Cultura e scienze

I Casamonica da Bruno Vespa a Porta a Porta

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E che non si dica che Bruno Vespa non sa aprire la stagione di Porta a Porta con ospiti d’eccezione. Lunedì Matteo Renzi, martedì la famiglia Casamonica nelle persone di Vera Casamonica, figlia di Vittorio, e Vittorino Casamonica, nipote del “Re di Roma” i cui funerali hanno fatto scalpore nel mondo intero. “Io lo rifarei tale e quale”, ha esordito ieri Vera riguardo i funerali-show di suo padre che si sono svolti a Roma il 20 agosto. Vittorio Casamonica, ha detto la figlia ospite della trasmissione Porta a porta (Rai1) “non era un boss” e la scritta “hai conquistato Roma, conquisterai il paradiso” sul manifesto affisso sulla chiesa del quartiere Tuscolano dove si sono svolte le esequie, significava “hai conquistato i nostri cuori” e se qualcuno l’ha interpretata come una rivendicazione di potere “si sbaglia”.
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I CASAMONICA A PORTA A PORTA
Quanto alla musica del film Il padrino eseguita ai funerali, “a mio padre piaceva quel film e quella musica”. Quanto agli altri esponenti della famiglia Casamonica, “a me non interessa niente degli altri, io sono venuta per difendere mio padre”. Presente in studio, oltre al nipote di Vittorio Casamonica, Vittorino, anche l’avvocato di famiglia Mario Giraldi, che ha tra l’altro sottolineato come Vittorio Casamonica non aveva alcun rapporto con la cosiddetta “mafia capitale”. In questo Vine tratto da Twitter invece Vera Casamonica ci fa sapere che ha comprato i rubinetti da Leroy Merlin, da lei storpiati in LeolenMalon:


“Per noi lui era un re. Lui era un papà buono, assomigliava al Papa buono, che era Wojtyla”, ha aggiunto la donna. “Io sono venuta per difendere mio padre. Degli altri Casamonica e di quello che hanno fatto non mi interessa niente. Lui non c’entra niente con la droga, né con mafia capitale”. I tanti soldi? “Veniva da una famiglia benestante” e poi “vendeva macchine. Era amante dei motori – ha aggiunto – Nonno e nonna erano grandi commercianti di macchine e non ci sta niente di male se l’aiutavano i genitori. I soldi per noi erano puliti”.


LA FEDINA PENALE DI VITTORIO CASAMONICA
La parte più interessante è stata quella che ha riguardato la storia giudiziaria di Vittorio, il Re di Roma: come sottolineato dall’avvocato della famiglia presente in studio, l’uomo non ha mai subito condanne né è stato al centro indagini per spaccio di droga, né tantomeno per omicidi. Casamonica è stato condannato in molte occasioni “soltanto” per reati contro il patrimonio, per evasione fiscale, per usura, per estorsione (in un episodio che risale agli anni Novanta). I legami con la Banda della Magliana si riferivano alla conoscenza con Enrico Nicoletti, cassiere della bandaccia secondo alcune risultanze investigative, che era vicino a Vittorio per la sua attività di (ri)venditore di auto di lusso, e proprio per la compravendita di un autosalone finita poi al centro di indagini. D’altro canto Vittorio Casamonica era considerato dalla stessa Questura un personaggio di secondo piano, non coinvolto attualmente in indagini e per questo “non attenzionato” dalla polizia giudiziaria. Non è mai stato condannato per associazione mafiosa.

«Sono uno zingaro, vendo macchine», disse alla DIA nel 2004 quando era sospettato di associazione mafiosa. «Macchè mafia e mafia, non nego qualche errore del passato ma di mafia, usura e droga non voglio nemmeno sentir parlare». La Corte d’Appello di Roma e i Carabinieri sapevano del funerale: proprio la Corte d’Appello aveva trasmesso ai Carabinieri di Campino un documento “urgentissimo” in cui si consentiva al figlio del patriarca del clan, Antonio Casamonica, agli arresti domiciliari, di partecipare alle esequie. La richiesta viene inoltrata dal legale di Antonio, Mario Giraldi, il 19 agosto, e viene accolta: l’imputato può “allontanarsi dalla propria abitazione alle ore 10 del 20 agosto 2015, per recarsi con i propri mezzi presso la chiesa di San Giovanni Bosco al Tuscolano, in Roma, e successivamente al cimitero del Verano, in Roma”, ma deve rientrare “alle ore 14 della stessa giornata”. Il documento viene inviato dal presidente della prima sezione della Corte d’Appello Giorgio Maria Rossi alla tenenza di Ciampino, con la scritta a penna “urgentissimo”. In extremis, la mattina del 20 agosto, Rossi firma inoltre il permesso per Loreta Casamonica, nipote di Vittorio, anche lei ai domiciliari: alla donna viene concesso di uscire per 5 ore, dalle 9 alle 14, e anche in questo caso il documento, che arriva ai carabinieri di Roma Tor Vergata meno di due ore prima dell’inizio della cerimonia, viene contrassegnato dalla scritta “urgentissimo”.
Foto da @fra_fuma su Twitter

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