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Clan Senese: la retata contro il clan di Michele O’ Pazz, «il Capo di Roma»

Estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti: il clan di Michele Senese continuava a comandare a Roma anche se il boss era in carcere. Scambiava pizzini con i familiari durante i colloqui. E il figlio era in una struttura da 5mila euro a settimana

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La procura di Roma ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 28 esponenti della famiglia Senese, ritenuti responsabili di estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti. Il provvedimento riguarda, tra gli altri, Michele Senese detto “O’ pazz”, capo indiscusso del gruppo criminale e attualmente in carcere perché mandante dell’omicidio Carlino del 2001, il fratello Angelo Senese, il figlio di Michele, Vincenzo e la moglie del boss Raffaella Gaglione. Sono “ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, di estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, auto riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti con l’aggravante di avere agito con metodo mafioso agevolando la galassia criminale della camorra campana”.

La retata contro il clan Senese

Il clan Senese, di origini napoletane, storicamente collegato al clan Moccia di Afragola, si è insediato stabilmente nella città di Roma negli anni ’80, dove è riuscito ad affermarsi tra le più influenti realtà criminali capitoline, dedicandosi principalmente al traffico di stupefacenti, alla gestione delle piazze di spaccio e al riciclaggio di proventi illeciti, accrescendo il potere criminale ed economico e agevolando la persistenza e la pervasività dell’associazione mafiosa di riferimento. La Capitale in particolare è diventata il centro nevralgico per tessere le relazioni e i contatti con tutto il territorio nazionale, controllare le attività illecite e convogliare gli ingenti profitti ricavati in settore economici in cui è più facile investire denaro contante, non tracciabile. Senese anche dal carcere continuava a coordinare e gestire le attività illecite della famiglia stabilendo la strategia criminale, scambiando pizzini con i familiari durante in colloqui, in particolare con il figlio Vincenzo, di 43 anni, e con la moglie, Raffaella Gaglione, di 61 anni. In almeno due occasioni, Senese si è scambiato con il figlio, senza farsi notare dal personale di vigilanza, le scarpe rispettivamente indossate per scambiarsi messaggi.

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I quattro Re di Roma (infografica da Dagospia)

Vincenzo si trovava in una struttura da cinquemila euro a settimana della marina di Ugento. Secondo gli inquirenti spendeva migliaia di euro a settimana in strutture stellate e ristoranti dove non pagava utilizzando il cognome della famiglia. Erano invece vari i canali di investimento che il clan Senese utilizzava per “ripulire” e far “fruttare” le somme di danaro accumulate nel tempo e almeno in parte occultate in luoghi non convenzionali, spesso ricavati all’interno di diversi immobili nella disponibilità della famiglia. La famiglia ha investito circa 500 mila euro nel commercio all’ingrosso di abbigliamento a Frosinone e Verona, e altri 400 mila euro reimpiegati in Lombardia. Altre somme di denaro illecite, per circa un milione di euro, dapprima trasferite in Svizzera e poi impiegate per finanziare attività imprenditoriali di una società milanese. Parallelamente il fratello del boss, Angelo Senese, è riuscito a fare confluire investimenti per oltre 230 mila euro in attività di ristorazione a Roma, tra le quali “Da Baffo” e “Da Baffo 2”, nonché un importante stabilimento in provincia di Latina di produzione casearia.

Michele ‘O Pazz non è pazzo

Il gip Annalisa Marzano ha spiegato nell’ordinanza che ‘O Pazz non è per niente pazzo: “Sin d’ora si esclude, radicalmente, che l’equilibrio psicofisico di Michele Senese sia inficiato da patologie psichiatriche, strumento cavalcato da Senese in trascorse vicende giudiziarie, smentite proprio dal tenore di numerosi dialoghi intercettati nel corso delle indagini che hanno invece dimostrato lucidità, freddezza e piena coscienza e consapevolezza delle sue opere”. “La caratura criminale di Michele Senese non solo è storicamente consolidata nel territorio della Capitale ma è descritta in tutta la sua potenzialità nelle conversazioni captate. Tutti i famigliari si recavano al cospetto di Michele Senese per rendere conto, periodico, degli affari di famiglia – scrive il gip – I componenti della famiglia, anche quelli residenti in Campania, raggiungevano il domicilio di Vincenzo Senese, per conferire con Michele Senese il quale rimane il capo assoluto e indiscusso dell’organizzazione criminali”. “Le investigazioni hanno permesso di svelare che perfino il regime carcerario appare inidoneo a recidere i contatti di Senese con il territorio su cui esplica il proprio dominio criminale. Tale evidenza – sottolinea il gip – impone il ricorso al regime cautelare della custodia in carcere ritenendo ogni altra misura certamente inadeguata allo scopo”.

