Opinioni

Hasna Aitboulachen non era una kamikaze

È stata chiamata la prima kamikaze donna d’Europa, ma Hasna Aitboulahcen non lo era. Il kamikaze che si è fatto esplodere mercoledì scorso durante il blitz nel covo dei terroristi a Saint-Denis non è stata Hasna, la ragazza di 26 anni, ma il terzo terrorista il cui corpo è stato ritrovato questa notte nell’appartamento. Ad affermare che la donna non è morta da kamikaze è stato per primo Jean-Michel Decugis, giornalista di I-Télé. “E’ il terzo terrorista che si è fatto esplodere con la cintura esplosiva. Di rimbalzo ha fatto esplodere la donna”, affermava il giornalista. Anche fonti di polizia hanno successivamente confermato che Hasna Aitboulahcen, la cugina del principale organizzatore degli attentati di Parigi, Abdelhamid Abaaoud, non è morta da kamikaze. E una nuova ricostruzione del video che racconta la prima esplosione a Rue de la République in Saint Denis vede sì la donna cadere dalla finestra dopo l’esplosione, ma la stessa esplosione viene causata da altri – ovvero dal terzo uomo ancora senza identità, che però non dovrebbe essere Salah Abdeslam – mentre lei, dopo aver detto “C’est pas mon copain” non si fa esplodere, ma implora di aprire la porta prima dello scoppio.

Figlia di immigrati marocchini arrivati in Francia agli inizi degli anni 1970, Aitboulahcen era nata a Clichy il 12 agosto del 1989 e all’età di 16 anni si era trasferita a Creutzwald, città francese ai confini con la Germania. Secondo quanto riferito dal sindaco di Creutzwald, Jean-Luc Wozniak, la ragazza aveva una sorella e due fratelli e tornava spesso in città per andare a trovare il padre. Nella sua pagina Facebook, Aitboulahcen afferma di aver frequentato la Pual Verlaine University di Metz ma la scuola nega. Nel 2013 aveva lavorato come manager nella società di costruzioni Beko Construction, liquidata nel 2014, in quello che sembrava più che altro un ruolo di prestanome.
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“Mi si spezza il cuore. Non posso credere che abbia fatto una cosa del genere”, diceva stamattina Khemissa, 26 anni, amica d’infanzia di quella che fino a poco fa era ancora considerata una giovane kamikaze. Intervistata da Rtl la ragazza, che ha frequentato la stessa classe di Hasna, si diceva scioccata da quanto accaduto e descriveva la sua amica come “una piccola ribelle che aveva gioia di vivere, che amava godersi la vita. A scuola era una ragazza normale e otteneva sempre buoni voti”. Insomma, l’esatto contrario di una kamikaze. Purtroppo, ha aggiunto Khemissa, “ha trascorso un periodo difficile: lo spostamento tra le famiglie affidatarie, la mancanza di affetto fin dall’infanzia l’hanno resa vulnerabile e fragile”. “Inoltre – ha concluso – è stata dipendente da droghe pesanti e alcol. Una facile preda per questi assassini che l’hanno influenzata psicologicamente e mentalmente”, concludeva la ragazza. Non era così. Hasna non era una kamikaze e i giornali d’Europa si dovranno tutti scusare con lei in sua memoria.