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Ecco a voi la legge Renzi-Alfano sulle Unioni Civili (senza obbligo di fedeltà)

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Niente stepchild adoption ma salta anche l’obbligo di fedeltà. Ecco a voi la legge Renzi-Alfano sulle Unioni Civili. L’emendamento, che definisce il ddl sulle unioni civili, recepisce, a quanto si apprende da fonti parlamentari, il ddl Cirinnà salvo lo stralcio della stepchild adoption, ovvero l’articolo 5, e l’eliminazione dell’obbligo di fedeltà, contenuto nell’articolo 3. Una delle novità dell’emendamento del governo sulle unioni civili sarà anche la semplificazione delle procedure per lo scioglimento dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Il capoggruppo di Ap, Renato Schifani, spiega: “Abbiamo semplificato le norme relative allo scioglimento dell’unione proprio per evitare che si potesse imitare il modello procedurale della separazione e del divorzio, sempre nella logica di distinguere l’unione civile dalle regole del matrimonio. Nel testo Cirinnà – continua – era prevista la procedure della separazione e del divorzio come per le coppie sposate”. Si tratta di un divorzio lampo? “Non è un divorzio lampo ma un divorzio più semplice, più snello”. Nel testo Cirinnà si regolava lo scioglimento dell’unione civile estendendo le disposizioni vigenti in materia di scioglimento del matrimonio.
 

La legge Renzi-Alfano sulle unioni civili

Monica Cirinnà conferma che l’emendamento è “un’ottima soluzione”, “lo stralcio della stepchild è la dirimente per la firma di NCD. L’obbligo di fedeltà è qualcosa che va al di là rispetto a quello che c’è scritto in una legge”: quindi è tutto vero. Se però va al di là di quello che sta scritto in una legge, perché la Cirinnà aveva acconsentito ad inserirlo? “Il cognome rimane come da articolo 1, mantenimento ed obbligo di alimenti del titolo 2 rimangono quando la compagna o il compagno versano in stato di bisogno”. Altre modifiche? “No, modifiche sostanziali no se non la composizione dell’articolo 1: adesso le formazioni sociali specifiche hanno un richiamo agli articoli 2 e 3 della Costituzione, confermando un principio di uguaglianza”. E quando Bianca Berlinguer le chiede se le modifiche la soddisfano, la Cirinnà risponde così: “Io penso che tra obbligo di fedeltà e riconoscimento della vita familiare sia più importante la seconda. In questa ci sono anche le situazioni affettive con i minori ed è bene che questo sia riconosciuto”.

“Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”. E’ quanto si legge nel maxiemendamento al ddl unioni civili che, in questo passaggio, riformula il comma 4 dell’art. 3. Con tale riformulazione si prevede la non applicazione del ddl unioni civili alla legge sulle adozioni del 1983 ma, spiegano fonti parlamentari, di fatto viene fatta ‘salva’ la giurisprudenza emersa finora sui casi di ricorsi inoltrati da coppie omosessuali.