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Il figlio invece è diventato in poco tempo il braccio destro del padre: “Le indagini hanno svelato che gestiva una concomitante mole di affari illeciti, articolando contatti strategici grazie ad una pletora di soggetti a lui sottomessi con persone diversamente distribuite sul territorio nazionale. Egli, dalla base operativa capitolina, rivelatasi strategicamente efficace, riusciva controllare e gestire una moltitudine di affari illeciti: investimenti di ingenti capitali in settori commerciali, oltre che investimenti in attività usurarie. Si dedicava anima e corpo ai suoi affari e lo faceva con straordinaria assiduità: conosceva soltanto le soste delle vacanze canoniche, peraltro, trascorse grazie al ricorso del metodo mafioso che gli garantiva l’ingresso del denaro volte a sostenere il suo relax”.

«Senese è il capo di Roma»

In un’intercettazione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare uno degli indagati definisce Senese “il capo di Roma”: “Cioe’, qui stiamo parlando de che e’ il capo de Roma! No il capo di Roma, il capo il boss della camorra romana!!! Comanda tutto lui!!”. “L’articolazione criminale dei Senese – scrive il gip – ormai stanziatasi da anni nel territorio della Capitale ha diversamente distribuito i propri illeciti interessi in diversi territori di Roma tanto da rapportarsi con due esponenti di spicco di ambienti delinquenziali della Capitale, Roberto De Santis e Franco Gambacurta, peraltro operanti in zone distanti e diverse tra loro. A cio’ che si evidenzia nelle indagini che sono quest’ultimi che ritengano di rapportarsi con Vincenzo Senese e Angelo Senese (rispettivamente figlio e fratello di Michele Senese ndr.), significando dunque cosi’ il peso che la famiglia Senese riveste nel contesto delinquenziale romano”. “La notorieta’ criminale della famiglia Senese – si legge nelle carte – era cosi’ diffusa che bastava evocare il nome del clan per persuadere i destinatari della intimidazione a piegarsi alle richieste provenienti dal clan, ovvero per frenare velleita’ di altri concorrenti del crimine organizzato di espandere il proprio controllo su zone, su affari o ancora su canali di impresa gia’ controllati dal clan di impronta camorristica”.

L’arresto del fratello di Monica Cirinnà

Tra le persone raggiunte da misura cautelare in carcere anche Claudio Cirinnà, 54 anni, fratello della parlamentare del Pd, Monica Cirinnà. Nei suoi confronti la Procura di Roma contesta i reati di usura, estorsione, auto riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Secondo quanto accertato dagli inquirenti l’arrestato non avrebbe legami diretti con il clan Senese ma, sostanzialmente, prestava somme di denaro a soggetti che, a loro volta, erano vittime di usura del clan. “Apprendo con amarezza e dolore che mio fratello sarebbe coinvolto in un’inchiesta giudiziaria – dice la senatrice del Pd – So pochissimo della sua vita travagliata e il fatto che avesse accolto in casa nostro padre novantenne mi aveva fatto sperare in un ravvedimento. Se così non fosse ne sarei addolorata e profondamente delusa. Mi auguro che la sua posizione venga chiarita al più presto”.

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Sono 16 le misure cautelari in carcere: Michele Senese (detto o’ Pazz) classe 1957; Angelo Senese classe 1962 (fratello di Michele); Vincenzo Senese (figlio di Michele) classe 1977; Raffaella Gaglione classe 1959; Domenico Mastrosanti classe 1959; Tonino Leone classe 1962; Antonio Sorrentino classe 1963; Claudio Cirinnà classe 1966; Giancarlo Vestiti classe 1968; Alessandro Presutti classe 1973; Giovanni Giuliano classe 1975; Massimiliano Barretta classe 1975; Mauro Caroccia classe 1976; Daniele Cariccia classe 1977; Dino Celano classe 1981; Emanuele Gregorini classe 1989. Sono 6 invece le misure degli arresti domiciliari: Bernardo Mauro Papa classe 1951; Elena Pasqua Esposito classe 1985; Alessandro Cosentino classe 1969; Luca D’Alessandro classe 1982; Ugo Di Giovanni classe 1977; Riccardo Cirinnà classe 1994. Sono 6, infine, le misure dell’obbligo di dimora: Gennaro Oppolo classe 1993; Vincenzo Senese classe 1990; Emanuela Pezzini classe 1981; Lucia Piancatelli classe 1963 (nei cui confronti e’ stato disposto anche l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria); Emilia D’Aloisio classe 1969 (nei cui confronti e’ stato disposto anche l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria); Francesco Miserino classe 1975, ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, di estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti, con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso.

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