Attualità

I Carmelitani scalzi e il dossier su droga e prostituzione gay

chiesa santa teresa d'avila 1

La storia dei rapporti gay nella chiesa di Teresa d’Avila, fondatrice dei carmelitani scalzi,torna d’attualità dopo le parole del Papa, che ha chiesto perdono per gli scandali a Roma e in Vaticano. A denunciarlo sono stati 110 parrocchiani di Santa Teresa d’Avila, che hanno rivolto un appello al Papa perché la vicenda (sulla quale era stato consegnato nei mesi scorsi un dossier al cardinal vicario Agostino Vallini) si era conclusa con il trasferimento in blocco di 7 sacerdoti: il prete sospettato e quelli che lo avevano denunciato ai superiori. Racconta oggi il Corriere della Sera:

La situazione, man mano che nell’ultima settimana (grazie a un’inchiesta del Corriere) venivano alla luce i dettagli, si è rivelata senza precedenti: rapporti mercenari, tra i cespugli e nei sottopassi stradali, tra un alto prelato e alcuni prostituti contattati a Villa Borghese; sospetti su un paio di altri religiosi; reticenze e complicità dei superiori; uscite laterali del convento lasciate incustodite per consentire le «scappatelle» notturne; intimidazioni verso i padri che volevano denunciare l’andazzo; e, ancora, presunte «molestie» verso un giovane sacerdote molto apprezzato dai ragazzi dell’oratorio, il quale, 4 anni fa, restò talmente traumatizzato dal lasciare dall’oggi al domani l’abito talare, e ora lavora in una gelateria. Uno scenario da novella medievale. L’ordine teresiano, che proprio quest’anno festeggia il cinquecentenario della nascita della fondatrice, senza l’intervento di Bergoglio avrebbe rischiato di sprofondare di altri due secoli indietro, ai tempi del Boccaccio.

La lettera dei parrocchiani della chiesa dei Carmelitani Scalzi


E oggi si muovono anche le gerarchie vaticane:

Non è un caso che il Pontefice abbia preso le distanze in modo irrituale, per certi versi clamoroso: sulla base del dossier in suo possesso, evidentemente, deve aver concluso che non fossero necessarie ulteriori «indagini» interne. Lo scandalo, d’altronde, era conosciuto nelle alte sfere da settimane, in seguito a una mossa che si è rivelata un boomerang. Il superiore generale dell’ordine, infatti, prima dell’estate aveva disposto il trasferimento in altre sedi sia di quattro padri della Curia (tra cui il «reo») sia dei tre della parrocchia, ponendo in tal modo tutti, innocenti e colpevoli, sullo stesso piano. È stata la classica goccia, per i parrocchiani già turbati. Un gruppo di loro, così, prima ha chiesto conto del «repulisti» ai vertici dei carmelitani e poi, non avendo avuta risposta, ha inviato una lettera-denuncia (con 110 firme) al cardinale vicario, Agostino Vallini, e per conoscenza al Papa e al Segretario di Stato.