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Il fallimento di Matteo Salvini

È un Matteo Salvini che fatica a nascondere la sua rabbia e la sua delusione quello che ieri, qualche minuto prima della mezzanotte ha scritto su Facebook: «GRAZIE a chi è andato a votare. E chi non ha votato, poi non si lamenti se le cose non vanno». In effetti c’è davvero poco, anzi pochissimo per cui stare allegri in casa Lega. L’unica cosa per cui Salvini può essere contento questa mattina è che il PD è stato sonoramente sconfitto a Roma e a Torino e che le cose per Renzi non stanno andando bene. Ma non è grazie alla Lega, bensì grazie al Movimento Cinque Stelle.
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Salvini si consola con le vittorie del Movimento Cinque Stelle

Ma è inutile nascondere che la pessima prestazione del movimento di ultradestra alla cui nascita Salvini ha lavorato da quando è diventato segretario della Lega sia il segno che il secondo Matteo non è stato in grado di portare il suo partito alla vittoria. Matteo Salvini ha perso a Bologna, dove la Lega era arrivata al ballottaggio e perde a Milano dove – assieme ad altri tre leghisti – è stato eletto in quel consiglio comunale dove prese il via la sua carriera politica negli anni Novanta. Brucia soprattutto il fallimento dell’alleanza da soli con Fratelli d’Italia, a Roma la Lega dopo aver litigato con Silvio Berlusconi per la leadership nazionale del centrodestra non è riuscita a portare la Meloni al ballottaggio. Anzi, ha fatto ancora peggio: ha invitato i suoi elettori a votare M5S senza chiedere e ottenere nulla in cambio, e chissà che fine faranno quei voti, magari persi per sempre come lacrime nella pioggia. Ma a fare davvero male al Capitano della Lega, al Signor Ruspa è la sconfitta a Varese, storica roccaforte leghista che dopo 23 anni cambia colore e dove viene eletto un sindaco del Partito Democratico (che prende il 24%). E sì che a Varese la Lega (che ha preso il 16%) ce l’aveva messa tutta per vincere visto che aveva schierato come capolista nientemeno che Roberto Maroni, attuale Presidente della Regione Lombardia. L’operazione mediatica di Matteo Salvini per rilanciare la Lega dopo gli scandali che hanno travolto il partito del Nord, dopo la storia del cerchio magico del Senatur, delle lauree in Albania per il Trota, dei diamanti del tesoriere del partito Belsito, sembra essere definitivamente fallita. Non solo Matteo Salvini non è riuscito a dare vita a quella cosa nero-verde di stampo lepenista che tanto sognava di portare in Italia (il litigio con Casa Pound e la fine della lista “Sovranità”) ma nemmeno è riuscito a raccogliere consensi significativi al Sud (che fine ha fatto Noi con Salvini?). Un segretario serio, di un partito serio dopo risultati come questi sarebbe pronto a mettere in discussione la sua leadership.
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Perché è evidente che alla straripante presenza televisiva del Ruspa non corrispondono risultati reali in comuni davvero significativi. Matteo Salvini è sicuramente un politico in grado di parlare alla pancia dell’elettorato ma evidentemente poi quando è il momento di votare i like su Facebook e i retweet non contano poi così tanto. Questa mattina Salvini, in fuga da Milano ha detto “mi faccio tre ore di macchina e vado a Cascina, in Toscana, a festeggiare il futuro, perché da lì parte l’alternativa a Renzi e anche ai 5 stelle“. Cascina, comune toscano di poco più di quarantacinquemila abitanti dove la coalizione di centrodestra guidata dalla Lega ha conquistato una delle cosiddette roccaforti rosse. Ma davvero si può cantare vittoria per aver conquistato (o tenuto) piccoli comuni (Claudio Borghi su Twiter esulta per la conquista di un “comune non piccolo” come San Giovanni in Lupatoto, nemmeno 25 mila abitanti) come questo? Per Salvini il risultato di Cascina è importante perché è in un territorio storicamente “impermeabile” al leghismo, e va bene. Non deve dimenticare il Matteo che la Lega non è il M5S; se qualche anno fa il Movimento 5 Stelle aveva buoni motivi per esultare per aver conquistato qualche piccolo comune la Lega è un partito molto più vecchio che ha avuto esperienze di governo significative. Non può fingere Salvini che il suo sia un partito “nuovo” che deve ancora dimostrare il suo valore all’elettorato. La Lega di Salvini è sempre la vecchia lega degli slogan contro Rom, Europa ed immigrati. L’unica differenza è la volontà di uscire dai confini asfittici della Padania per tentare di sedurre gli elettori del Centro e Sud Italia. Non abbastanza per dire che il partito si è rifatto il look. Non abbastanza soprattutto per accreditarsi come nuovo leader del centrodestra, che vince in dieci comuni capoluogo (a Trieste, Cosenza, Isernia, Crotone, Pordenone, Novara, Grosseto, Savona, Olbia e Benevento con Clemente Mastella) contro i nove del PD, ma che vince unito come ai vecchi tempi e non dove la Lega corre da sola. Purtroppo per Matteo per vincere bisogna saper unire e rassicurare, Salvini invece è buono solo a dividere e a spaventare. Ma non abbiate paura, Salvini non vuole rottamare la ruspa, anzi, la userà per lavorare al Cantiere per conquistare Parma. Insomma, l’invito del Capitano è chiaro: guardiamo avanti perché al momento il panorama è desolante.