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Tania Fiorini: l'ex 5 Stelle che ammette le procedure irregolari a Bologna

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Ballano trenta firme irregolari e quattro falsificazioni nell’inchiesta sulle firme a Bologna che ha coinvolto ieri il MoVimento 5 Stelle e che per ora conta quattro indagati tra cui Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale a Bologna, e il suo collaboratore Stefano Negroni.  Secondo l’indagine assegnata alla pm Michela Guidi e seguita dal procuratore Giuseppe Amato, sarebbero diverse le irregolarità riscontrate anche se si tratterebbe di un numero contenuto rispetto alla mole di firme depositate a suo tempo (350 in più del necessario). Tania Fiorini e Giuseppina Maracino sono le altre due sotto indagine: la prima delle due ha parlato con Repubblica Bologna, confermando in pratica tutte le accuse della procura sull’irregolarità delle procedure nella raccolta delle firme:

«Ho preso un modulo per la raccolta firme e l’ho portato a casa, è vero. Ho chiesto la firma ad una mia vicina, pensavo si potesse fare, mi sono fidata, pensavo che loro poi avrebbero sistemato tutto, coordinava tutto Serena Saetti. Ero anche a Roma, sono passata alla manifestazione del circo Massimo e ho visto che raccoglievano le firme per le regionali anche lì, ma non avevo idea di come si facessero queste cose». Tania Fiorini, candidata alle ultime Regionali nella lista dei 5 Stelle, e oggi uscita dal Movimento, conferma l’ipotesi investigativa messa in piedi dai magistrati della procura.
Indagata nell’inchiesta sulle firme raccolte irregolarmente dai grillini in vista delle Regionali del 2014 ammette, di fatto, di aver fatto firmare una conoscente in assenza di certificatori. Conferma, inoltre, che a Roma furono chieste le firme per le Regionali. Un’ammissione piena, oltre la quale aggiunge che lei dei meccanismi di raccolta delle firme non sapeva nulla e che quindi si era fidata dei vertici bolognesi del movimento. Fiorini, sentita da Repubblica, va anche oltre e spiega: «Certo mi stupisce che tra gli indagati non ci sia anche Massimo Bugani, visto che ha sempre condiviso tutto insieme a Marco Piazza».
E rincara la dose: «C’era molta paura di non fare in tempo a presentare la lista, molta disorganizzazione. Quando ho visto che, alla fine, avevano raccolto tante più firme del necessario ho immaginato che quelle raccolte come nel mio caso, non sarebbero state consegnate». Conclude: «La Saetti si occupava di questa cosa e non solo a me ha chiesto di raccogliere le firme. In quanti lo abbiano fatto non lo so»

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Le firme di Bologna e le foto su Facebook

Ieri Marco Piazza, uomo di fiducia del plenipotenziario emiliano Max Bugani, ha annunciato l’autosospensione dal movimento («non appena riceverò l’avviso di garanzia»). Lo stesso Bugani ha invece continuato a parlare di “trappolino” accusando Andrea Defranceschi e gli altri “ribelli” di Bologna. L’ex consigliere regionale escluso dalle liste intanto ricorda: «Dopo le dimissioni del presidente Vasco Errani – racconta Defranceschi – il tempo stringeva. Ho scritto al Movimento, nessuno mi ha mai risposto». È solo nella mattina di settembre 2014 in cui si apre il voto on line per le primarie dei candidati che Defranceschi scopre di non essere “votabile”. È infatti stato indagato con l’accusa di peculato, accusa da cui poi sarà assolto nell’inchiesta sulle “spese pazze”.

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