Opinioni

Fulvio Abbate fa causa al Fatto Quotidiano

Fulvio Abbate, scrittore e collaboratore del Fatto Quotidiano, ha annunciato su Facebook che farà causa alla testata di Padellaro e Travaglio che gli ha inviato una lettera di didsdetta del contratto che li legava:
fulvio abbate fatto quotidiano
Nei commenti Abbate circostanzia altri fatti: «La lettera di disdetta del contratto, come ho scritto nel post dove annuncio di portarli alla sbarra, non presenta alcuna motivazione. Il messaggio subito qui sopra sembra invece insinuare una mia responsabilità. Un atteggiamento degno di chi sceglie sempre il punto di vista, la ragione superiore dei padroni, come i servi. Camus non ha insegnato molto, vedo.». E ancora: «Tra i più recenti opinionisti di prima pagina del “Fatto Quotidiano” c’è il mio amico fraterno Pietrangelo Buttafuoco, firma principe del “Foglio” di Ferrara. Evidentemente non guardate bene il giornale». Una decisione ribadita anche in un video…

E in una lettera a Dagospia:

Caro Roberto,
perdona se rubo spazio al tuo impagabile lavoro, ritengo però opportuno mettere al corrente gli amici lettori, e non, di ciò che mi appresto a fare: porto in tribunale “Il Fatto Quotidiano”. Le ragioni di questa scelta sono assai semplici, e insieme paradossali.
Trovo politicamente e moralmente irricevibile, per storia, memoria personali, per la mia dignità di lavoratore e il rispetto che devo alla mia firma di trentennale frequentatore, come opinionista, della carta stampata, la lettera di disdetta immotivata – cioè priva di una motivazione, lo ribadisco per rispondere a chi sceglie sempre e comunque il punto di vista, la ragione superiore dei padroni insinuando una responsabilità del diretto interessato (e qui, evidentemente, Albert Camus è venuto al mondo delle idee per nulla) – del contratto di collaborazione coordinata e continuativa inviatami dalla dottoressa Cinzia Monteverdi, amministratore delegato di un giornale, “Il Fatto Quotidiano” che, sulle sue pagine, perfino in termini statutari, si mostra implacabile combattente in difesa dei basilari diritti al lavoro, cominciando dall’articolo 18, e d’ogni altro principio fondamentale di giustizia, dignità, spirito etico e cittadinanza;
esattamente per queste banali ragioni ho deciso di “fare causa” alla testata che ha visto il mio contributo quasi giornaliero e il mio nome lì presenti fin dal primo giorno in edicola. Noterete che non è narcisismo, ma amor di diritto. Un abbraccio di buon anno. Come diceva il poeta, “Di queste città, resterà il vento che le attraversa”.
Fulvio Abbate