Attualità

Il complotto delle trivelle nell'Adriatico che causano il terremoto

trivelle terremoto fracking marche adriatico

Lorenzo Lambrughi di Olginate (Lecco) in arte Lambrenedetto XVI, è quel curioso personaggio che da qualche anno ci spiega come in Germania (ma anche in Svizzera o in Russia) le cose vadano decisamente molto meglio che in Italia. Diventato famoso per i suoi video da supermercati e farmacie dove ci mostrava come alcuni prodotti costassero meno in Germania che in Italia Lambrenedetto è poi passato a commentare a tutto campo l’attualità del nostro Paese: si va dalle buche segnalate in una strada in provincia di Rovigo (in Germania non ci sono buche nelle strade), alle strisce pedonali disegnate male fino a discussioni su temi più generali e complessi quali il degrado nelle nostre città e la causa del terremoto.
lambrenedetto xvi terremoto trivelle
 

La colpa del terremoto è sempre dell’uomo!1

Come tutti quelli che per hobby si occupano di attualità anche il Lambrughi ha infatti trovato una spiegazione per i terremoti che stanno scuotendo il Centro Italia. Secondo Lambrenedetto la colpa è tutta delle trivelle nell’Adriatico. C’è da dire che però il nostro Lambrenedetto non è l’unico ad aver individuato la solita strana coincidenza tra le trivelle al largo delle coste italiane e il sisma dei giorni scorsi nelle Marche e in Umbria. Sono in molti su Facebook a scrivere che qualcosa non torna tra tutte quelle trivelle che perforano i fondali marini e lo sciame sismico di queste ultime settimane. C’è addirittura chi se la prende con quelli che votarono No (o si astennero) al “referendum sulle trivelle” del 17 aprile scorso.
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Il fracking non c’entra nulla

La fonte è l’autorevole blog di “Ninco Nanco” che ci spiega che «chi ha studiato la geologia, sa benissimo che l’estrazione di materiale dal sottosuolo provocano immense voragini con lo spostamento di masse terriere e altro, ricordiamo ancora una volte che quelle scosse sono troppo in superficie! Quelle chiese sono la dal 1300 e in 800 anni nessun terremoto è stato capace di buttarle giù, c’è da pensare che questo terremoto è opera dell’uomo. Ci stiamo autodistruggendo!». La spiegazione logica, secondo l’autore di quell’articolo è che le trivellazioni nell’Adriatico (c’è da dire che di tutte le trivelle segnalate ben poche di quelle entro  il limite delle 12 miglia sono attualmente operative, come già spiegammo in occasione del referendum) hanno causato il cedimento del sottosuolo mettendo in moto (non è assolutamente spiegato in che modo) una faglia che si trova a qualche centinaio di chilometri di distanza. Senza contare che in Italia il fracking è vietato per legge e quindi è assai improbabile che quei pozzi (petroliferi o metaniferi che siano) utilizzino il fracking per l’attività estrattiva, anzi, data la natura dei giacimenti e delle rocce in oggetto (il fracking non è una tecnica che può essere utilizzata ovunque) è assai probabile che il fracking non abbia nulla a che fare con quelle trivellazioni. Del resto l’autore dell’articolo non si prende la briga di specificarlo, per lui ogni tipo di trivellazione “è fracking”, mentre nella realtà delle cose non è così.
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Parafrasando l’articolo “chi ha studiato la geologia” sa benissimo che le trivellazioni non si fanno tutte allo stesso modo e che il caso dell’Oklahoma non ha nulla a che vedere con l’attività estrattiva in Adriatico. Né per altro il problema dei terremoti indotti dalle trivellazioni era uno dei temi del referendum, che erano altri e riguardavano le competenze delle Regioni sul tema dello sfruttamento dei giacimenti entro le 12 miglia dalla costa.
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È sbagliato quindi dire che la cartina rappresenta “tutti i punti in cui ha luogo il fracking in Italia”. E del resto nell’articolo non viene stabilito alcun parallelismo tra i diversi epicentri (e le relative profondità) e la distanza dalle piattaforme. L’articolo si limita semplicemente a riportare il caso del fracking in Oklahoma (e una parziale letteratura scientifica sull’argomento) suggerendo una correlazione con il caso italiano che “chi ha studiato la geologia” è in grado di accorgersi essere completamente inconsistente.

Ma c’è di più, come ricorda la pagina di divulgazione scientifica “Chi ha paura del buio?“, esiste un rapporto (quello della Commissione ICHESE) che ha indagato la correlazione tra attività di reiniezione del campo petrolifero di Cavone di Carpi e il sisma del maggio 2012 in Emilia Romagna. Le conclusioni della Commissione non hanno individuato elementi in grado di confermare o smentire una correlazione tra l’attività nel campo petrolifero e il terremoto. Sono stati effettuati quindi successivi esperimenti che hanno successivamente dimostrato l’impossibilità che la reinienzione a Cavone possa avere generato un sisma di magnitudo 6.1 a 6 chilomentri di profondità. Ma questo, come detto, non ha nulla a che fare con lo sciame sismico di queste ultime settimane, che ha luogo in un contesto geologico completamente diverso (e diverso anche dal fondale dell’Adriatico) in una zona già soggetta a terremoti ben prima dell’inizio delle attività di estrazione e per questo classificata ad alto rischio sismico.
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Ma niente paura, anche questa volta (proprio come per il terremoto di Amatrice) Putin è pronto ad aiutare l’Italia. A proposito, qualcuno sa è già arrivato il bonifico promesso ad agosto?