Economia

Debora Serracchiani: «Anche io vittima delle banche»

debora serracchiani

qualche tempo faUna vittima eccellente. Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, sostiene su Libero di essere stata anche lei vittima delle banche, e racconta di aver perso la bella cifra di 18mila euro perché “La Banca Popolare di Vicenza ha rifilato obbligazioni a mio marito al momento del mutuo”. Lo dice in un’intervista pubblicata da Libero e a firma di Luca Telese:

«Io e mio marito siamo tra coloro che hanno perso dei soldi. Non tantissimi, ma ti assicuro che non è una bella sensazione».
Di quale istituto di Credito parliamo?
«Della Banca popolare di Vicenza».
E cosa è successo?
«È andata in modo molto semplice: io e Riccardo avevano bisogno di un mutuo, abbiamo cercato la proposta più allettante».
Quanto pagate?
«Circa mille euro al mese, per una casetta friulana a tre piani. A Roma con quella cifra non avremmo potuto comprare nemmeno un box».
Ma perché diventare anche obbligazionisti?
«Semplice. Siamo diventati soci perché ci offrivano un tasso di favore nel mutuo».
Una bella tentazione.
«E io ho ceduto».
Quanto avete perso?
«Riccardo sta facendo ancora i conti: credo 18mila euro».

Ma la BPV non fa parte del gruppo di banche (Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti) salvate dal decreto del governo Renzi. E allora di cosa stiamo parlando? Probabilmente della conversione di obbligazioni in azioni decisa dalla banca qualche tempo fa:

E in Vicenza Report, dove si fa riferimento all’esposto alla Procura della Repubblica di Vicenza e all’interrogazione parlamentare al ministro delle Finanze Padoan decisi dal Movimento 5 Stelle – oggetto dell’esposto è la gestione della conduzione della banca negli ultimi sette anni – si fa riferimento ai modi con cui la banca avrebbe “venduto le proprie obbligazioni”.
A questo proposito viene citato, nell’esposto, il caso di un socio risparmiatore che “nel 2013 è stato convinto a sottoscrivere delle obbligazioni convertibili al 5%, senza essere informato che era facoltà della banca, e non sua, quella di convertire il prestito in azioni”.
Il risparmiatore in questione secondo l’esposto si sarebbe anche lamentato “della poca trasparenza dei funzionari che gli proposero la sottoscrizione delle obbligazioni e non gli prospettarono né il rischio della conversione in azioni, né il fatto che l’operazione era in aperto conflitto di interesse. Ora questo ex obbligazionista, diventato azionista involontario, si trova con azioni costate € 62,50 che la banca valuta € 48″.
Secondo il Movimento 5 Stelle sarebbero “circa 1.600 i nuovi azionisti che sono stati convinti a sottoscrivere le azioni della banca a € 62,50. Ma alcuni non avevano disponibilità e la banca si è offerta di finanziarli con un prestito. In palese conflitto di interessi. Questi nuovi azionisti, si trovano ora a pagare dei debiti per attivi che si sono svalutati del 23,20% in un anno”.

Il taglio nel valore del titolo si è reso necessario dopo che il bilancio 2014 si è chiuso con una perdita di 758,5 milioni di euro, in gran parte per svalutazioni degli attivi (600 milioni di riduzione degli avviamenti) e rettifiche su crediti complessivamente pari a 868 milioni di euro. Il patrimonio era debole. Solo in extremis la Popolare di Vicenza aveva superato lo scoglio degli stress test, lo scorso, ottobre, disponendo poche ore prima del risultato finale la conversione di un bond da oltre 250 milioni di euro. Poi c’è il tema degli aumenti di capitale. Le Fiamme Gialle sarebbero alla ricerca di documenti relativi alle operazioni di aumento di capitale, come quelle recenti per 1,2 miliardi complessivi che per stessa ammissione della banca sono avvenuti in gran parte attraverso finanziamenti ai soci. Nel corso di un’ispezione conclusa lo scorso luglio (i cui esiti non sono ancora noti) la Banca centrale europea ha già imposto alla banca presieduta da Gianni Zonin di scomputare dal patrimonio di vigilanza 974 milioni di euro, scendendo sotto i limiti regolamentari.