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Beppe Grillo e il poliziotto della Digos

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Si chiama Giovanni Pampillonia, viene presentato come un poliziotto della Digos e secondo il servizio andato in onda alle Iene ieri sera avrebbe un rapporto speciale con Beppe Grillo, tanto da averlo accompagnato al mercato di Palermo durante Italia5Stelle oltre ad aver fatto da scorta a Virginia Raggi durante la comparsata alla manifestazione palermitana. Sarebbe anche cugino di secondo grado di Francesco Menallo, candidato con i 5 Stelle all’epoca della candidatura alle amministrative di Palermo con Riccardo Nuti sindaco.

Beppe Grillo e il poliziotto della Digos

E la sua storia si va naturalmente a incrociare con quella delle firme false a 5 Stelle, rivelato da un servizio delle Iene e che è scoppiato in mano ai grillini dopo l’intervento di Grillo che sul blog ha ringraziato le Iene e il professor Vincenzo Pintagro, che ha contribuito a far scoppiare il caso. Le Iene citano poi un’interrogazione in Senato presentata dal famigerato senatore Bartolomeo Pepe. Questo si scrive nell’interrogazione:

A denunciare l’increscioso accaduto alla Digos fu un attivista di cui si ignorerebbero le generalità. In seno alle indagini, venne convocato il professor Vincenzo Pintagro, militante della prima ora del M5S, indicato dal querelante come testimone dei fatti contestati ad un deputato in carica del Movimento 5 Stelle e a Samanta Busalacchi, dipendente di segreteria del M5S presso l’Assemblea regionale siciliana; l’indagine, da quel che è dato sapere, venne archiviata per assenza di prove. D’altronde, i moduli della lista con le firme originali sono stati rinvenuti solo in tempi recenti. Ma una nuova traccia significativa, a parere dell’interrogante, emerge dalla segnalazione anonima pervenuta al programma televisivo: le indagini furono condotte da agenti di Polizia in amicizia con due politici in carica del Movimento 5 Stelle.
In particolare, si annovera il commissario della Digos di cui, nel documento inviato, non si ricordano le generalità ma si riporta la descrizione fisica: alto, con naso lungo, irregolarità nei tratti del volto e la somiglianza all’attore Antonio De Curtis, in arte Totò. Tale descrizione potrebbe essere associata, secondo indiscrezioni di stampa al commissario G.P., ex dirigente della Digos di Trapani, dal 2009 stabile presso gli uffici della Digos di Palermo, presente anche durante la manifestazione “Italia 5 Stelle” che si è svolta nel capoluogo della regione nel mese di settembre, e individuato nel cordone di protezione al sindaco di Roma Virginia Raggi, ripreso nelle immagini balzate agli onori della cronaca per le violenze esercitate dagli attivisti del M5S contro i giornalisti presenti all’evento. Inoltre, subito dopo la deposizione presso gli uffici della Digos, il professor Vincenzo Pintagro ha dichiarato di essere stato raggiunto telefonicamente da alcuni militanti del M5S di Palermo venuti immediatamente a conoscenza della sua testimonianza, presumibilmente in violazione del segreto d’ufficio e professionale ai sensi dell’art. 622 del codice penale;

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L’agente della Digos Giovanni Pampillonia a Palermo con Beppe Grillo

La storia delle firme false a 5 Stelle a Palermo

Secondo l’accusa nel 2012, come racconta il professor Francesco Pintagro, candidato a Palermo, le liste per raccogliere le firme necessarie alle presentazione della candidatura di Riccardo Nuti detto Il Grillo a sindaco della città contengono un errore formale: la data di nascita di uno dei candidati dice che è nato a Palermo e invece è nato a Corleone. Nel M5S – in quello che Grillo chiamerà “dramma dell’ignoranza” – se ne accorgono e decidono di ricopiare le firme su moduli corretti; Pintagro all’epoca protesta, poi la storia si chiude lì finché nel 2013 qualcuno non segnala tutto alla procura: la Digos indaga, sente il professore e archivia tutto. Per una ragione: non si trova il foglio con le firme e il luogo di nascita sbagliato del candidato. A settembre, però, e guarda caso proprio quando stanno per partire le Comunarie per la scelta del candidato, arriva una nuova segnalazione in procura stavolta corredata del foglio. Non solo. L’anonimo segnalatore (o gli anonimi segnalatori) avverte anche le Iene, che a settembre si mettono alla ricerca dei parlamentari all’epoca protagonisti per chiedere un commento: Claudia Mannino, Samantha Busalacchi e Riccardo Nuti si negano alle telecamere del programma; intanto l’accesso agli atti va a buon fine e nella seconda puntata dell’inchiesta di Filippo Roma vengono ascoltati due periti del tribunale di Milano che certificano la falsità del foglio presentato dai 5 Stelle. A questo punto Mannino e Nuti annunciano querele nei confronti del professor Pintagro, ma Beppe Grillo sul blog pubblica un post nel quale ringrazia le Iene e chi ha denunciato il caso e annuncia provvedimenti disciplinari nei confronti degli eventuali colpevoli. Il caso scoppia, per coincidenza, proprio mentre si stava avviando la procedura delle comunarie per scegliere il candidato sindaco in città. E si annunciavano particolarmente interessanti visto che a contendersi la candidatura a sindaco erano due correnti palermitane molto forti e un outsider che avrebbe potuto sparigliare il tavolo grazie alla sua popolarità. Questa inchiesta arriva proprio nel momento cruciale, ovvero quando ci si misura con il voto degli attivisti e dopo una vigilia tormentata, con accuse e tentativi di eliminare qualcuno in corsa.