Nella prima parte della giornata, viene riferito, l’impasse nelle trattative tra Ap e Pd sul testo del maxiemendamento si e’ registrato non solo sulla richiesta da parte dei centristi dell’eliminazione dell’obbligo della fedelta’, ma soprattutto sul tema delle adozioni. Fonti che hanno partecipato alle varie fasi della trattativa, riferiscono che Ap voleva che nel testo del maxiemendamento fosse inserita una clausola ad hoc relativa all’attivita’ della magistratura ordinaria in tema di adozioni per le coppie omosessuali. Una clausola che avrebbe avuto lo scopo di limitare il campo d’azione dei giudici. Sul punto, viene ancora riferito, si è registrata l’opposizione del ministro Boschi e del collega Orlando: il Pd non accetterà mai, è stata la linea per tutta la giornata. All’origine del ‘no’ fermo del Pd, non solo la contrarietà al tema nel merito, ma anche la consapevolezza che una clausola del genere, dopo la rinuncia alle adozioni, non sarebbe mai stata votata da una fetta grande del gruppo e quindi sarebbe stata divisiva. Altro nodo, viene ancora raccontato, i diritti successori, ma anche su questo punto il Pd ha tenuto duro. Alla fine della giornata di trattative, quindi, il testo del maxiemendamento sarà orfano dell’articolo 5 sulla stepchild adoption, dell’obbligo di fedeltà tra partner dell’unione; vengono poi ‘limati’ gli articoli 2 e 3 con gli emendamenti Lumia, per eliminare ogni equiparazione con il matrimonio attraverso il richiamo agli articoli del codice civile. Il resto, dice il Guardasigilli Orlando, è “lo stesso impianto del ddl Cirinna’”. La mediazione tra le richieste di Ap e i punti fermi del Pd, viene ancora spiegato, ha fatto sì che dal testo del maxiemendamento – così come già prevedevano gli emendamenti Lumia – spariscano tutti i riferimenti e i rimandi agli articoli del codice civile che regolamentano il matrimonio. Spariscono, quindi, le parole ‘coniuge’ e simili. Mentre vengono inseriti nel testo del maxiemendamento, al primo comma, due riferimenti normativi: gli articoli 2 e 3 della Costituzione. L’unione civile tra persone dello stesso sesso viene quindi definita “specifica formazione sociale”, ai sensi appunto degli articoli 2 e 3 della Carta. Viene poi riformulato l’articolo 3, al quarto comma, laddove si fa riferimento alla legge sulle adozioni, con l’inserimento della formula “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”, cosi’ da non limitare l’azione della magistratura ordinaria.

Lo stralcio della fedeltà

“Siamo soddisfatti di questa giornata. Abbiamo abolito la stepchild adoption e abbiamo abolito l’obbligo di fedeltà più altre piccole innovazioni che ci danno la certezza della non omologazione al matrimonio” delle unioni civili, dice invece Renato Schifani. All’art.3 al punto 4, dove si fa riferimento alle adozioni, il testo del ddl viene riformulato in modo tale da mantenere salva la legislatura vigente e non legare le mani alla magistratura, in attesa e in vista della prossima riforma delle adozioni. Sono queste le modifiche, rispetto al testo del ddl, dopo lo stralcio della stepchild adoption e l’eliminazione di ogni equiparazione tra matrimonio e unioni civili, che il maxiemendamento che verrà presentato questa sera al Senato prevede. Un’ulteriore modifica è quella relativa al titolo 2 inerente alle convivenze etero. In questo caso l’obbligo dell’assegno di mantenimento viene cancellato e ‘declassato’ a semplice facoltà. Il testo del maxiemendamento è dunque pronto e sarà depositato a brevissimo al Senato. La richiesta di fiducia, assicurano fonti ben informate, sarà questa sera stessa, sul tardi. Intanto Maurizio Sacconi fa sapere che non voterà la fiducia. “Non voterò la fiducia per ragioni di metodo e ancor più di sostanza. Essa mi appare uno strumento politicamente improprio per una materia che investe principi fondamentali rispetto ai quali ciascuno deve obbedire solo alla propria coscienza. E la mia coscienza laica mi impone di difendere l’antropologia naturale rispetto ad una deriva nella giurisprudenza e nei comportamenti sociali in aperto conflitto con sentimenti profondi della nazione”, annuncia in una nota il senatore di Area popolare. Chissà se lo cacceranno. . Sciolto, infine, lo spinosissimo nodo del comma 4 dell’art. 3 che, nel testo iniziale, prevedeva come le unioni non si applichino al Titolo II della legge sulle adozioni (che disciplina la cosiddetta adozione ‘piena’) aprendo, a parere di centristi e Cattodem, le porte alla stepchild. Il rischio, paventato già ieri dalla sinistra Pd, era però che toccando quel punto si limitasse anche la libertà dei Tribunali nel giudicare, caso per caso, i ricorsi inoltrati da coppie omosessuali per il riconoscimento della stepchild. Nel nuovo testo si spiega invece che le norme sulle unioni civili “non si applicano alle disposizioni della legge n. 184 (sulle adozioni, ndr)” e, allo stesso tempo, si specifica: “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”.