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ATAC: niente servizio regolare a Roma dal 3 al 6 marzo, ci sono le elezioni

La municipalizzata dei trasporti romana fa sapere che metro e bus potranno subire dei ritardi perché gli autisti sono impegnati a fare gli scrutatori. In effetti si guadagna molto e si rimedia una giornata di riposo in più: conviene. Ma la manna degli scrutatori nominati per le elezioni è un viziaccio tutto italiano. E tripartizan

Da oggi 3 marzo fino al 6 gli autobus e le metro a Roma non faranno un servizio regolare perché ci sono le elezioni. Lo scrive ATAC sul suo sito internet specificando che il problema non sono i tanti da portare ai seggi, ma il fatto che i dipendenti della municipalizzata romana dei trasporti svolgeranno ruoli di presidente di seggio, segretario, scrutatore e rappresentante di lista. Succede tutti gli anni in cui si vota a Roma e quindi anche nell’anno in cui ATAC affronta la difficile procedura del concordato preventivo sarà così.

L’ATAC: niente servizio regolare dal 3 al 6 marzo

Ci saranno quindi circa 1.000 dipendenti su 11.400, principalmente operativi, principalmente autisti, impegnati nei seggi elettorali domenica e lunedì. ATAC infatti fornisce ogni anno circa il 10% del totale degli scrutatori attivi sul territorio romano in tempo di elezioni. Il problema delle assenze in occasione delle elezioni riguarda anche Ama (il cui personale già raggiunge tassi di assenza del 16%), ricorda oggi il Corriere Roma, che come la municipalizzata ai trasporti contabilizza una partecipazione molto ampia, circa 600 dipendenti (su7.800). Negli anni precedenti c’è chi ha tentato di fermare la scomparsa degli autisti all’apertura delle urne:

In passato, per limitare i danni di un’affluenza così enorme, i precedenti direttori generali presero provvedimenti. L’ex capo di Atac Marco Rettighieri, in particolare, pur non potendo intervenire di rettamente su un diritto — la possibilità di partecipare alle operazioni di voto — garantito, sospese la concessione dei permessi sindacali in concomitanza con le attività di seggio. E anche l’ex commissario Francesco Paolo Tronca, sempre per circoscrivere i disservizi, firmò una specifica ordinanza che limitava a 89 gli scrutinatori ai seggi sorteggiati fra i dipendenti delle partecipate comunali. Perché, in effetti, non c’è solo Atac.

Paolo Simioni, presidente e amministratore delegato di ATAC, non ha invece annunciato nessun provvedimento del genere. D’altro canto la tendenza a evitare “conflitti” con i sindacati è una delle cifre dell’attuale amministrazione, e pazienza se gli utenti non avranno il servizio per il quale pagano.

La manna degli scrutatori nominati per le elezioni

Fare gli scrutatori del resto conviene. A parte l’assenza giustificata dal lavoro, per quanto riguarda la retribuzione, l’importo percepito è di 120 euro, cifra che arriva a 145 euro se si vive nelle regioni Lombardia e Lazio, dove si vota anche per il rinnovo del consiglio regionale. Nelle sezioni speciali, invece, il compenso è di 61 euro alle elezioni politiche. In più quel compenso non è considerato reddito e quindi non va denunciato. Chi è lavoratore dipendente avrà diritto a un giorno di riposo supplementare. Il Messaggero poi ci racconta che  quasi un terzo dei 246mila scrutatori che nei prossimi due giorni gestirà il voto e lo spoglio lungo lo Stivale è stato nominato “a discrezione” dell’ufficio elettorale del proprio comune.

Il campionario dei famigli è bipartisan. Destra, sinistra, civici e grillini. Ad Anguillara Sabazia, 19mila anime sul lago di Bracciano, provincia di Roma, la sindaca Sabrina Anselmo (M5S), ha nominato scrutatori la madre e la sorella. Interpellata sull’argomento, non ha voluto chiarire. «A breve la contatto», la risposta via Whatsapp di due giorni fa. E basta. A Dragoni, piccolo centro del Casertano, Angelo Santoro, eletto consigliere con 18 voti nella lista “Dragoni prima di tutto”, ha pensato alla famiglia prima di tutto. E infatti è riuscito a piazzare la figlia tra gli scrutatori.

A Campi Bisenzio, comune Pd in provincia di Firenze, è stato scelto come scrutatore il marito di una consigliera di Forza Italia, indicato da chi? Dall’opposizione. Per par condicio, nelle liste degli addetti ai seggi figura anche un ex assessore comunale della Sinistra e un assessore in carica con il Pd, solo quest’ultimo «sorteggiato e non nominato, a differenza degli altri due», dice Niccolò Rigacci, membro della Commissione elettorale comunale, in quota M5S. A Como la parentopoli degli scrutatori è diventata un caso cittadino. L’assessore Francesco Pettignano, centrodestra, ha nominato scrutatrice la figlia. «Non vedo perché avrei dovuto escluderla – ha spiegato al giornale locale “la Provincia”- è una studentessa universitaria». Insomma, i giovani vanno aiutati.

Avete presente la Casta? Ecco.

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