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I due deputati del PD romano nei guai per Mafia Capitale

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Tutta colpa di una foto. Uno scatto che immortala il capogruppo del Partito Democratico alla Regione Lazio Marco Vincenzi mentre riceve un bigliettino da Salvatore Buzzi, pubblicato oggi dal quotidiano La Repubblica, causano le dimissioni del primo e l’ennesimo terremoto nel Partito Democratico Del Lazio, mentre il deputato Umberto Marroni, anche lui ritratto con Buzzi, annuncia una querela nei confronti del giornale. La tesi dell’onorevole e del deputato regionale, entrambi non indagati, mentre si illustrano i contenuti dell’informativa dei Ros parte del secondo filone di Mafia Capitale che li riguarda.

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La foto che immortala Marco Vincenzi e Salvatore Buzzi pubblicata da La Repubblica (9 giugno 2015)

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Le foto di Angiolo e Umberto Marroni con Buzzi (La Repubblica, 9 giugno 2015)

I DUE DEPUTATI DEL PD ROMANO NEI GUAI PER MAFIA CAPITALE
Nell’articolo di Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi si parla dei tre (c’è anche il padre di Umberto, Angiolo, attualmente garante dei detenuti nel Lazio) con ruoli diversi, che vengono vigorosamente negati dai due deputati nella smentita rilasciata nel pomeriggio alle agenzie di stampa. Secondo Repubblica Buzzi chiede a Vincenzi di incrementare l’importo dei fondi regionali destinati ai Municipi, dove il dominus delle coop rosse ha tanti uomini. Angiolo Marroni invece è accusato di essere mediatore del cartello che consente alla 29 Giugno e alla Auxilium di vincere la gara da 10 milioni per il Centro di Accoglienza dei Richiedenti Asilo di Castel Nuovo di Porto. Infine, Umberto Marroni avrebbe soffiato un’informazione sulle intercettazioni telefoniche che interessava Buzzi. Scrive Repubblica:

Nel luglio del 2014, Buzzi è infatti convinto di poter pilotare 1 milione e 800 mila euro di fondi regionali sui Municipi di cui controlla le gare. «Il milione e duecento di Gramazio, che deve andare sui Municipi, è diventato un milione e otto perché seicento ce li ha messi pure Vincenzi», dice. Marco Vincenzi è capogruppo in Regione del Pd e lo strumento che dovrebbe avvantaggiare Buzzi sarebbero appunto degli emendamenti agli stanziamenti già decisi. E’ un fatto che i due – Buzzi e Vincenzi – si incontrino almeno due volte. Il 12 settembre, il Ros, scatta una serie di foto a Villa Adriana, a Tivoli, nel vialetto che porta al ristorante “La tenuta di Rocca Bruna”. Buzzi mostra un’agendina rossa. Consegna dei fogli a Vincenzi. Il 18 ottobre, a Tivoli,in piazza Garibaldi, il siparietto si ripete. Ancora un incontro in strada. Ancora una consegna di documenti, che Vincenzi ripone nella tasca dei pantaloni. Tre giorni dopo, annota il Ros, Buzzi vincerà uno dei lotti della gara per il centro di prenotazioni sanitarie.

La smentita di Vincenzi è furiosa, e contiene anche una precisazione sui fatti che parte proprio dall’informativa dei Ros, non citata da Repubblica: «In merito a notizie che mi riguardano pubblicate questa mattina dagli organi di stampa, smentisco di aver presentato in Consiglio regionale emendamenti per finanziare il comune di Roma o i suoi municipi. Non corrispondono nel modo più assoluto a verità e sono destituite di fondamento, quindi, le affermazioni di Salvatore Buzzi su un mio presunto interessamento per far ricevere al municipio di Ostia 600mila euro o qualsiasi altra cifra. Di conseguenza, e lo sottolineo per evitare qualsiasi fraintendimento, non possono essere stati approvati in Consiglio regionale emendamenti del sottoscritto per elargire fondi ad Ostia, agli altri municipi della Capitale o al comune di Roma». Poi il capogruppo del Partito Democratico alla Regione Lazio entra nel merito della questione: «Ho visto due volte Salvatore Buzzi su sua sollecitazione – continua Vincenzi – e nel corso degli incontri mi aveva chiesto di intercedere per far ottenere fondi ad Ostia. Una richiesta alla quale non ho dato alcun seguito. D’altra parte, anche il Ros dei carabinieri non ha trovato alcun riscontro alle affermazioni, false, di Salvatore Buzzi come è facile evincere dalle conclusioni dell’informativa dei militari dell’Arma che hanno scritto:

Allo stato delle attuali conoscenze investigative, e dal contesto delle telefonate/dialoghi intercettati, non si è in grado di indicare se i 600mila euro da ottenere con l’aiuto di Marco Vincenzi siano stati finanziati da parte della Regione Lazio».

I carabinieri si limitano solo ad una presunzione che, lo ripeto ancora una volta, non ha alcun riscontro nella realtà dei fatti. Per questo continuo ad essere sereno ed avere piena fiducia e rispetto nell’attività della Magistratura. Mi riservo infine di tutelare nelle sedi competenti – prosegue Vincenzi – la mia immagine e onorabilità, oltre che quella della Regione Lazio, da notizie palesemente false su emendamenti per favorire gli affari illeciti di mafia capitale che non ho mai presentato, come purtroppo è già accaduto leggendo questa mattina alcuni organi di stampa. Sottolineo che non ho ricevuto alcun avviso di garanzia e ribadisco di essere assolutamente estraneo da qualsiasi responsabilità. Nell’interesse del gruppo Pd alla Regione, dell’Amministrazione regionale e del Partito Democratico, rassegno le dimissioni da capogruppo ringraziando i colleghi consiglieri per la fiducia che mi hanno accordato».
 
PER MARRONI SI TRATTA DI UN EQUIVOCO
Per Marroni invece la ricostruzione dei Ros pubblicata da Repubblica è deficitaria e travisa nel merito l’accaduto: “Ancora oggi incredibilmente sono citato in articoli che puntano a screditare la mia persona, ho dato per questo mandato di querelare nuovamente il quotidiano La Repubblica che con particolare ed inspiegabile accanimento verso la mia persona, fin dall’inizio di questa squallida vicenda, sta utilizzando atti della Procura e spezzoni di intercettazioni, per diffamarmi con ricostruzioni fantasiose e non rispondenti al vero”: il deputato del PD dice anche che non ha conosciuto mai informazioni giudiziarie: “ci tengo a precisare che non sono mai venuto a conoscenza da parte di funzionari pubblici di qualsiasi istituzione, specie, ordine e grado di informazioni riservate su inchieste giudiziarie di qualsiasi tipo. Per quanto riguarda il periodo a cui si riferisce il colloquio con il Buzzi riportato dall’articolo de La Repubblica, era quello peraltro della campagna elettorale per le Europee che mi vedeva impegnato come esponente del PD a sostenere il Partito in un’importante competizione elettorale, verso i cittadini e le forze sociali, tra cui il mondo produttivo delle cooperative, compresa la 29 giugno, che ribadisco ancora una volta era considerata da tutti un esempio nel recupero di ex detenuti”. “Invito quindi i giornalisti a non costruire fantasiose ricostruzioni come in questo caso, e visto che ricorre in questi giorni sulla stampa un’altra notizia totalmente falsa che riguarda la mia persona, ribadisco per l’ennesima volta come già fatto con un comunicato del 17 dicembre 2014, una cosa semplice da verificare per qualsiasi giornalista, che non ho mai posseduto né un cavallo, né una barca”, ha concluso Marroni.