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Il grande ritorno dopo le elezioni: il debito pubblico

Dimenticato o oggetto di fantasiose affermazioni nei programmi elettorali, è il convitato di pietra delle prossime urne. E rischia di decidere il destino del prossimo governo

La Stampa pubblica oggi una serie di infografiche sul grande protagonista del dopo-elezioni: il debito pubblico. Quello italiano è il terzo debito pubblico più alto del mondo in rapporto al Pil. Peggio dell’Italia, tra i Paesi più grandi, solo il Giappone, con un rapporto debito/ Pil pari al 239,2%, e la disastrata Grecia al 181,3%. La media europea è all’85%, ma la Germania, unico Paese ad essere riuscito nel 2017 a ridurre lo stock del debito al 65% del Pil, punta a scendere sotto il 60 entro il 2020. A dicembre 2017 il debito pubblico italiano era arrivato a 2256 miliardi di euro, ovvero al 131,5% del rapporto con il prodotto interno lordo. E qui sta il punto: il valore assoluto del debito, che serve per impressionare con le pubblicità progresso nelle stazioni, in termini assoluti non vale nulla: è il suo rapporto con quanto un paese produce a essere decisivo.

Come e quando è aumentato il debito pubblico italiano (La Stampa, 4 marzo 2018)

Da ciò ne consegue che è possibile diminuire il rapporto tra debito e PIL in due modi: diminuendo il debito o aumentando il PIL. Ovvero con la crescita economica. Una soluzione praticabile, al contrario di quella che vorrebbe l’utilizzo di strumenti “creativi” per risolvere un problema che si risolve solo con la crescita e l’occupazione.

Chi è detentore del nostro debito pubblico (La Stampa, 4 marzo 2018)

La Stampa segnala però un altro punto: il debito pubblico da rinnovare nella prossima legislatura secondo le stime di Unimpresa ammonta infatti complessivamente a 900 miliardi di euro: si tratta di 47,1 miliardi di Bot, 734,7 miliardi di Btp, 85,7 miliardi di Cct e 32,4 miliardi di Ctz. Ma se a questo importo si somma la quota periodica di Bot il totale arriva a superare quota 1.000 miliardi di euro. In dettaglio parliamo di 236 miliardi quest’anno, 187 miliardi nel 2019, 162 miliardi nel 2020, 162 miliardi nel 2021, 152 miliardi nel 2022, 141 miliardi nel 2023, 128 miliardi nel 2024, 62 miliardi nel 2025, 79 miliardi nel 2026, 48 miliardi nel 2027 mentre altri 355 miliardi, poi, arrivano a fine corsa tra il 2028 e il 2067. Ben prima di queste date la Banca Centrale Europea concluderà i programmi di assistenza e sussidio al mercato dei titoli di stato mentre un paese come l’Italia sembra destinato a non avere un governo stabile. Cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi è facile da prevedere.

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