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Candy Candy Forza Napoli e orecchie da coniglio: perché non c’è niente da ridere sulle risposte di Inps per la famiglia

L’Inps? «Rappresenta la faccia buona del Paese, i suoi dipendenti sono persone di cuore, di grande generosità e di elevate professionalità». Così qualche giorno fa a Corriere Economia Pasquale Tridico, successore designato da Di Maio di Tito Boeri alla guida dell’Inps, spiegava l’importanza dell’Istituto di Previdenza nell’erogazione del Reddito di Cittadinanza. Poi abbiamo scoperto la pagina Facebook INPS per la famiglia e le curiose (e bizzarre) domande degli utenti.

Inps per la famiglia ha un grosso problema di moderazione
E tutti giù a ridere per le ficcanti risposte del Social Media Manager della pagina che ad un certo punto è sembrato davvero in grande difficoltà perché molti utenti facevano domande “assurde”. Ma c’è poco da ridere o complimentarsi con chi gestisce gli account social di INPS per la famiglia. Perché nonostante le buone parole di Tridico la maggior parte degli italiani ha una visione diversa degli uffici Inps, spesso visti come la trasposizione reale della Casa che rende folli.

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Nessuno mette in dubbio che i dipendenti dell’Inps siano per la maggior parte persone di buon cuore, ma generalmente quando ci si reca fisicamente negli uffici l’esperienza non è così social con reaction di cuori e facce che ridono. Anzi, spesso la gente allo sportello Inps si incazza, e brutalmente. Un po’ perché i regolamenti e le leggi sono tanti ed è difficile per un utente avere tutti i documenti in ordine. E allo sportello le cose a volte si fanno tese.

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A volte però sono proprio gli impiegati ad essere scortesi, come succede un po’ dovunque. Chissà perché quando capita agli altri, e su Internet dove tutti possono vederlo, la cosa diventa divertente. Prendiamo ad esempio la risposta qui sopra. Un utente chiede come mai le sono stati versati solo 40 euro e se il sostegno per l’affitto sarà erogato a parte. L’account social dell’Inps prima spiega che l’Istituto si occupa solo di elaborare le prestazioni e che la colpa “è di chi fa le leggi”. Che bisogno c’è di dirlo? Nessuna. Riguardo l’affitto, la pagina che sta facendo ridere tutti da ieri, dice “ci stiamo informando”. Insomma si ride e si scherza sui cittadini non sono abbastanza informati sul Reddito di Cittadinanza ma l’Inps, che ne gestisce una componente fondamentale, può tranquillamente dire di non sapere una cosa piuttosto importante.

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Pensate di andare allo sportello, fare una coda lunghissima e sentirvi rispondere che “funziona così“. Magari vi sentirete un po’ scemi per non averci pensato prima, ma non è il caso di dare all’utenza una risposta migliore? In fondo lo scopo è quello di aiutare le persone che hanno fatto domanda per il RdC, non quello di sentirsi superiori perché “sappiamo le cose”. Dà fastidio quando lo fa il meccanico della macchina, figuriamoci quando lo fa un servizio di pubblica utilità.

Ridere delle sfortune altrui

Ha fatto molto ridere la saga di un utente con un account dal nome singolare Candy Candy Forza Napoli che ha letteralmente imperversato nei commenti non riuscendo a capire come recuperare il PIN o ottenere SPID. Un’operazione che in molti sottolineano essere piuttosto macchinosa. Il discorso è sempre lo stesso: fa ridere che ci sia una persona che non riesce a fare un’operazione che noi consideriamo elementare. Fa ridere anche perché il nome del profilo è buffo. Ma non siamo su Commenti Memorabili e non c’è bisogno di fare il bomber. Per quanto fastidiosi e petulanti possano essere gli utenti non c’è bisogno di fare del sarcasmo.

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Eppure con questa involontariamente comica utente che non riesce a richiedere il PIN l’account social di Inps per la famiglia si è scatenato: «è troppo impegnata a farsi i selfie con le orecchie da coniglio?» oppure «passa intere giornate qui, ne avrebbe fatti 1000 di SPID o PIN nel frattempo». Di sicuro si tratta di una persona che ha messo a dura prova la pazienza del SMM, ma che bisogno c’è di passare agli insulti? Inutile sottolineare che per fare un selfie e applicare un filtro buffo non serve chissà che gran preparazione.

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Agli amministratori della pagina va tutta l’umana comprensione possibile, ci sono utenti che non ottenendo risposta continuano a ripetere la domanda anche se la pagina «ha 48 ore di tempo lavorative per rispondere alle domande degli utenti».

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All’Inps annegano nelle domande più strane, come quella della madre di un ragazzo 26 enne che ammette – forse senza rendersi conto delle conseguenze – che il figlio non ha mai lavorato (legalmente) e che vorrebbe lo stesso chiedere il Reddito di Cittadinanza. Naturalmente il fatto che non abbia mai lavorato legalmente (ovvero che abbia lavorato in nero) non è necessariamente un criterio che porti all’esclusione. Anzi il RdC è stato pensato proprio per consentire a chi lavora in nero di uscire dall’illegalità. Certo dirlo sul social dell’Ente che dovrebbe fare le verifiche lascia a bocca aperta. Ma si sa che le persone si confessano più su Facebook che in chiesa.

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Forse l’organico del Social è sottodimensionato. Senza dubbio gran parte del problema è soprattutto nelle modalità in cui è stata gestita la comunicazione “a monte” da parte delle forze politiche della maggioranza che hanno creato in mesi di annunci  una enorme aspettativa sul RdC. Ma allora perché solo i dipendenti della pagina Facebook hanno diritto di “sbroccare” in faccia agli utenti mentre gli utenti e i percettori del RdC non hanno diritto di fare altrettanto? Ma soprattutto quanto sono squallidi quelli che pensando di fare i brillanti – ed evidentemente non avendo bisogno del Reddito di Cittadinanza – arrivano a fare commenti come “è qui che si fa domanda per la 104?” , a dire che le cifre del PIN arrivano “una all’anno” o a prendere in giro quelli che hanno perso il REI e si trovano con 40 euro di RdC?

Leggi sull’argomento: Sulla pagina Inps per la famiglia il brutto risveglio di chi ha preso il reddito di cittadinanza