Effettivamente Del Basso De Caro si spende molto per farlo riconfermare». E ottiene vantaggi.

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Le carte del GIP su Ercole Incalza (Corriere della Sera, 17 marzo 2015)

LE CARTE DEL GIP SUGLI APPALTI
Lupi, a colloquio con Repubblica, minimizza il tono delle telefonate che si scambiava con Incalza. «Questo è il limite delle intercettazioni, che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro, due persone peraltro bravissime. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro». Maria Teresa Meli, portavoce ufficiale di Renzi sul Corriere, dice che il presidente del Consiglio è piuttosto arrabbiato con il suo ministro:

«Domani (oggi per chi legge ndr) ne sapremo di più grazie a quello che uscirà e già adesso stiamo approfondendo quanto sia grave questa vicenda, ma è inutile girarci intorno, il problema c’è», dice ai suoi il presidente del Consiglio. E ha l’aria grave di chi non accetta che qualcuno gli rovini la festa proprio nel giorno in cui il governo sta andando avanti sul ddl anticorruzione:« Nessuno tuttavia utilizzi questi fatti per dare il messaggio che sono tutti uguali,che i grandi eventi tipo Expo non si possono fare, che siamo condannati a soccombere alla corruzione».

Mentre Alberto Statera ci ricorda l’incredibile coincidenza delle inchieste sulle Grandi Opere: in queste storie spunta sempre una casa all’insaputa di tutti.

Ieri Incalza è stato arrestato per la Tav di Firenze, ma è citato in quasi tutte le carte processuali relative agli scandali delle Grandi opere, dal Mose all’Expo di Milano, mentre nessuno parla più della casa del genero, acquistata con il “lodo Scajola”, cioè a “sua insaputa”. Il genero Alberto Donati l’ha raccontata così alla Finanza: «Io e mia moglie cercavamo una casa e tramite mio suocero Ercole Incalza, all’epoca consigliere del ministro Lunardi, su suggerimento dato da Angelo Balducci (quell odella Cricca, ndr) a mio suocero, fummo contattati dall’architetto Angelo Zampolini. Il 7 luglio 2004 noi consegnammo l’intera cifra pattuita, che era di 390 mila euro». Ma nel 2004 una casa di ottovani e passa nei pressi di piazzale Flaminio a Roma valeva il quadruplo. E infatti il solito architetto Zampolini (quello della casa di Scajola) consegnava ai venditori altri 520 mila euro in assegni circolari e 300 mila in assegni bancari.

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Grandi opere e corruzione: i lavori nel mirino (Il Fatto, 17 marzo 2015)

Il Fatto, infine, pubblica la lista delle Grandi Opere e delle relative accuse. Ne segnaliamo le prime cinque:

Tav Milano-Verona.Novembre 2014. Ercole Incalza avrebbe indotto i referenti del consorzio “Cepav Due”, che progetta e costruisce la linea, ad affidare la direzione dei lavori a Stefano Perotti. Per i pm è la condizione per assicurarsi che non ci siano ostacoli burocratici e amministrativi ai proseguimento dei lavori.
Expo 2015, Palazzo Italia. Milano, dicembre2013. Sarebbe stata pilotata l’aggiudicazionedella gara da 25 milioni per la realizzazione delPalazzo Italia, l’edificio destinato alla rappresentanzadello Stato e del governo italiano all’Expo 2015 in favore della Italiana Costruzioni.Rfi (Fs), molatura binari per l’Alta Velocità.
Novembre2014. Perotti e suo cognato Daniel Mor,referenti della società “Speno International sa”,avrebbero influenzato la definizione del bandodi gara per la molatura, riuscendo a far inserirecriteri favorevoli alla loro società.
Porto di Olbia. Fino ad aprile 2014. Perotti e Mor, in accordo con Fedele Sanciu, commissario dell’Autorità Portuale del Nord Sardegna,e Bastiano Deledda, responsabile unico del procedimento per i lavori, avrebbero influenzato la stesura del bando di gara per i lavori del nuovo terminal del porto di Olbia.
Autostrada Salerno-Reggio Calabria Giugno e settembre 2014. Perotti si sarebbe fatto promettere dal consorzio Italsarc la direzione dei lavori per l’ammodernamento di circa 20 chilometri. In cambio, forte delle sue connessioni con il ministro Maurizio Lupi (con la collaborazione di Francesco Cavallo, presidente di Centostazioni Spa), avrebbe favorito prima l’assegnazione dei lavori al consorzio, poi l’approvazione del progetto esecutivo,passato da 424.5 milioni (importo di aggiudicazione) a 600 milioni di euro.