Opinioni

Don Gino Flaim licenziato dall'arcidiocesi di Trento

“Revocati l’incarico di collaboratore pastorale e la facoltà di predicazione” al sacerdote don Gino Flaim, “finora collaboratore pastorale della parrocchia di San Giuseppe a Trento”. Lo comunica l’arcidiocesi di Trento, “in seguito alle dichiarazioni rilasciate all’emittente televisiva La7 nella trasmissione ‘L’aria che tira’ di oggi, martedì 6 ottobre. Don Gino Flaim è il collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento e a L’Aria che tira su La7 stamattina se ne è uscito con dichiarazioni sconcertanti a proposito della pedofilia e della chiesa: «La pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so. Perché purtroppo ci sono bambini che cercano affetto che non hanno in casa e qualche prete può anche cedere. Siamo umani e le malattie vengono». Il prete definisce “malati” i pedofili, ma dice che qualche prete “può cedere” a causa dei bambini “che cercano affetto”, dimostrando così di pensare che siano i bambini, in qualche modo, a “tentare” i pedofili e non il contrario come invece accade. L’Arcidiocesi sottolinea in un comunicato che “la Chiesa di Trento si dissocia pienamente dalle dichiarazioni rilasciate da un anziano prete diocesano” e afferma che il religioso, “interpellato dalla cronista in un contesto del tutto casuale, ha espresso argomentazioni che non rappresentano in alcun modo la posizione dell’Arcidiocesi di Trento e il sentire dell’intera comunità ecclesiale”.

Don Gino Flaim: il prete che “giustifica” la… di next-quotidiano
E pensare che Don Gino Flaim non sembra per niente essere un prete discusso o pre-moderno. Qui si racconta ad esempio che era stato soprannominato Don Valvola:

Nel 1978 divenne parroco di Saone (e Preore) don Gino Flaim che, per la sua passione per l’elettronica, era soprannominato don Valvola. Allora il parroco aveva la canonica nell’edificio comunale di piazza Diaz e quella che ora è la sala di lettura, era adibita alla proiezione di film o per riunioni parrocchiali. A Saone la passione di don Gino per l’elettronica trovò modo di rafforzarsi e così all’inizio del 1981 iniziò a fare degli esperimenti con una telecamera di quelle che una volta venivano usate per la sorveglianza. Non era raro vederlo alla finestra della sala riunioni con in mano tale macchina, senza zoom, intento a riprendere dall’alto chi passava per la via e mandarlo in diretta TV… a circuito chiuso, perché il segnale era debole e si prendeva nel raggio di poche centinaia di metri. Merito del parroco fu quello di coinvolgere all’inizio di quell’esperienza la gioventù saonese di allora, dai 15 ai 25 anni più o meno, e così nel tardo pomeriggio di sabato 28 febbraio 1981, si provò, quasi… a sorpresa, a dare inizio alle trasmissioni, con una specie di quiz telefonico, tanto per vedere dove arrivava il segnale che copriva a stento la Busa, ma ai “pionieri” sembrava già molto.

Si vede che è capitato, per una volta, a Don Valvola di svalvolare.