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Ignazio Marino condannato in appello per gli scontrini

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L’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato condannato nel processo d’appello per la vicenda degli scontrini a due anni di reclusione. In primo grado era stato assolto. Era accusato di peculato e falso. Marino è stato condannato anche a rifondere le spese processuali. Il Pg Vincenzo Saveriano aveva chiesto per Marino una condanna a 2 anni e mezzo.

Ignazio Marino condannato in appello per gli scontrini

Nella requisitoria la procura aveva sottolineato “26 delle 54 cene avvennero in giorni festivi o prefestivi, questa circostanza porta a considerare che si trattò di incontri avvenuti in tempi liberi da impegni istituzionali”. Marino è stato invece assolto per la Onlus Imagine e l’accusa di aver dato compensi a collaboratori fittizi. La vicenda giudiziaria riguardava una cinquantina di cene pagate con la carta di credito che gli fu rilasciata durante il suo mandato dall’amministrazione capitolina. Marino è stato condannato dalla Corte di Appello di Roma anche al risarcimento dei danni nei confronti del Comune di Roma, che si era costituito parte civile, risarcimento che sarà liquidato in separata sede di fronte al tribunale civile. A Marino è stata comminata anche l’interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata della condanna di due anni per peculato e falso. L’emersione del caso scontrini aveva portato alla rottura finale dei già precari equilibri tra Marino, allora membro del Pd, e la sua maggioranza guidata proprio dai Dem.

scontrini marino
La tabella riepilogativa del Corriere della Sera sugli scontrini contestati a Ignazio Marino (8 ottobre 2015)

Un contrasto deflagrato con le dimissioni in massa dei consiglieri democratici che hanno portato alla decadenza dell’ex sindaco a metà del suo mandato. Nella sua arringa difensiva il legale di Marino, Vincenzo Musco, ha battuto sul tasto che l’attività del suo assistito a Palazzo Senatorio ha portato nelle casse comunali milioni di euro tra donazioni di mecenati e operazioni di marketing territoriale. E ha poi ricordato l’esiguità della cifra in discussione spese per le cene a fronte dell’attività del sindaco della Capitale d’Italia. L’ex primo cittadino, da parte sua, e’ intervenuto brevemente nell’aula della terza Sezione della Corte di Appello solo per consegnare due memorie difensive nelle quali ricordava di aver iniziato la spending review del Campidoglio partendo dalla decurtazione del 10% del suo stipendio, atto avvenuto prima dell’apertura di qualsiasi fascicolo di indagine nei suoi confronti.

Il commento di Marino

Il chirurgo ha consegnato anche la documentazione di alcuni pagamenti avvenuti con la sua carta di credito personale durante una missione istituzionale a New York. Il Professor Enzo Musco, avvocato difensore di Ignazio Marino, commenta così: “Una sentenza in evidente conflitto con quanto emerso dalle indagini della Procura così come già riconosciuto dal Giudice di primo grado. Con il mio assistito ricorrerò in Cassazione confidando in una valutazione aliena da sospetti di natura politica. Non posso esimermi dal rilevare come questa condanna condizioni la formazione delle liste per le imminenti elezioni politiche e quindi i relativi risultati“, conclude il legale. Anche Ignazio Marino commenta la sentenza in una nota: «”La Corte di Appello di Roma oggi condanna l’intera attivita’ di rappresentanza del sindaco della Città Eterna. In pratica i giudici sostengono che in 28 mesi di attività, il sindaco non abbia mai organizzato cene di rappresentanza ma solo incontri privati. Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare. Non posso non pensare che si tratti di una sentenza dal sapore politico proprio nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio. Sono amareggiato anche se tranquillo con la mia coscienza perché so di non aver mai speso un euro pubblico per fini privati. Con lo studio Musco continuero’ la mia battaglia per la verita’ e la giustizia in Cassazione”».